Veneto Est, le navi spingono l’export a +8,2% e crescono le vendite nel Mercosur

La presidente di Confindustria Veneto Est Paola Carron: «La Cina sta invadendo di beni a basso costo e alta tecnologia i mercati e anche il nostro territorio, mentre l’Europa rischia di rimanere ai margini»

Arianna Salvatori

 

Gli scossoni geopolitici mettono alla prova l’export della regione, ma non lo fermano. Nel primo semestre dell’anno, infatti, il Veneto orientale ha registrato una crescita nelle esportazioni dell’8,2%, attestandosi a 19,92 miliardi di euro. Un dato che, tuttavia, è pesantemente influenzato dalle vendite di navi e imbarcazioni negli Stati Uniti, che solo nel primo trimestre hanno raggiunto un valore di quasi 1,2 miliardi.

Al netto di questo effetto, però, lo scenario rimane positivo. Senza considerare la cantieristica, infatti, l’aumento dell’export nel Veneto orientale è dell’1,7%, contro il +1,2% del dato regionale, con un’accelerazione nel secondo trimestre, dove la crescita su base annua ha raggiunto il 3,1%.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, rivela l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confindustria Veneto Est, a registrare la crescita più importante, pari al 22,8%, sono le vendite nei Paesi del Mercosur, spinte dagli accordi di libero scambio in vigore da maggio dell’anno scorso. Seguono i mercati extra-Ue con un +16,1%: un dato trainato ancora una volta dagli Stati Uniti, dove l’export, al netto della vendita di navi, scende dal +74% al +0,5% (+6% nel solo secondo trimestre).

La quota di mercato più ampia, pari al 58,8%, rimane quella relativa ai Paesi Ue. Qui le esportazioni nel semestre sono aumentate del 3,3%, con performance particolarmente positive in Austria (+17,1%), Paesi Bassi (+8,9%), Spagna (+7,0%), Belgio (+11,7%) e Repubblica Ceca (+13,0%). A crollare sono invece le vendite nei Paesi del Golfo, frenate dalla guerra: -34,5% rispetto ai primi sei mesi del 2025.

Analizzando i singoli settori, si osserva che le vendite sono aumentate per quasi tutti i beni, ad eccezione di macchinari e apparecchi, che hanno registrato una flessione dello 0,6%, e del legno, le cui vendite sono calate di 2 punti percentuali. Guardando invece alle importazioni, si osserva un altro dato interessante: quelle dalla Cina sono aumentate del 62,8%, passando da 1,6 miliardi a 2,7 miliardi. Una spinta che arriva non tanto da prodotti a basso costo, quanto dai beni ad alta tecnologia, come computer e apparecchi elettronici.  A crescere in modo vertiginoso sono anche le importazioni dagli Stati Uniti, aumentate del 140%, soprattutto per effetto dell’acquisto di prodotti energetici come gas e petrolio.

«Le imprese del nostro territorio hanno dimostrato di saper resistere agli shock e di essere capaci di competere anche in una fase di incertezza globale senza precedenti, grazie a qualità e capacità di riorientare vendite e acquisti», ha commentato Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est. «Ma la resilienza di oggi non è però generalizzata e non può essere data per scontata domani. La crescita degli scambi si concentra sempre più in aree del mondo che stanno aumentando produzione, domanda, investimenti e capacità tecnologica, come la Cina, che sta invadendo di beni a basso costo e alta tecnologia i mercati e anche il nostro territorio, mentre l’Europa rischia di rimanere ai margini. Per l’Italia e per il Veneto, che hanno nell’industria e nell’apertura internazionale due dei loro principali punti di forza, la risposta non può essere una maggiore chiusura, ma una nuova strategia di competitività: più investimenti, più innovazione, maggiore autonomia strategica, a cominciare da energia e Ai. E soprattutto una politica industriale nazionale ed europea, capace di riportare l’industria manifatturiera al centro dell’agenda politica».

 

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