LegnoArredo, crolla l’export: «La fase critica non è finita»

A giugno le vendite negli Usa e in Germania sono calate dell’11,3% e del 7,8%. Nei primi sette mesi dell’anno, la flessione rispetto al 2025 è stata del 5,7%. Il presidente Claudio Feltrin: «Ora è fondamentale rafforzarsi all’estero»

Giulia Sacchi

 

Export del legno arredo in flessione: due dei mercati di riferimento del comparto, ossia Usa e Germania, fanno registrare dati negativi, rispettivamente del -11,3% e -7,8%. Una situazione che preoccupa. «Per una filiera che esporta oltre la metà della produzione, i dati del commercio estero rappresentano il principale termometro dello stato di salute del settore: seppur con qualche indicatore positivo, i dati di giugno 2026 su giugno 2025 e del cumulato dei primi sei mesi dell’anno ci dicono che la fase critica non è terminata, ma che instabilità geopolitica e numerose variabili continuano a mettere in difficoltà le nostre aziende».

Lo dichiara Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, commentando i dati export elaborati dal Centro studi della federazione su dati Istat. «A giugno l’export della filiera legno-arredo flette del 1,4%, dopo la brusca frenata di maggio (-10,1%) e porta il cumulato del periodo a -4,5% con un valore di 9,2 miliardi di euro, mentre il mercato interno si conferma stazionario (-0,7%), almeno per il mobile».

Tra i principali Paesi con perfomance negative figurano le prime quattro destinazioni dell’export italiano del legno-arredo: gli Usa con -11,3% slittano dal secondo al terzo posto della top ten, Germania -7,8%, Francia -4,6% e Regno Unito -5,3%. Gli Emirati Arabi Uniti a -15,2% escono dalla top ten. «Sarà fondamentale continuare a sostenere processi di internazionalizzazione e rafforzare la presenza delle imprese sui mercati esteri», prosegue Feltrin. «L'obiettivo è preservare la competitività internazionale della filiera attraverso anche politiche energetiche europee che tutelino le produzioni».

Guardando nello specifico alle esportazioni di mobili, nei primi sette mesi 2026 si attestano a 6,38 miliardi di euro, in calo del 5,7% rispetto allo stesso periodo 2025. Una dinamica che riflette le difficoltà di molti mercati strategici per il settore, in una fase segnata da rallentamento della domanda internazionale, tensioni geopolitiche e instabilità di alcune aree di riferimento per il made in Italy.

A pesare sul risultato cumulato sono soprattutto alcune delle principali destinazioni dell'arredo italiano. La Germania registra una flessione del 10,5%, il Regno Unito arretra del 7,1% e la Francia del 5%. Ancora più marcata la contrazione degli Usa (-12,9%) e quella della Cina (-17,7%), che continua a risentire delle difficoltà del proprio ciclo economico. Segno positivo invece per Spagna (+2,7%) e Svizzera (+5,5%).

Soltanto a luglio l'export italiano del mobile, dal valore 1,1 miliardi di euro, registra una flessione dell'1,3% rispetto allo stesso mese 2025, confermandosi come il miglior risultato mensile dei primi sette mesi dell'anno. I principali mercati restano deboli: Germania e Regno Unito segnano un calo del 10,1%, Francia un -1,9%, mentre gli Usa registrano un -2,5%. Proprio il mercato americano, tuttavia, evidenzia un elemento positivo, con la flessione più contenuta da inizio 2026.

«Accanto alle difficoltà dei mercati tradizionali emergono segnali di vivacità di destinazioni che stanno contribuendo a mitigare il calo complessivo dell'export di mobili», spiega il presidente di FederlegnoArredo. «A luglio spiccano le performance di Paesi Bassi (+19,7%), Spagna (+10,6%) e Svizzera (+4%), a conferma di come la diversificazione dei mercati sia leva strategica fondamentale per la competitività delle imprese italiane».

 

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