Giussani (A2A): «Solare, idroelettrico e gas: il mix energetico per i prossimi anni»
Il direttore Strategy and Growth di A2A.: «Il Friuli Venezia Giulia già oggi una regione avanzata. Le centrali idroelettiche sono una fonte flessibile, che unisce i vantaggi del green alla programmabilità del termoelettrico»

Il Friuli Venezia Giulia è uno dei territori più interessanti di attuazione concreta del percorso di transizione energetica nazionale, dato che mette assieme tre tecnologie fondamentali per l’evoluzione del sistema italiano ed è un passo avanti rispetto ad altre regioni: su questo non ha dubbi Lorenzo Giussani, direttore Strategy and Growth di A2A. «In terra friulana c’è il parco fotovoltaico di Santo Stefano, tra Santa Maria la Longa e Pavia di Udine, un impianto progettato per massimizzare l'efficienza della sua produzione abilitando la generazione da fonti rinnovabili a costo competitivo: l’energia prodotta può essere destinata verso consumi industriali e domestici della zona», spiega.
In funzione da settembre, il parco fotovoltaico è da 59,1 Megawatt: entro il 2027, negli stessi comuni, verrà realizzato un secondo sito da 112 Mw. L’intero polo, a regime, produrrà oltre 200 Gigawattora (Gwh) l’anno di elettricità, evitando l’emissione di 90 mila tonnellate di anidride carbonica e servendo l’equivalente di 75 mila famiglie.
«C’è poi il sito di Monfalcone, dove stiamo sostituendo la centrale a carbone, dismessa da alcuni anni, col nuovo impianto di transizione energetica in costruzione che entrerà in servizio a metà 2027. Quest’ultimo coniuga elevatissimo rendimento e flessibilità ed è stato progettato per usare anche idrogeno, quando i costi della materia lo consentiranno, per ottenere produzione flessibile a ridotto impatto emissivo, elemento ulteriore che va nella direzione di un Paese competitivo e sostenibile», aggiunge il manager.

Terzo aspetto che fa del Friuli Venezia Giulia una regione avanzata sul fronte della transizione è l’idroelettrico. «Abbiamo un nucleo importante a Somplago che è complemento perfetto del percorso di transizione. Si tratta di impianti flessibili che consentono di produrre energia elettrica rinnovabile selezionando i momenti in cui questa è più necessaria alla rete», chiarisce Giussani.
«L’idroelettrico è una fonte che riesce a mettere assieme i vantaggi della produzione green di fotovoltaico ed eolico con la programmabilità del termoelettrico. In Friuli Venezia Giulia, insomma, c’è un mix perfetto di tutte le tecnologie, è l’esempio di ciò che siamo chiamati a fare per il sistema Paese dal punto di vista energetico: diversificare le fonti, renderci più autonomi e decarbonizzare, garantendo un sistema elettrico solido. È molto più avanti di altre regioni che possono contare solamente su parte di queste infrastrutture».
Lo scenario internazionale e di mercato in cui si muovono gli operatori del settore energetico è complesso e volatile: le rinnovabili sono indispensabili per ridurre i costi dell’energia, ma non esiste una soluzione unica alla transizione energetica, quanto piuttosto un mix di tecnologie che devono essere valutate per efficacia, scalabilità e sostenibilità economica. Si deve, dunque, continuare a sviluppare le rinnovabili (eolico onshore e fotovoltaico) e al contempo garantire flessibilità del sistema energetico col supporto dell’idroelettrico - che si differenzia da solare ed eolico appunto per essere una fonte rinnovabile programmabile -, dei cicli combinati (centrali tradizionali), con impianti di ultima generazione ad elevato livello di efficienza, e delle batterie.
Ma il nucleare? Per A2A non ci sono preclusioni: la sua reintroduzione, però, non deve fermare gli investimenti sulle rinnovabili. «A2A è abituata a lavorare con tutte le tecnologie possibili», sottolinea Giussani. «Resta però un fatto: oggi è disponibile un percorso di sviluppo delle rinnovabili e flessibilità che non deve essere rallentato dall’attesa di un iter evolutivo che potrebbe avere buoni esiti, ma non è detto. Importante è non alzare il piede dall’acceleratore sulla transizione in atto. Un altro aspetto su cui è fondamentale dare chiarezza è che la tecnologia nucleare, come dimostrato anche da recenti impianti in Europa, presenta incertezze su tempi e costi di realizzazione che non sono facilmente compatibili con le decisioni di investimento di player privati, come noi. Strutture di questo tipo hanno un orizzonte temporale in termini di vita utile di 50-60 anni e per intraprendere questa strada un operatore deve avere certezza e visibilità di lunghissimo raggio in termini di remunerazione dell’energia prodotta col suo impianto, che a oggi però il mercato non è in grado di garantire».
Per valutare il percorso, insomma, bisogna fare una riflessione su come possano essere risolte incertezze su costi, tempi di realizzazione dell’impianto e securitizzazione del profilo di ricavo legato alla produzione di energia. «Per un’azienda come A2A le priorità nei prossimi dieci anni resteranno fotovoltaico, eolico, idroelettrico, recupero energetico da rifiuti (termovalorizzazione e biometano, ndr) e reti: quando le condizioni saranno più chiare, si valuterà il nucleare», chiarisce. La riflessione di Giussani si concentra anche su costo dell’energia e volatilità dei mercati: gli strumenti per contrastare gli aumenti ci sono e una carta può essere quella dei Ppa, i contratti di approvvigionamento energetico a lungo termine già disponibili per cittadini e imprese.
«In Italia il prezzo dell’energia all’ingrosso sul mercato spot, ovvero quello che si forma nel cosiddetto Mercato del giorno prima, il Pun, è più alto di altri Paesi europei, ma è altrettanto vero che, se guardiamo al costo totale pagato in bolletta dai cittadini, comprensivo di materia prima, oneri e tasse, siamo lievemente sopra la media. Paghiamo meno per esempio di chi vive in Germania e Regno Unito» precisa.
«È indispensabile fare un percorso di efficientamento e riduzione del costo della materia prima: in questo senso c’è un elemento interessante che consiste nel riuscire a mettere a disposizione dei clienti energia prodotta dalle fonti rinnovabili a basso costo. Per proteggerli dalle incertezze legate alle tensioni geopolitiche abbiamo lanciato sul mercato corporate e residenziale i contratti pluriennali (i Ppa, ndr) e li stiamo proponendo anche alle piccole e medie imprese». Una soluzione, insomma, che riduce la volatilità dei prezzi in modo concreto, accompagnando al contempo lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
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