La corsa alle gigafactory Ai passa dal Nordest: ecco le big individuate dal governo

Palazzo Chigi prepara un consorzio per ottenere i finanziamenti europei. Da Leonardo a Fincantieri, saranno coinvolti i grandi gruppi pubblici. La prima fase prevede 1,2 miliardi di euro, di cui 800 milioni dai privati

Luigi Dell’olio
Una gigafactory
Una gigafactory

La corsa all’intelligenza artificiale passa dalle infrastrutture che la fanno funzionare. E l’Italia si prepara presentando la candidatura per ospitare una delle gigafactory europee: grandi centri di calcolo destinati a sviluppare e utilizzare modelli avanzati, con risorse spesso fuori dalla portata delle singole imprese.

Una partita che riguarda anche il Nordest, dove manifattura, cantieristica e ricerca possono esprimere domanda di servizi e competenze. Il governo Meloni si sta muovendo e, secondo alcune indiscrezioni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha già organizzato due riunioni a Palazzo Chigi con i vertici di gruppi industriali e partecipate pubbliche.

Al ministero dell’Economia il compito di costituire il consorzio incaricato di presentare la proposta a Bruxelles. Eni, Tim e Leonardo sono indicati come il nucleo iniziale, mentre il governo punta ad ampliare la squadra a Fincantieri, Cdp, Enel, Saipem, Snam e Fibercop.

La prima fase avrebbe una dotazione di 1,2 miliardi di euro: 200 milioni dal Mef, altrettanti dall’Unione europea e 800 milioni dai privati. Per la seconda sono ipotizzati ulteriori 2,2 miliardi, mentre l’investimento complessivo potrebbe superare i 5 miliardi. Il piano resta subordinato alla selezione europea.

Allo studio c’è anche un’intesa con la Grecia, che potrebbe partecipare con il 25% della capacità di calcolo del consorzio: un accordo ancora da formalizzare. A questo proposito va ricordato che il 30 luglio la Commissione ha lanciato una gara per istituire fino a sette gigafactory, sostenute da finanziamenti europei e nazionali fino a 10 miliardi di euro, con l’obiettivo di attivare almeno altri 20 miliardi di investimenti privati.

Il termine riportato nella scheda aggiornata dell’appalto è il 3 dicembre prossimo. L’accesso alle infrastrutture dovrà riguardare anche startup, piccole e medie imprese, università e amministrazioni pubbliche: la potenza di calcolo serve sia ad addestrare i modelli sia a impiegarli nelle applicazioni. L’obiettivo è ridurre la dipendenza tecnologica europea.

Costruire centri dati non basta: occorre sviluppare competenze e tecnologie proprie, evitando di limitarsi a ospitare sistemi altrui. La candidatura italiana punta alla fascia di maggiori dimensioni e, secondo le agenzie, a una struttura distribuita su più città, con un campus Eni in Lombardia centrale. Le sedi restano da stabilire.

Per Veneto e Friuli Venezia Giulia, il primo collegamento industriale è il possibile ingresso di Fincantieri, tra i gruppi che Palazzo Chigi vorrebbe coinvolgere. Ma l’interesse del territorio va oltre la composizione del consorzio. In Veneto opera Smact, il centro di competenza del Triveneto che riunisce università, enti di ricerca e imprese per accompagnare la trasformazione digitale.

Formazione e sperimentazione aiutano le aziende a valutare le tecnologie prima di investire: un passaggio necessario perché una maggiore disponibilità di calcolo produca risultati anche nelle fabbriche. Area Science Park ha potenziato a Trieste il centro Orfeo con circa 3 milioni di euro del Pnrr, rafforzando le risorse per simulazioni, analisi dei dati e intelligenza artificiale. Il centro offre accesso e servizi anche alle imprese.

A questo si aggiunge Mia2, il polo europeo per l’innovazione digitale selezionato dalla Commissione: la partecipazione regionale è coordinata dal Polo Tecnologico Alto Adriatico con Lef, Tec4I Fvg e Area Science Park.

Va precisato che si tratta di iniziative autonome rispetto alla candidatura nazionale, ma indicano il livello di eccellenza raggiunto sul territorio e un bacino di potenziali utilizzatori e competenze della nuove tecnologie.

Mia2 propone manutenzione predittiva, controllo qualità e pianificazione della produzione. Per le imprese del Nordest, il successo dipenderà dall’accesso al calcolo e dal trasferimento della ricerca nelle fabbriche: condizioni perché l’investimento rafforzi l’autonomia industriale europea.

 

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