Trieste ridisegna l’hi-tech: Innova compra l’incubatore Bic
La società nata proprio nel campus succede a Bip e assume la regia dei futuri investimenti

Un passaggio di consegne che ridisegna gli equilibri dell’innovazione triestina. Biovalley Investments Partner (Bip), holding attiva nella ricerca e commercializzazione di farmaci orfani e nell’investimento in tecnologie avanzate per medicina e scienze della vita, ha ceduto lo scorso 3 luglio la propria partecipazione totalitaria in Bic Incubatori Fvg a Innova. L’operazione chiude il ciclo aperto nel 2021, quando Bip aveva rilevato l’incubatore per poi avviarne il rilancio digitale, e lo affida a un’azienda legata al campus quasi geneticamente.
Innova nasce infatti proprio dentro l’incubatore triestino, nel 2003, come prosecuzione della storica RadioTrevisan, con l’obiettivo di mantenere in città un polo di competenza nelle telecomunicazioni. Oggi è una realtà che progetta e produce hardware e software per le attività investigative delle forze dell’ordine, tanto da rappresentare, si legge nella nota, «un riferimento internazionale nel settore degli strumenti di intelligence» : chi oggi rileva l’incubatore ne era, fino a ieri, una delle imprese insediate.
Bic, dal canto suo, è attivo dal 1989 ed è stato privatizzato da Bip nel 2021. Da allora si è trasformato in un “Digital Innovation Hub”, punto di incontro tra ricerca, alta formazione e mondo dell’impresa, che oggi occupa più di 370 addetti in oltre quaranta aziende, con un fatturato aggregato superiore agli 85 milioni di euro: un salto di status confermato nel marzo 2025 dall’inaugurazione di una nuova infrastruttura digitale da 1,7 milioni di euro, pensata secondo i più aggiornati standard di cybersicurezza, un ambiente che il direttore generale Alberto Steindler aveva definito «caratterizzato dai massimi livelli di sicurezza».
«L’investimento nella digitalizzazione dell’incubatore ha aperto inaspettate prospettive per la continuazione della sua attività, che confidiamo conducano a una crescita importante», commenta il presidente di Bip Diego Bravar, che aggiunge, «Innova ha un legame ormai storico con l’incubatore e, tra le società del territorio, è certamente quella che meglio rappresenta un virtuoso percorso di crescita proprio nel settore Ict. Innova è, pertanto, la guida ideale per mettere a frutto l’investimento sulla modernizzazione e la digitalizzazione fatto da Bic negli ultimi anni».
Le due aziende, tuttavia, non si voltano le spalle. Entrambe utenti storici dei servizi del Bic, con i quartier generali nello stesso campus, continueranno a incrociare i percorsi: Bip continuerà a usufruirne e collaborerà con Innova nell’individuare nuove opportunità di investimento. «Per Innova raccogliere l’eredità di Bic rappresenta un passaggio storico e, al tempo stesso, altamente simbolico», ha dichiarato il presidente Nicola Salina. «È la dimostrazione che a Trieste è possibile costruire percorsi di successo e di continua crescita puntando su tecnologia e innovazione. Innova nel suo percorso passa da startup incubata al Bic a realtà capace di contribuire in modo propulsivo allo sviluppo del territorio». Il contesto nazionale aiuta a leggere la portata dell’operazione. Secondo il Report sugli incubatori e acceleratori italiani 2025 del Politecnico di Torino, su 206 strutture censite 132 sono private, il 65% del totale, ma solo il 17% riesce a coniugare i servizi tradizionali con l’acquisizione di quote societarie.
Le aziende già insediate, va precisato, restano soggetti indipendenti e non diventano partecipate di Innova: il loro status non cambia. Cambia invece chi investirà nelle prossime arrivate. Fino a oggi era stato Bip, socio di controllo di Bic, a costruire negli anni un portafoglio di partecipazioni nel BioHighTech locale. Da qui in avanti quel ruolo passa a Innova, che parteciperà al capitale sociale delle nuove startup ospitate nel campus, direttamente o attraverso Bic, con un ingresso selettivo, non automatico, in un territorio dove la densità dei ricercatori sul totale dei lavoratori ha toccato il 37 per mille, contro una media nazionale del 6 e una europea del 9.
Per Bip, intanto, la cessione libera risorse per i propri prodotti di punta: la strumentazione robotica per le terapie oncologiche targata ChemoMaker, l’informatica medica basata sull’intelligenza artificiale, il trasporto e lo stoccaggio sicuro dell’idrogeno nella catena dell’energia verde. Un disimpegno mirato: la holding fondata nel 2016 al Bic lascia il contenitore che l’ha vista nascere per concentrarsi su ciò che oggi ne definisce l’identità industriale.
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