Fincantieri: obiettivo 2040 per la prima nave spinta da un reattore nucleare

Il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero al lavoro su più progetti, sia in Italia che in Norvegia

Piercarlo Fiumanò

 

Il colosso pubblico della navalmeccanica Fincantieri guidato dal Ceo Pierroberto Folgiero punta sulle navi a propulsione nucleare “soft” come uno dei cardini della sua strategia. In ballo non c’è il ritorno alle grandi centrali tradizionali, bocciate com’è noto dal referendum del 1987, ma lo sviluppo di piccoli reattori modulari (Smr, Small modular reactors e Amr, Advanced modular reactors) caratterizzati da elevati standard di sicurezza e ambientali, installati a bordo nave come una sorta di batteria nucleare in grado di produrre circa 40 MW di potenza elettrica, che possono essere replicati in base al fabbisogno di energia specifico della nave, sufficienti a garantire lunghi periodi di navigazione senza rifornimento, riducendo costi e dipendenza energetica.

Si tratta di un passo importante verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo, che movimenta circa il 90 per cento delle merci mondiali e dipende ancora in larga misura dai combustibili fossili. Il gruppo Fincantieri studia da tempo il nucleare di quarta generazione sullo sfondo di una partita che sta coinvolgendo tutta la cantieristica mondiale. E da questa tecnologia potrebbe passare, soprattutto nella costruzione delle navi cargo, la rivincita della navalmeccanica italiana sui produttori asiatici.

La partnership

Il gruppo già nel 2023 ha stretto una partnership con Newcleo, la startup fondata e guidata dal fisico e manager italiano Stefano Buono, che si prepara alla quotazione sul Nasdaq, il principale mercato azionario tecnologico statunitense. Il gruppo sta lavorando anche con la Marina Militare, Ansaldo Nucleare e Rina, uno dei principali enti di classificazione navale e società di certificazione al mondo. Come ha chiarito più volte l’amministratore delegato e direttore generale Folgiero, «il nucleare a mare rappresenta il più importante progetto di trasformazione del settore».

Fincantieri, infatti, è al lavoro su questa frontiera tecnologica, nell’ambito di un percorso di transizione energetica che affonda le proprie radici in una visione industriale di lungo periodo. Secondo il top manager, si tratta di uno strumento strategico non solo per il futuro della cantieristica, ma anche per rafforzare la competitività industriale e l’autonomia tecnologica italiana.

Questa visione è stata inserita nelle linee guida del nuovo piano industriale “Fast Forward Further Future”. L’obiettivo è realizzare entro il 2040 la prima nave dotata di reattori modulari. Il gruppo punta ad avviare i primi test in mare nel prossimo decennio. Un passaggio chiave per il nucleare sostenibile come fattore di rilancio industriale sarà il varo, da parte del governo, dei decreti attuativi annunciati entro fine anno.

L’eliminazione delle scorie

Fincantieri sottolinea che la quarta generazione di mini reattori a spettro veloce è in grado di eliminare le scorie attraverso un sistema di multi-riciclo che genera energia pulita. I mini- reattori sulle navi sono stati progettati per salvaguardare l’ecosistema marino. Il settore difesa ha fatto da apripista con il progetto Minerva, finanziato nell’ambito del Piano nazionale per la ricerca militare, che studia l’impiego della propulsione nucleare sulle navi militari.

Grazie alle dimensioni più contenute dei nuovi reattori, il nucleare potrebbe essere utilizzato non solo su sommergibili e portaerei, ma anche su unità più piccole. Un’innovazione che potrebbe garantire a Fincantieri un vantaggio competitivo a livello internazionale e aprire la strada, in prospettiva, alla costruzione di una portaerei di nuova generazione.

L’obiettivo è trasformare la nave in un ecosistema tecnologicamente avanzato, integrando la “nave fisica” con la “nave digitale”. Il gruppo è impegnato anche in Norvegia, dove la controllata Yard collabora con la Norwegian University of Science and Technology e altri partner industriali nel progetto Nuproship (Nuclear Propulsion in Shipping), dedicato alla valutazione delle tecnologie nucleari di quarta generazione per le navi commerciali.

L’impegno di Fincantieri nella transizione energetica non nasce oggi. Rispetto al 2008, anno di riferimento per questa analisi, nel 2022 il Gruppo aveva ridotto le emissioni del 32 per cento. Oggi, grazie alle innovazioni progettuali e tecnologiche adottate, si sono ridotte di circa il 58per cento. A fine anno sarà consegnata Viking Libra, la prima nave da crociera alimentata a idrogeno stoccato a bordo.

Il nucleare, però, in prospettiva potrebbe risolvere uno dei principali problemi del settore: l’incertezza sul combustibile del futuro. Poiché una nave resta in servizio mediamente per quarant’anni, gli armatori devono fare oggi scelte che avranno effetti per decenni.

Il problema è che nessuno può prevedere con certezza quale sarà il combustibile dominante tra idrogeno, ammoniaca, biocarburanti o carburanti sintetici. Come spiega Massimo Debenedetti, amministratore delegato del Cetena, il centro di ricerca del gruppo Fincantieri «un mini-reattore, al contrario, fornirebbe energia a una portacontainer per almeno quindici anni senza necessità di rifornimento, svincolando l’armatore dalla catena di approvvigionamento del combustibile».

Per Fincantieri, secondo la visione di Folgiero, la prospettiva è quella di contribuire alla nascita in Italia di una filiera industriale del nucleare di quarta generazione, in grado di competere con i principali player internazionali. In questo contesto, il nucleare a mare potrebbe favorire il rilancio della cantieristica commerciale europea, oggi dominata da Cina e Corea del Sud.

Navi molto più veloci

Lo scenario geopolitico è molto complicato. Le catene della logistica globale stanno rallentando a causa delle tensioni e dei conflitti che hanno messo sotto pressione alcune delle principali rotte marittime mondiali, a partire dallo Stretto di Hormuz. Grazie ai reattori modulari, le navi potrebbero aumentare la velocità di navigazione senza essere penalizzate dalle normative sulle emissioni, riducendo i tempi di trasporto delle merci e migliorando l’efficienza logistica. L’integrazione di tecnologie nucleari avanzate trasformerebbe inoltre queste imbarcazioni in prodotti ad altissimo contenuto tecnologico, riducendo l’incidenza del costo del lavoro sul valore finale.

Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia sono già stati avviati programmi pubblici e privati per accelerare lo sviluppo di piccoli reattori modulari destinati sia alla produzione di energia elettrica sia ad applicazioni industriali e navali. In questa sfida, Fincantieri punta a ritagliarsi un ruolo da protagonista globale e guarda al nucleare a mare come una leva strategica per l’industria navale. Arriverà inoltre nel 2035 la prima nave net-zero, anche questa in notevole anticipo rispetto all’obiettivo Imo (International Maritime Organization) del 2050.

Il nucleare diventa così una leva strategica per l’industria navale con Fincantieri impegnata a sviluppare soluzioni avanzate essenziali per consolidare il ruolo dell’Italia nella complessa partita della transizione energetica e industriale europea.

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