Il Nordest guida la transizione verso le fonti rinnovabili: «La spinta viene dalle imprese»

Il Veneto si posiziona al secondo posto nella classifica nazionale per potenza accumulata mentre il Friuli Venezia Giulia è ai vertici nella classifica pro-capite delle regioni. Italia Solare: «Sbagliato considerare gli obiettivi al 2030 come il target finale dello sviluppo»

La redazione

L'equazione che lega l’approvvigionamento energetico alla competitività economica e alla stabilità geopolitica non è mai stata così stringente, specialmente per il motore industriale del Nordest. Nel pieno di uno scenario segnato da crisi ricorrenti e da una persistente volatilità delle materie prime, la transizione verso le fonti pulite ha smesso di essere una mera declinazione dell'agenda ambientale per trasformarsi in una priorità industriale e di sicurezza nazionale. L’Italia sconta storicamente un deficit di autonomia che ne zavorra il sistema produttivo.

Importiamo due terzi del nostro fabbisogno di energia e a maggio il prezzo medio dell’elettricità (119 euro/MWh secondo Confindustria) è rimasto quasi il doppio rispetto a Francia e Spagna. Un freno alla manifattura che potrebbe essere sterilizzato accelerando sulle rinnovabili.

I dati indicano che un’accelerazione nel ritmo delle installazioni è in atto (si è passati da una media di appena 1,7 gigawatt nel quadriennio 2019-2022 a un volume di 7,2 gigawatt nel corso del 2025, secondo le analisi di Teha Group su dati Gse), ma la velocità di crociera resta insufficiente rispetto ai target.

Le proiezioni attuali indicano lo sviluppo di una capacità cumulativa pari a 101,9 gigawatt entro il 2030, ben 29 gigawatt in meno rispetto agli obiettivi strategici definiti all'interno dello scenario del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec). Colmare questo divario, secondo uno studio di Teha Group e della Camera di Commercio di Spagna in Italia, sbloccherebbe comunque investimenti in infrastrutture eoliche e fotovoltaiche per 35,7 miliardi di euro.

A confermare la centralità del solare in questo processo di parziale affrancamento dai combustibili fossili sono i dati operativi di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale. Nel primo trimestre del 2026, a fronte di un incremento dei consumi del 3 per cento, il fotovoltaico si è confermato il motore della transizione. L’espansione della produzione solare è legata all’incremento della capacità tecnica installata sul territorio, come evidenziato dalle analisi di Italia Solare. Dal documento emerge l’immagine di un mercato polarizzato e in profonda mutazione.

Il segmento residenziale perde forza, mentre l’equilibrio si sposta verso il commercial & industrial, comprendente le installazioni aziendali tra i 20 kilowatt e il megawatt di potenza. «In particolare, il dato dell’installato nel segmento commercio e industria è molto significativo in un territorio dominato da tantissime Pmi, molto esposte alla competizione internazionale», commenta Emiliano Pizzini, vicepresidente di Italia Solare e referente per la regione Veneto. «I dati evidenziano che in presenza di meccanismi di sostegno che eliminano alcuni vincoli, le imprese del settore reagiscono in modo positivo».

Ruolo di primo piano per il Nordest

Nel disegno di questa nuova geografia energetica, le regioni del Nordest mantengono un ruolo di primo piano, configurandosi come laboratori strategici sia per volume di investimenti sia per l’adozione di nuovi modelli organizzativi.

Il Veneto si posiziona al secondo posto nella classifica nazionale per potenza cumulata dopo la Lombardia, come emerge nei dataset ufficiali sulla capacità delle fonti rinnovabili di Terna. Il territorio veneto detiene inoltre una densità infrastrutturale notevole, con 301.241 impianti totali connessi dall'inizio della transizione. Osservando le dinamiche congiunturali dell'avvio del 2026, il Veneto ha registrato nel primo trimestre l'allacciamento di 178 megawatt di nuova potenza solare, registrando un balzo del 34 per cento rispetto ai volumi dello stesso trimestre del 2025, segnala Italia Solare.

Dalla medesima fonte emerge che il Friuli Venezia Giulia esprime dimensioni assolute più contenute ma mostra dinamiche di crescita di grande rilievo, posizionandosi ai vertici nazionali per potenza pro-capite installata nel trimestre. La potenza fotovoltaica totale cumulata nella regione ha raggiunto i 1.497 megawatt ripartiti su 94.939 impianti attivi. Nel corso del primo trimestre, il Friuli Venezia Giulia ha connesso 49 megawatt di nuova capacità.

«Il mondo politico sembra considerare l’obiettivo al 2030 come il target finale dello sviluppo delle rinnovabili: niente di più errato, perché secondo il Pniec è un passaggio intermedio per quanto occorre sviluppare negli anni successivi», dice Pizzini.

Se i capitali privati ci sono, l'effettiva operatività deve fare i conti con barriere burocratiche ed elefantiache istruttorie che chiamano in causa fino a 80 enti differenti, dalle Soprintendenze ai Comuni. In Italia ci sono oltre 4 mila impianti in attesa di autorizzazione; per un impianto di grande taglia i tempi oscillano tra i 3 e i 5 anni, contro i tetti Ue di 12 mesi per il fotovoltaico. 

Interventi strutturali

Senza interventi strutturali sulle reti, le congestioni nazionali aumenteranno del 77% da qui al 2030. Un ingorgo che emerge dai dati Gaudì di Terna relativi alle richieste di connessione alla rete ad alta tensione: in Veneto sono bloccate 126 pratiche per una potenza potenziale di 5,62 gigawatt – un volume superiore a tutta la capacità solare storicamente installata nella regione – con 55 progetti fermi persino alla prima fase tecnica (Stmg). Una coda speculare si riscontra in Friuli Venezia Giulia, dove le istanze in coda sono 25, per complessivi 1,07 gigawatt.

Per aggirare questi ostacoli e accelerare il decentramento della generazione elettrica, i territori del Nordest stanno avviando modelli organizzativi basati sulla cooperazione e sull’autoconsumo diffuso. L’iniziativa di maggior rilievo strutturale è quella intrapresa dal Friuli Venezia Giulia, che ha fissato l’obiettivo del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2045, anticipando di cinque anni i termini stabiliti dal Green Deal europeo.

Comunità energetica rinnovabile

Il perno operativo di questa strategia è la costituzione della Fondazione di partecipazione della Comunità Energetica Rinnovabile di area vasta, promossa dalla società pubblica in house Fvg Energia. Questo modello punta a superare i limiti dimensionali delle tradizionali comunità energetiche locali attraverso un coordinamento centralizzato capace di ottimizzare i profili di produzione e di consumo su scala macroregionale.

Il Veneto si sta muovendo con una filosofia diversa: meno incentrata sulla regia pubblica e più focalizzata sul suo tessuto distrettuale e associativo. La spinta all’autoconsumo diffuso arriva soprattutto dal mondo industriale, con la Confindustria regionale che promuove la nascita di grandi Comunità Energetiche Rinnovabili di distretto, aggregando le imprese delle zone industriali per ottimizzare i consumi dei comparti manifatturieri energivori. In parallelo, Unioncamere Veneto e le singole Camere di Commercio del territorio stanno agendo da aggregatori, aprendo sportelli energetici per guidare le Pmi verso la creazione di comunità energetiche diffuse.

«Il modello della condivisione dell’energia è un passaggio fondamentale in un momento in cui l’elettrificazione è divenuta la chiave dello sviluppo tecnologico del Paese», spiega il vice presidente di Italia Solare. Che conclude: «Le nostre amministrazioni locali in questo scenario si sono dimostrate da subito pronte a mettere sul tavolo risorse e iniziative concrete per stimolare i cittadini ad approfondire le tematiche, attraverso strumenti finanziari e continuità, nonché capillarità, di informazione».

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