Autostrade, piano da 6 miliardi: Valdastico e quarta corsia in A4

La Pedemontana esclusa dal progetto. Lombardia d’accordo, con una compartecipazione agli utili. Si punta a chiudere entro l’inizio del 2027. Autostrade dello Stato e la Regione Veneto soci paritetici, ma solo a livello amministrativo

La redazione
Il tratto vicentino dell'A4
Il tratto vicentino dell'A4

Le nuove nervature autostradali del Nord Est a gestione pubblica. Il tratto che unisce Brescia a Verona e poi da Padova al Passante, da irrobustire con la quarta corsia. E la A31, da far correre oltre Piovene Rocchette: Valdastico Nord, appunto, fino a Trento.

Due progetti che, nelle strategie del governatore veneto Alberto Stefani, si punta a inserire nel nuovo piano economico-finanziario di Cav: il concessionario che, se tutte le tessere del mosaico saranno collocate al posto giusto, dal prossimo primo gennaio assumerà le redini del gioco da A4 Holding.

Il valore totale dell’operazione? Suppergiù, sei miliardi di euro. Investimenti a nove zeri. A questa partita non dovrebbe partecipare, invece, la società che ha in concessione la superstrada Pedemontana. Destino separato, dunque, anche riguardo ai debiti di Spv, al cui ripianamento non concorrono e non concorreranno gli utili generati da Cav.

È dunque questo il futuro, oramai immediato, che si profila per le grandi infrastrutture del Veneto. Uno scenario al quale la Regione si prepara da tempo. Con un nuovo ruolo per Cav, società in house dato che è partecipata per il 50% dalla Regione Veneto e per il restante 50% da Autostrade dello Stato (società pubblica costituita nel 2024 e subentrata ad Anas), ma i cui utili, a dispetto della sua amministrazione paritetica, finiscono tutti nelle casse di palazzo Balbi. Ed ecco dunque il secondo punto, esito di un lavoro di mediazione (poco) e di ostinazione (parecchia) dell’ex assessora alle Infrastrutture – ora consigliera con delega ad hoc: è ancora lei, insieme al presidente Stefani, a trattare con Salvini – Elisa De Berti.

Il punto di caduta, appunto: superate le risorse necessarie per l’ammortamento degli investimenti, il resto degli utili attualmente generati da Cav finisce dritto nelle casse della Regione, pur vincolata nella destinazione delle spese. E quindi – statuto alla mano – realizzazione di nuove infrastrutture, riqualificazione di quelle esistenti e manutenzione straordinaria. Soldi, e tanti, per una società che nel 2025 ha registrato oltre 30 milioni di utili, con una crescita, sull’anno prima, del 3,8%.

I dati di bilancio di A4, peraltro, sono assai più ricchi, con livelli di redditività assolutamente record nel settore. Gruppo A4 Holding, infatti, ha chiuso il bilancio consolidato 2025 confermando ricavi per 465 milioni di euro (stabili rispetto al 2024) e registrando un ebitda pari a 270 milioni di euro (+1,1%). Gli utili netti viaggiano attorno alla soglia di 150 milioni di euro. Ben si comprende, dunque, come mai attorno ai destini della tratta autostradale Brescia-Padova si sviluppi da decenni una vera battaglia tra gli operatori del settore – attualmente gruppo Abertis – e, dall’altra parte, il desiderio degli enti locali di riprendere in mano la concessione alla scadenza (fine 2026).

Pacta sunt servanda, recita un brocardo latino. E continuerà a essere così, anche quando il nuovo assetto autostradale – mentre per quello societario non dovrebbe cambiare nulla – diventerà effettivamente operativo. E nei patti rientrerà anche altro: la garanzia del mantenimento dell’attuale forza occupazionale attualmente impiegata in A4 Holding, per esempio, ma pure il mantenimento della sua sede veronese.

L’orizzonte a cui punta Stefani è quello di fine 2026, inizio 2027 tutt’al più. Forte anche delle garanzie ottenute non più tardi di un mese fa dal ministro Matteo Salvini, che, al Vinitaly, aveva dato la sua “benedizione” pubblica al progetto di «holding autostradale unica» – anche se l’espressione è imprecisa – come all’iniziativa di prolungamento della Valdastico Nord, con innesto finalmente individuato a Trento Sud.

È quest’ultimo il progetto su cui punta forte il Veneto, dopo l’accordo raggiunto con il Trentino guidato da Maurizio Fugatti. Inserirlo nel piano economico-finanziario di Cav significa avere garanzie di disponibilità di liquidi, pur continuando a mirare al co-finanziamento del Ministero delle Infrastrutture.

E poi c’è il secondo oggetto del pacchetto, vale a dire la realizzazione della quarta corsia da Brescia a Verona. Questo, “pallino” soprattutto della Regione Lombardia, che così otterrebbe soddisfazione su tre punti: una compartecipazione agli utili, in misura da pattuire ma probabilmente direttamente proporzionale ai chilometri di autostrada su territorio lombardo; oneri economici tutti in capo a Cav. E infine avvio dei lavori a partire dal tratto che da Verona porta a Brescia: comunque quello di più urgente realizzazione.

Questioni note a tutti gli attori in campo. Che nei mesi scorsi hanno giocato di strategia, ma che presto saranno chiamati a scoprire le carte. 

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