L’asse dei tre presidenti: «Treni, porti e strade per rilanciare il Nordest»
Nasce un inedito asse interregionale, come sigillo del forum dedicato alle infrastrutture ideato e organizzato da Nord Est Multimedia. Così Stefani, Fedriga e De Pascale progettano un futuro interconnesso

Il patto tra i governatori delle tre regioni del Nordest italiano. Una stretta di mano per provare a spingersi oltre le divisioni manichee a cui obbliga l’iscrizione ai partiti. E sancire un principio semplice: le buone idee non hanno né confini geografici, né di appartenenza politica.
«Se c’è una sfida, questa non è tra di noi, ma con il Nord Europa», lo spunto del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, cui fa eco il collega veneto Alberto Stefani, parlando della necessità di «sinergie tra i territori». Assist per il governatore dell’Emilia Romagna Michele de Pascale: «Il Nordest che punta a raggiungere il centro Europa ha bisogno di un cambio di passo, ma lo possiamo fare solo insieme».
Il patto del Nordest
Vuole essere questa la base dell’inedito asse interregionale che si è saldato ieri al centro congressi di Padova, sigillo del forum dedicato alle infrastrutture ideato e organizzato da Nord Est Multimedia, il gruppo che edita questo giornale. Un’alleanza inconsueta, la cui stessa singolarità rivela il primo elemento emerso ieri: il superamento delle barriere politiche, appunto, in un tempo – e forse non è un caso – in cui il civismo è riconosciuto come un valore e in cui si continua a discutere del superamento delle ideologie. «Una buona politica è quella che sa leggere e anticipare i cambiamenti», per dirla con le parole di Stefani.
E di questo cambio di passo sono stati rappresentazione plastica i tre governatori sul palco: i leghisti Stefani e Fedriga, perfettamente a loro agio accanto al dem de Pascale. Concordi, prima di tutto, nel ribadire la necessità di un’alleanza del Nordest, per presentarsi più grandi, più specializzati e più compatti nel grande palcoscenico dell’economia europea; e allineati, ognuno con le proprie specificità, anche su quelli che dovranno essere gli assi del futuro: il potenziamento ferroviario e la messa in sicurezza autostradale, con varie declinazioni territoriali.
Una magna charta delle infrastrutture: porti, aeroporti, ferrovie e autostrade. «A partire da una collaborazione tra gli aeroporti di Venezia, Treviso e Trieste, all’interno di un’area geografica che è già connessa molto bene», propone Fedriga, tracciando le basi di un futuro dalla vocazione ibrida. E rilancia Stefani: «I nostri aeroporti di Venezia e Treviso hanno bisogno del collegamento ferroviario, strategico per il nostro territorio».
Si inserisce in questo solco la promessa del presidente veneto di un «biglietto unico per il trasporto», con cui viaggiare in treno, autobus, tram e persino in vaporetto. Tempi? «Un anno e mezzo per l’infrastrutturazione», un po’ di più per far decollare il progetto. Perché, insiste Stefani, «un mondo che cambia richiede intermodalità. E richiede attenzione all’ambiente».
Peraltro, sempre di Stefani la firma, un paio di giorni fa, al progetto di ridefinizione dei bacini del trasporto pubblico locale: «Riforma che ci farà risparmiare tra i 20 e i 25 milioni di euro. Soldi da reinvestire nei servizi». Ma questi sono i trasporti in equilibrio su altre questioni. Prima, però, c’è il resto: c’è il ferro e c’è l’asfalto.
Il sistema dei tre porti
Con una prima richiesta, avanzata ieri ai tre presidenti dal direttore dei quotidiani Nem, Paolo Possamai: indicare le opere fondamentali, per ciascun territorio, da porre in cima all’elenco delle priorità.
E la prima risposta unanime è la costituzione di «un tavolo permanente tra le tre autorità portuali di Venezia, Trieste e Ravenna, per condividere le strategie e specializzare sempre di più i nostri scali».
Con l’obiettivo, che non è puro avvenirismo, di rendere questo territorio – il Nordest – protagonista di un nuovo equilibrio europeo. Capovolgendo l’asset attuale, che porta nel cuore dell’Europa industriale merci per il 70% provenienti dal Nord del continente e soltanto per il 30% dall’area mediterranea. E le proporzioni sono destinate a essere stravolte, non appena saranno completati i porti di Trieste, Ravenna e Genova, e potenziate l’autostrada e la ferrovia del Brennero, con il tunnel di base tra Fortezza e Innsbruck. «Venezia, Ravenna e Trieste devono essere banchine dello stesso porto», l’intuizione di de Pascale, condivisa da Fedriga: «Dobbiamo vendere un sistema del Nord Adriatico, in grado di essere competitivo».
L’Alta Velocità
Ma un’Italia che guarda al futuro è un’Italia che corre. Ed è un’Italia, allora, in parte lontana da quella di oggi. Frenata da un’Alta velocità che ancora arranca sui binari. Vale per la Tav, che dovrà coprire l’intero percorso tra Milano e Venezia. «Un progetto irrinunciabile», conferma Stefani, ribadendo la necessità di fare presto. «Si tratta di una priorità strategica per il nostro territorio. E la aspettiamo da anni».
Vale per la Padova-Bologna, eterna assente. «Un errore da sanare», lo definisce de Pascale, «perché spostare una quota significativa delle merci sul trasporto ferroviario è una priorità».
E vale per la tratta fra Venezia e Trieste. Pure questa «fondamentale», dice Fedriga, convalidando l’interesse di questa fetta di Paese per l’Alta Velocità. «La progettazione c’è da tempo. Capisco la ritrosia di parte del territorio, ma se non andiamo avanti rischiamo di indebolire una via fondamentale per l’Europa».
Le autostrade
Infine, le autostrade. Capitolo potenzialmente sterminato. Che principia dal vecchio sogno veneto – prossimo al traguardo, assicura Stefani – di «concessione in house, a un soggetto pubblico, della Brescia-Padova; con l’esclusione della Pedemontana».
E prosegue con temi più popolari: la realizzazione della terza corsia lungo i tratti di A4 e A13 che ne sono sprovvisti e l’assegnazione della nuova concessione della A22. Questioni di stretta attualità. Soprattutto estiva: quando salgono vertiginosamente al vertice delle priorità, come conseguenza delle più tragiche notizie di cronaca.
«Il Pnrr ha avuto un atteggiamento incomprensibilmente ideologico: il ferro è la priorità, ma le strade non sono un orpello del passato», l’affondo di de Pascale.
«Il sistema di A13 e A14 e la concessione della A22 sono barzellette italiane. E io mi vergogno di avere un’autostrada “picchettata”, ma nessuna risposta sui tempi per l’avvio dei cantieri, a causa dei rimpalli tra Bruxelles e Roma. Nemmeno Salvini, che chiamo tutti i giorni, sa quando partiranno i lavori, e dal governo non vedo l’impulso necessario a procedere. Mentre Autostrade (Autostrade dello Stato, concessionaria della Bologna-Padova ndr) tentenna, sostenendo che costruire una terza corsia sia eccessivo».
Mentre, spostandosi più a Nord, le parole di Fedriga sull’autostrada tra Venezia e Trieste-Udine sono più concilianti. «C’è voluto tempo, perché abbiamo aspettato tanto per ottenere la concessione», la premessa del governatore del Friuli Venezia Giulia. «Ma poi abbiamo dimostrato tutto il valore del territorio. Perché, per un’opera dal costo di oltre 2 miliardi di euro, soltanto 150 milioni arriveranno dal governo. Per il resto, saranno soldi “autoprodotti”». La famosa autonomia, che muove i primi passi con le infrastrutture, e non guarda in faccia i partiti.
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