Via ai lavori per il cavo dati GreenMed nell'Adriatico

Sparkle ha cominciato i rilievi dei fondali per la posa dell’infrastruttura. L’approdo a Chioggia servirà ad agganciare la rete che conduce verso Milano. Bagnasco: «Gli operatori guardano al Tirreno, Trieste ha la carta dell’Imec»

Diego D’amelio

 

Ci sono immagini che da sole spiegano più di tante analisi. E la mappa mediterranea dei cavi dati sottomarini mostra come l’Adriatico sia tagliato fuori da una partita di estrema rilevanza strategica. Tutte le connessioni che da Suez arrivano in Europa risalgono il Tirreno per approdare a Marsiglia e, più di recente, a Genova. Verso il Nordest non si inerpica neppure una singola dorsale, ma una prima timida inversione di tendenza si affaccia con l’avvio della posa del cavo GreenMed che collegherà Chioggia al Medio Oriente. Sparkle ha iniziato nei giorni scorsi l’analisi dei fondali preliminare alla posa del cavo. Un esordio tuttavia isolato, con l’effetto che l’Alto Adriatico resta un buco nero.

Sui fondali del mondo giacciono più di 550 cavi dati. Fra 2016 e 2020 ne sono stati posati in media 67.000 chilometri all’anno e il passo è raddoppiato dopo il Covid, trainato dalla crescita dei servizi digitali e dall’esplosione dell’intelligenza artificiale. Nei prossimi dieci anni il valore globale delle infrastrutture passerà dagli attuali 20 a 50 miliardi di euro. In Europa la maggior parte dei data center è collocata nel quadrilatero tra Francoforte, Parigi, Londra e Amsterdam, il cui traffico è alimentato dalle dorsali che passano per l’Egitto, provenienti da Far East e India. In Italia la concentrazione è nell’area di Milano, che conta 91 data center contro i 33 dell’intero Nordest (20 in Veneto, 8 in Friuli Venezia Giulia a 5 in Trentino Alto Adige). E vista la collocazione dei data center, gli operatori scelgono di puntare su Marsiglia e Genova, geograficamente più vicine e dunque in grado di offrire tempi di latenza minori.

Un primo cavo adriatico (o almeno i suoi primi segmenti) dovrebbe entrare in funzione nel 2028 per iniziativa di Sparkle insieme ad Alcatel Submarine Network (progettazione e fornitura di tecnologia) ed Elettra Tlc (posa). «Stiamo conducendo l’analisi dei fondali tramite navi, per definire il percorso evitando ostacoli naturali e artificiali. Si apre una rotta nuova per collegare l’Europa all’Oriente, con l’ulteriore driver costituito dal collegamento dei Balcani», dice l’ad di Sparkle Enrico Bagnasco, secondo cui «la diversificazione è la chiave per costruire resilienza delle infrastrutture digitali nella complessità geopolitica».

A penalizzare l’Adriatico, spiega Bagnasco, sono due elementi: «Gli operatori continuano a replicare la rotta Egitto-Marsiglia e inoltre è un mare poco profondo, dunque la posa è più complessa e costosa, perché bisogna interrare il cavo tramite drone sottomarino, per evitare danni da parte di ancore e reti da pesca». La necessità di schermatura può alzare i costi fino a 90.000 euro per chilometro, «ma siamo convinti che il tracciato più breve dell’Adriatico e dunque i tempi bassi di latenza renderanno l’opera interessante e redditizia».

L’approdo di un cavo dati richiede spazi minimi a terra: l’equivalente di un container per collegarsi alla rete di terra e aggiungere raffreddamento e alimentazione elettrica. Lo snodo sarà collocato a Chioggia, dove non sono previsti altri sviluppi: «Chioggia sarà punto di approdo e connessione con la parte terrestre del cavo diretto ai data center milanesi. A Genova l’approdo è combinato con data center; in Veneto ci sarà la stazione di energia ma non prevediamo altro», dice Bagnasco.

Il miraggio di una Marsiglia adriatica pare sfumare. E lo stesso dicasi per Trieste, che aveva provato a candidarsi, ma senza esiti. L’allora presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino e la società Open Fiber avevano prospettato un progetto e la ricerca di finanziatori, profilando anche il coinvolgimento dell’oleodotto Tal-Siot, con i suoi 700 chilometri di condotta già scavata in Austria, Germania e Repubblica ceca. Il mondo della ricerca triestino potrebbe giovarsi della capacità di calcolo e moltiplicarne le ricadute, come dicono anche le analisi dei promotori del corridoio Imec fra Europa, Medio Oriente e India, dove Trieste è indicata come terminale commerciale e luogo di passaggio per i cavi dati. Per ora tuttavia non esistono programmi: per Bagnasco, «Trieste ha l’opportunità importante del corridoio Imec e l’Italia ha dato un messaggio chiaro su quel porto come terminale della rotta che comincia a Mumbai e ha risvolti anche su energia e dati, ma diramazioni del GreenMed su questa città dipenderanno dai driver di business e oggi i clienti vogliono andare a Milano, mentre l’Europa centro-orientale vive di reti terrestri che passano per Turchia e Bulgaria».

Il progetto GreenMed poserà 24 coppie di fibre da 18 terabyte al secondo, che collegheranno Turchia, Creta, area balcanica, Chioggia e Milano. L’investimento vale alcune centinaia di milioni ed è il gemello del BlueMed, fra Genova e la Sicilia, parte a sua volta del sistema BlueRaman realizzato in partnership con Google, per collegare Medio Oriente e India all’Italia, passando non più per l’Egitto, ma per Israele e Giordania.

BlueMed ha prodotto una rapida crescita dei data center a Milano e in generale i cavi producono importanti effetti nelle aree di sbarco, permettendo ai porti di evolvere da snodi dell’import-export ad hub tecnologici ed energetici. I quattro di Genova stanno stimolando presenza di server e domanda di connessione da grandi compagnie tecnologiche per servizi cloud e streaming. Le potenzialità sono già evidenti a Marsiglia, uno dei principali hub al mondo, con 17 cavi in fibra, 16 data center, 15 content provider, 30 aziende del cloud e operatori finanziari specializzati.

 

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