Dfds riporta i conti sul binario giusto e resetta i vertici per dare la svolta

La compagnia danese dei ro-ro che opera a Trieste sull’autostrada del mare annuncia l’aumento dei margini dopo due anni di difficoltà sulla tratta turca. In due mesi cambiati amministratore delegato, presidente e capo dei traghetti

Diego D'Amelio
Un traghetto Dfds ormeggiato a Trieste alla banchina Samer Seaports & terminals di Riva Traiana
Un traghetto Dfds ormeggiato a Trieste alla banchina Samer Seaports & terminals di Riva Traiana

I nuovi equilibri commerciali dell’autostrada del mare fra Trieste e la Turchia continuano a impattare su Dfds, ma i conti della compagnia armatrice danese sono tornati sui binari e il nuovo ad Michael Hansen annuncia una revisione societaria che «rivolterà ogni pietra» per stabilire come costruire la società del futuro.

Dopo la prima risposta data all’inedita concorrenza di Grimaldi, la società si prepara al secondo tempo: un cambio di rotta che comincia dalla radicale sostituzione dei vertici, con l’addio prima dell’ad e ora del presidente e del responsabile della divisione Ferry, da cui dipendono le tratte ro-ro che interessano il porto giuliano. I mercati gradiscono: il titolo ieri è arrivato a guadagnare fino al 20%.

Il gruppo ha presentato ieri il bilancio del primo semestre, che chiude in netto recupero dopo il terremoto provocato dall’ingresso di Grimaldi sull’autostrada nel mare nel settembre 2024.

I ricavi sono in crescita del 3,8% a 2,1 miliardi di euro (effetto però soprattutto del rincaro dei carburanti e dei noli) e spiccano un Ebitda in aumento del 22% a 268 milioni e un Ebit semestrale che, fra 2025 e 2026, passa da 6 a 65 milioni.

Preso da solo, il secondo trimestre è ancor più brillante: +10% di fatturato, +35% di Ebitda e risultato operativo triplicato.

La tendenza ha permesso a Dfds di migliorare le previsioni sugli obiettivi minimi del 2026: se la forchetta dell’Ebit viaggiava fra 134 e 187 milioni, ora parte da una base di 160.

È nel Mediterraneo che il cambio di passo appare più evidente: nel secondo trimestre la divisione Ferry porta l’Ebit dell’area da 25 a 56 milioni.

A scendere sono i volumi (-3,3%) a causa della concorrenza e del calo della domanda, ma l’intervento sulle tariffe e una maggiore attenzione alla saturazione delle navi permette di migliorare i margini.

Comincia così ad assestarsi il contesto messo a soqquadro dall’arrivo di Grimaldi, entrato sulla Trieste-Ambarli con le prime due grandi ro-ro della classe Eco, rompendo un equilibrio che vedeva Dfds largamente dominante sul ponte marittimo fra Turchia ed Europa.

Da allora il gruppo napoletano ha aggiunto Gemlik e portato a quattro le navi, con l’intenzione di arrivare a cinque.

La concorrenza sta avendo effetti positivi sui traffici ro-ro, se il porto di Trieste da due anni segna aumenti importanti (+7% nel 2025 e +5% nel primo semestre 2026).

E se le quote di rimorchi trasportati su strada o via mare si sono invertite: Dfds evidenzia che oggi il 54% dei trailer esportati dalla Turchia viaggia su traghetto, mentre il 46% si è inerpicato per i Balcani su gomma. La quota marittima ha guadagnato quattro punti in un anno e mezzo.

Quanto alle quote di mercato, Dfds dichiara di coprire il 34% dei volumi via mare e attribuisce l’altro 20% a Grimaldi e Ulusoy.

Se si guarda solo al Mar di Marmara, le quote sono invece suddivise al 50% tra Dfds e Grimaldi. È proprio sullo spostamento da gomma a nave che la concorrenza può tradursi per il porto non in tensione fra operatori, ma in opportunità di crescita e maggiore efficienza.

Su questo scenario si innesta la rivoluzione societaria in atto dentro Dfds. Il nuovo ceo Hansen, insediatosi il primo luglio al posto di Torben Carlsen, ha annunciato una revisione delle strategie da completare in sei mesi, perché «la performance finanziaria è lontana da dove dovrebbe essere» e serve «chiarire la nostra visione di lungo periodo».

Non è un caso che pochi giorni prima della semestrale sia stato annunciato l’addio di Girardin, con interim sui ro-ro assunto dallo stesso Hansen.

Ancor più significativo è un altro movimento che completa il reset.

Dfds annuncia che su richiesta di Lauritzen Fonden Holding, azionista di riferimento con il 41,6%, sarà convocata l’8 settembre un’assemblea straordinaria per proporre l’ingresso in cda di Niels Smedegaard e Jan Johan Kühl, mentre lascerà Claus Hemmingsen, nel board dal 2012 e presidente da dieci anni.

Lauritzen ha preso in mano il pallino senza aspettare il parere del board e senza concordare con Hemmingsen, rieletto soltanto a maggio, in scadenza nel 2027 e che avrebbe «preferito una procedura differente», come ha dichiarato lui stesso.

Nuovo presidente sarà quasi certamente Smedegaard, già ad di Dfds dal 2007 al 2019 e artefice nel 2018 dell’acquisizione della turca Un Ro-Ro: proprio l’operazione che ha trasformato Dfds nel principale attore dell’autostrada del mare.

Il socio principale non si è accontentato del primo turnaround, ma vuole rifondare e c’è da chiedersi che ne sarà di Ekol, principale società dell’autotrasporto turco, che Dfds ha acquisito nel 2024 per verticalizzare le attività, ma che Hansen dice trovarsi «in uno stato peggiore del previsto» e per la quale servono riduzione dei costi ed efficienza, fondamentali per far recuperare valore a un titolo che nel 2025, quando l’Ebit è crollato del 65%, è sceso del 28%.

Fu proprio l’acquisto di Ekol a convincere altri attori turchi a stimolare l’ingresso di Grimaldi per rompere l’oligopolio, con l’effetto di stravolgere in negativo i conti Dfds, abbassarne i margini e costringere i danesi a una strategia di recupero che comincia ora a dare i suoi frutti, dopo tagli di personale, riduzione di capacità e aumenti tariffari seguiti all’iniziale abbassamento deciso per fronteggiare la concorrenza.

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