L’alleanza dei porti adriatici: «Uniti per attrarre risorse»

All’Adria Shipping Summit si discute delle prospettive degli scali del Nordest dal corridoio Imec ai progetti infrastrutturali da realizzare insieme nell’hinterland. Consalvo: «Presentiamo progetti comuni all’Europa, ma serve la finanza privata» 

Diego D’amelio

 

Dal raddoppio della linea ro-ro Trieste-Damietta fra Italia ed Egitto alle infrastrutture da potenziare, con la proposta lanciata dal presidente dell’Autorità portuale di Trieste Marco Consalvo di creare un network dei porti dell’Alto Adriatico per presentare progetti congiunti sulle connessioni di terra per avere più chance di raccogliere fondi pubblici. E ancora le rassicurazioni della società ungherese sulla volontà di continuare il progetto del nuovo terminal, i bisogni manifestati dagli operatori per migliorare il sistema di trasporto triestino e i ragionamenti sulle opportunità del deposito per materie prime critiche che il governo Meloni vorrebbe realizzare fra Trieste, Venezia e Ravenna per conto dell’Europa. L’Adria Shipping Summit ha messo sul tavolo numerosi spunti per meglio comprendere lo stato dell’arte della portualità del Nordest, di cui la kermesse rappresenta il luogo di confronto e discussione che di anno in anno viene organizzato a rotazione nei tre porti italiani del quadrante.

Quest’anno tocca a Trieste, dove si comincia con i saluti del viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, che definisce «l’Adriatico porta d’Europa», sottolineando il «ruolo particolare di Trieste» e «l’attenzione del Mit per un settore e un’area geografica che rappresentano un’opportunità industriale, ma bisogna implementare le condizioni per assecondare la domanda di traffici in crescita».

Ma i fondi pubblici non sono più quelli dei tempi del Pnrr e bisogna trovare vie alternative per alimentare gli investimenti. Consalvo un’idea chiara ce l’ha: «La finanza pubblica non ci consente di realizzare neppure il 30% degli obiettivi infrastrutturali sul mare e sulla logistica terrestre. Dobbiamo essere in grado di sviluppare la finanza privata e presentare alla Commissione europea progetti comuni dei nostri porti», intesi come i tre scali italiani del Nordest ma anche quelli esteri di Capodistria e Fiume, che il presidente dell’Adsp ricorda avere «gli stessi mercati di destinazione e, seppure con modelli di gestione e governance molto diversi, lo stesso interesse ad attrarre volumi in Alto Adriatico».

Nei suoi saluti istituzionali, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga invita il Nordest a «ragionare come grande piattaforma logistica unica: con gli altri porti dobbiamo proporci come sistema. I tre presidenti di Regione hanno una visione comune che punta a rafforzare i collegamenti infrastrutturali e aggiungo che l’asse adriatico è stato a lungo dimenticato rispetto a quello tirrenico». Tra le opzioni che possono aumentare traffici e stimolare il potenziamento infrastrutturale, Fedriga tocca quindi il capitolo dell’Imec, «asse strategico e scelta molto chiara del governo: non un’alternativa a Suez, ma un asset logistico in grado garantire ridondanza all’economia europea. Inoltre politicamente è strategico rafforzare i rapporti con India e paesi del Golfo».

E sul corridoio fra India, Medio Oriente ed Europa si concentra un intero panel, che mette a fuoco le tensioni geopolitiche del momento e i colli di bottiglia ormai consolidati a Hormuz e Suez. Il presidente di Trieste Summit Francesco Parisi invita allora perseguire il progetto Imec perché «Trieste non può rinunciare ai collegamenti. Per Parisi, «l’Imec è di grande attualità dopo la guerra in Iran e i 2.300 chilometri di ferrovia nella penisola araba sono sostenibili anche grazie alla disponibilità dei fondi sovrani arabi»

Ma mentre si guarda al futuro, serve pensare all’immediato. E qui gli operatori hanno idee chiare. Guido Raso, ad di Samer Seaports & Terminals, vede «un porto arrivato alla saturazione: servono spazi, digitalizzazione e meno burocrazia». Antonio Barbara, omologo di Hhla Plt Italy, punta ad alleviare il carico con i nuovi 4 ettari di piazzali dedicati al parcheggio dei rimorchi, ma sottolinea la necessità di «servizi h24 e velocità di sdoganamento per competere con i porti del Nord Europa». Jens Peder Nielsen, ad di Aquila, annota a sua volta che «il nostro progetto (quello del terminal ungherese, ndr) è strategico data la mancanza di spazi». Quanto alla frenata del governo di Budapest sul progetto, Nielsen si dice ottimista: «Stiamo preparando la documentazione ma aspettiamo il disco verde».

 

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