A4, partita da 460 milioni l’anno: al via il risiko delle concessioni

Scade il 31 dicembre l’affidamento della Brescia-Padova e della Valdastico. Bruxelles e Anac spingono per la gara pubblica

Giorgio Barbieri
Traffico lungo l’autostrada Padova-Brescia
Traffico lungo l’autostrada Padova-Brescia

Vale miliardi di euro la partita che si sta giocando sulle autostrade del Nordest. Da una parte c’è la scadenza della concessione della A4 Brescia-Padova e della A31 Valdastico, fissata al prossimo 31 dicembre, dall’altra il nodo irrisolto della Superstrada Pedemontana Veneta. Tutti tasselli di una stessa partita: il controllo delle infrastrutture strategiche e dei relativi flussi finanziari.

Per quanto riguarda la Brescia-Padova i segnali che arrivano tanto da Roma quanto da Venezia sono orientati verso la soluzione dell’affidamento in-house, anche se il quadro resta aperto. Bruxelles continua infatti a guardare con attenzione ai modelli concessori e tende a privilegiare le gare pubbliche, soprattutto per asset strategici di lunga durata. Anche l’Autorità anticorruzione ha recentemente scritto al governo chiedendo che venga bandita al più presto una gara.

 

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La redazione
Il tratto vicentino dell'A4

Intanto A4 Holding, controllata da Abertis (il cui principale azionista è Mundys della galassia Benetton), è arrivata a questo passaggio con conti operativi solidi. Il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi per 465 milioni, in linea con l’anno precedente, mentre l’Ebitda è salito a 270 milioni (+1,1%). Ma il vero elemento di rottura è contabile. La Brescia-Padova Spa ha chiuso infatti il 2025 con una perdita netta di 66,3 milioni di euro, interrompendo una lunga stagione di utili. Non si tratta però di un deterioramento industriale, quanto di una precisa scelta finanziaria legata alla fine della concessione. Negli ultimi esercizi sono stati concentrati gli ammortamenti per ridurre drasticamente il valore di subentro che il futuro concessionario dovrà riconoscere. A fine 2025 il valore residuo era ancora poco superiore ai 200 milioni, ma entro fine 2026 dovrebbe ridursi a poche decine di milioni. Una scelta che punta a rendere ancora più appetibile la futura gestione della tratta.

Ma se sulla A4 il tema è il futuro della concessione, sulla Pedemontana il problema è soprattutto economico. Perché i numeri continuano a restare lontani dalle attese iniziali. Nel 2025 il differenziale tra costi e ricavi ha generato un disavanzo di circa 50 milioni di euro. Solo a gennaio scorso il deficit ha raggiunto i 5,9 milioni: 10,3 milioni di incassi contro 14,3 milioni di uscite, pari a circa 190 mila euro di perdita al giorno. E il riequilibrio appare ancora lontano.

Le stime indicano almeno altri otto anni prima del raggiungimento del break even. Nel frattempo la Regione continua ad accantonare risorse: nel nuovo bilancio sono stati previsti altri 42 milioni di euro, dopo i 50 milioni dell’anno precedente, da aggiungere ai pedaggi incassati e alle somme necessarie per corrispondere il canone dovuto al concessionario Sis. Un contratto dal valore complessivo di 12,1 miliardi di euro distribuito su 39 anni.

Nel frattempo la Regione continua a muoversi su due binari. Da una parte il tentativo di trasferire allo Stato il peso economico della Pedemontana. Dall’altra il progetto di costruzione di una holding autostradale del Nordest, con Cav come possibile perno operativo. Il presidente Alberto Stefani è ottimista sulla possibilità di arrivare a una soluzione entro l’anno. Perché dietro il tema delle concessioni c’è molto più della gestione delle strade. C’è il controllo di flussi finanziari miliardari, della mobilità delle merci e di una parte decisiva della competitività del Nordest. 

 

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