Italgas accelera a Nordest e investe oltre 200 milioni
Un nuovo hub per il biometano punta a rendere il territorio snodo strategico

Negli ultimi anni, lo scenario energetico globale ha imposto una direzione precisa: accrescere la produzione locale di energia rinnovabile, riducendo la dipendenza dalle importazioni e rafforzando competitività e resilienza dei sistemi energetici.
È in questa prospettiva che si collocano gli investimenti con cui Italgas sta trasformando le proprie reti per accogliere quote crescenti di gas rinnovabili. Un percorso che ha trovato, nel Nordest, una delle sue principali aree di sviluppo, grazie ad un importante piano di investimenti che, nel 2025, ha raggiunto i 180 milioni di euro e che, nell’anno in corso, supererà i 200 milioni. Un impegno che, oltre a rafforzare ulteriormente la sicurezza energetica e l’efficienza del servizio e a sostenere la decarbonizzazione dei consumi, sta contribuendo anche alla crescita occupazionale del territorio.
È in questo contesto che si inserisce l'inaugurazione dell'impianto di Digital Reverse Flow di Gazzo Veronese, svoltasi ieri mattina alla presenza dei rappresentanti di Italgas e delle istituzioni locali, tra i quali il sindaco di Gazzo Veronese, Stefano Negrini. Si tratta di una tecnologia all’avanguardia, che rende pressoché illimitata la capacità della rete locale di accogliere biometano, gas rinnovabile strategico che contribuisce a dare una risposta alle tre direttrici oggi di attutalità nelle questioni energetiche: sicurezza degli approvvigionamenti, economicità per famiglie e imprese, sostenibilità ambientale.
«L’impianto di Gazzo Veronese è destinato a diventare il primo hub di biometano in Italia», ha dichiarato l’amministratore delegato di Italgas Reti, Pier Lorenzo Dell’Orco. «Il Nordest è un’area geografica di grande interesse per noi, su cui stiamo investendo molto: 200 milioni di euro solo quest’anno. Qui c’è un certo fermento a livello di assegnazione delle concessioni gas. Ci ha visti vittoriosi sulla gara di Belluno qualche anno fa e ora ci metteremo sulla gara di Vicenza 2, quindi Bassano del Grappa e l’Altopiano di Asiago, dove parteciperemo per vincere».
La nuova infrastruttura, che ha richiesto un investimento di circa 2 milioni di euro, svolge la funzione di hub che riceve biometano dai quattro diversi impianti di produzione che, a regime, immetteranno complessivamente in rete fino a 12 milioni di metri cubi l’anno di gas, prodotto principalmente da biomasse agricole, reflui zootecnici e sottoprodotti agroalimentari, un quantitativo che soddisfa i consumi medi annui di circa 13.000 famiglie.
In un’ottica di razionalizzazione, efficientamento e anche riduzione dei costi per la collettività, Italgas ha disegnato un progetto innovativo che non prevedesse quattro singoli collegamenti, ma un vero e proprio hub digitalizzato di reverse flow, capace di raccogliere il biometano e, all’occorrenza, nei momenti in cui la rete locale non abbia una capienza sufficiente, invertire la direzione del gas e condurlo sulla rete di trasporto che, poi, lo porterà dovunque serva, con una capacità di ricezione infinita.
La tecnologia del reverse flow agisce sulla rete potenziandone la capacità di accogliere quote crescenti di biometano. Il biometano è una risorsa preziosa, a zero contenuto di carbonio perché prodotto da scarti biodegradabili, quindi fondamentale nel sostenere l’ambiente e potenzialmente in grado di contribuire al percorso per acquisire l’indipendenza energetica: «Oggi, con gli impianti che sono in costruzione in Italia, si prevede che, entro la fine del 2026, si possa arrivare ad una produzione di circa 2,7 miliardi di metri cubi l’anno», prosegue Dell’Orco. «La produzione nazionale di idrocarburi attuale si attesta a 3 miliardi. Già quest’anno, dunque, il biometano può arrivare quasi a pareggiare questa produzione. Il potenziale di crescita c’è: si può arrivare a superare i 5 miliardi di metri cubi e il Consorzio italiano biogas ha stimato una potenza di 15 miliardi entro 2050, rispetto ad un consumo nazionale di quasi 60 miliardi di metri cubi. Ciò significa che una quota pari al 25% potrebbe essere soddisfatta con un gas a zero contenuto di carbonio, una soluzione da perseguire assolutamente».
Un piano come quello che Italgas sta realizzando nel Nordest non può prescindere da un importante impegno del gruppo sul fronte occupazionale: «Vogliamo continuare ad attrarre talenti, sviluppare professionalità qualificate e offrire percorsi di crescita coerenti con l’evoluzione del nostro settore», ha detto Peter Durante, Chief People, Innovation & Transformation Officer di Italgas, presente a Gazzo. «Per gestire reti sempre più digitali, intelligenti e sostenibili servono competenze nuove, radicate nei territori in cui operiamo. Le nostre persone acquisiscono una crescente e solida preparazione tecnica legata alla distribuzione, basata su tecnologie e competenze digitali: ambiti in cui il nostro Gruppo è riconosciuto come un’eccellenza internazionale anche sul fronte della formazione. Attraverso questo tipo di impegno, Italgas contribuisce allo sviluppo del territorio».
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