Cold ironing, Trieste accende i moli: gara per il gestore entro fine anno
La sfida sarà convincere gli armatori a collegarsi prima dell’obbligo nel 2030

Le centraline sui moli sono pronte, la rete elettrica intelligente è stata realizzata e il ministero dei Trasporti ha pubblicato le linee guida per indire le gare. L’Autorità portuale di Trieste e Monfalcone può avviare l’iter amministrativo per attivare il cold ironing, ovvero l’elettrificazione dei moli. Il sistema permette alle navi ormeggiate di collegarsi a una centralina che fornisce l’energia necessaria a bordo, senza più bisogno di tenere accesi i generatori ed emettere fumi in prossimità dei centri abitati.
I fondi europei
La realizzazione dei sistemi di cold ironing è stata finanziata in tutti gli scali italiani con fondi statali ed europei: 800 milioni per una cinquantina di interventi. Si tratta di un passaggio fondamentale anzitutto per ridurre l’impatto delle navi da crociera. Nel porto l’intervento ammonta a oltre 46 milioni, con cui l’Authority ha realizzato punti di connessione al Molo Bersaglieri (crociere), in Riva Traiana e Molo V (ro-ro), al Molo VII (container), in Piattaforma logistica e nella banchina pubblica di Monfalcone (merci varie). Alle opere fronte mare si sommano quelle nel retroporto, a cominciare dalla creazione della smart grid cittadina di AcegasApsAmga (investimento da 26 milioni), che permetterà di reggere l’aumento di domanda sulla rete. In fase autorizzativa, invece, il prossimo potenziamento dell’elettrodotto di Terna dal costo stimato di 80 milioni. Fra illuminazione, ventilazione, refrigerazione e funzionamento dei sistemi di bordo e dei servizi alberghieri, un’unità da crociera di grandi dimensioni necessita fra 9 e 18 MW all’ora: quanto 40.000 cittadini. I numeri si riducono a 2-4 MW nel caso di portacontainer e a 2 per un traghetto ro-ro. Una nave brucia in media 2 quintali di gasolio all’ora per ogni MW di elettricità autoprodotto. In dieci ore una grande nave da crociera può arrivare a consumare 40 tonnellate di carburante ed emettere 125 tonnellate di Co2. Con il cold ironing il fabbisogno elettrico non diminuisce, ma l’elettricità arriva dalla rete e non più dai generatori di bordo.
Test al via
L’Autorità portuale ha avviato i test sulle centraline appena consegnate, impiegando banchi resistivi che simulano l’assorbimento della nave. I test sono in corso al Molo V e al Molo VII, a breve partiranno al Molo Bersaglieri e a Monfalcone. Il presidente Marco Consalvo ha avviato inoltre contatti con le compagnie armatrici per chiedere la messa a disposizione di unità per partire con le prove vere e proprie sulle navi, indispensabili per la taratura finale degli impianti. Msc potrebbe fornire un’unità da crociera e Dfds si è resa disponibile per i traghetti ro-ro. I test procederanno in parallelo alla gara che l’Adsp dovrà bandire per l’affidamento del servizio e che si baserà sulle linee guida appena varate dal Mit. Il documento definisce il cold ironing un servizio tecnico-commerciale di interesse generale e stabilisce che non venga erogato direttamente dalle Autorità portuali, ma individuando un soggetto di mercato in grado di vendere energia agli armatori e gestire il servizio di connessione tra nave e centralina. L’obiettivo è far partire la procedura di selezione entro la fine dell’anno.
Verso la gara
La gara sarà rivolta agli operatori del mondo dell’energia ma, prima di arrivare al bando, dovranno essere chiariti diversi elementi, a cominciare dalla decisione di individuare un gestore unico o prevedere tanti affidamenti quanti sono i terminal. L’Adsp metterà a disposizione delle società interessate i requisiti tecnici relativi a potenza necessaria, quantità di elettricità disponibile sulla rete, picchi previsti e numero di navi da servire annualmente. Il soggetto gestore opererà tramite concessione all’interno delle banchine: prima della gara dovrà essere apprestato per ogni molo un protocollo che precisi procedure operative e profili di sicurezza: a settembre l’Autorità portuale ha calendarizzato gli incontri con i terminalisti. Il presidente Consalvo spiega che «siamo nella fase finale di un percorso di miglioramento della sostenibilità dei servizi marittimi e di integrazione dei porti con i territori, sosterremo con determinazione l’uso dei nuovi impianti di cold ironing».
Un nuovo mercato
Dopo le prese elettriche in banchina, bisogna adesso creare un mercato del tutto inedito. Il Mit chiede «criteri tariffari improntati all’equilibrio» che non scoraggino gli armatori, per i quali fino al 2030 non ci saranno obblighi a collegarsi. Il grande interrogativo è insomma quando il sistema sarà effettivamente impiegato. Le tariffe comprenderanno servizio di connessione e disconnessione, tempo di collegamento, energia consumata e potenza massima impiegata, con un prezzo fisso o indicizzato al mercato. L’elettricità avrà un’accisa ridotta e le compagnie armatrici si vedranno inoltre abbattere interamente gli oneri di sistema, ma il costo dell’energia pesa sulla tariffa finale per il 90%. Il punto è garantire un prezzo non lontano da quello dell’autoproduzione a bordo e della tassa Ets imposta sulle emissioni nei porti Ue. Niente mercato libero, però: gli armatori non potranno infatti trattare le tariffe con gestori diversi, ma solo con il vincitore della gara. Dal 2030 le cose cambieranno con l’introduzione dell’obbligo di cold ironing per navi da crociera, traghetti ro-pax e portacontainer: una nave con fabbisogno da 5 MW che continui a produrre a bordo l’elettricità per dieci ore pagherebbe una penale da 75.000 euro.
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