«L’autostrada Brescia-Padova a Cav, il Mit avvia la pratica»
Riassetto delle concessioni del Nordest, Pellegrini: «Il ministro ha chiesto una valutazione tecnica sull’in house»

Il riassetto delle concessioni autostradali del Nordest entra nella fase decisiva. Mentre per l’Autobrennero il ministero delle Infrastrutture punta a chiudere la procedura di gara prima della fine della legislatura, per la futura concessione della A4 Brescia-Padova è attesa entro la fine dell’anno la valutazione tecnica sull’ipotesi di affidamento in house a Cav. È il quadro delineato da Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione del Mit, intervenuta al Forum infrastrutture organizzato dal gruppo Nem a Padova.
Premessa al rinnovo delle concessioni autostradali è la legge Concorrenza, la 193 del 2024, che prevede la possibilità di due percorsi alternativi: la gara pubblica da un lato e l’affidamento in house a una società pubblica dall’altro nel caso in cui venga dimostrata la convenienza dell’operazione. La riforma nasce dalla revisione dei quindici Piani economico-finanziari (PEF) scaduti nel 2024, che hanno evidenziato problemi di sostenibilità in diverse tratte della rete nazionale.
«Non dipende dal fatto che uno sia bravo o meno bravo», ha spiegato Pellegrini. A incidere sono soprattutto il volume di traffico, il grado di ammortamento delle infrastrutture e il costo della loro manutenzione. «Più ponti e più gallerie ci sono, più l’infrastruttura costa».
In una prima fase la riforma avrebbe dovuto essere ancora più radicale, arrivando a ipotizzare un unico sistema autostradale - «l’utente non si accorge se il gestore è Cav, A22 o Aspi» - modello che avrebbe consentito di compensare le tratte con Pef sostenibili con quelle economicamente più deboli. Alla fine, il legislatore ha scelto un’altra strada, confermando la possibilità di ricorrere sia alla gara pubblica sia all’affidamento in house. Caso, quest’ultimo, in cui si trova la concessione della Brescia-Padova. «Il ministro ci ha chiesto una valutazione in ambito strettamente tecnico sulla convenienza dell’affidamento in house», ha spiegato Pellegrini.
«Stiamo aspettando la convenzione tipo del nuovo sistema che, proprio oggi, mi pare l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) abbia messo in consultazione», ha proseguito, «attraverso quella convenzione potremo fare l’ipotesi di piano economico finanziario e degli investimenti. Sulla base della convenienza poi, il Mit proporrà la soluzione alla Regione Veneto e quindi alla società». Tempi? Stretti a sentire Pellegrini. «Supponendo che a fine estate sia licenziata la convenzione tipo, entro la fine dell’anno potrebbe esserci la proposta da valutare da parte della società in house».
Quanto invece alla concessione dell’Autobrennero, la via è quella della gara. «Il Pef ci è tornato con alcune osservazioni, apporteremo le modifiche del caso e ritengo che a brevissimo verrà richiesta l’offerta ai soggetti che si sono qualificati nella prima fase della gara, in modo tale da riuscire ad arrivare all’aggiudicazione prima della chiusura della tornata elettorale, così come da indicazione del ministro» ha proseguito la dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Sull’ipotesi che il modello delle società in house possa essere meno efficiente di quello delle concessioni private, Pellegrini ha sgomberato il campo: «Le assegnazioni in house rispondono esattamente a tutte le norme e agli stessi criteri previsti da Art», ha detto ricordando che le regole applicate ai concessionari pubblici sono le medesime di quelle previste per i privati. A questo proposito, Pellegrini ha anticipato che il ministero sta ragionando con Art «sulla definizione di alcuni indicatori di prestazione che potranno essere messi in rapporto tra società in house e società private, in maniera tale che anche questo aspetto venga assolutamente fugato».
La legge Concorrenza prevede che per l’affidamento diretto debba esserci una convenienza. Che secondo Pellegrini c’è «perché gli utili vengono reinvestiti sul territorio, ma soprattutto a parità di condizioni e di efficienza della gestione». Un modello che, ha ricordato, nel caso di Cav ha già consentito di destinare gli utili a opere infrastrutturali individuate dalla Regione Veneto e approvate dal Ministero.
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