Operazioni straordinarie: in Veneto un’impresa su due è pronta

Il Market Watch di Banca Ifis sulle Pmi del Veneto rileva per l'anno in corso che l'11% delle imprese stima di aumentare gli investimenti. Balice: «Numerose richieste di finanziamenti a medio-lungo termine destinati all'intelligenza artificiale e alla digitalizzazione»

Arianna Salvatori

 

Dopo una frenata nella pianificazione degli investimenti, le Pmi del Nordest stanno di nuovo iniziando a scaldare i motori, anche se in realtà non li hanno mai davvero spenti. E trattandosi di un territorio che genera il 16% dell’export italiano e l’11% del Pil, è decisamente una buona notizia. A partire dalla guerra in Ucraina, le continue tensioni geopolitiche hanno portato le imprese italiane a correre ai ripari, schiacciate dall'incertezza e dall'aumento dei costi. «Il Triveneto tuttavia si conferma un territorio resiliente», spiega Michele Balice, capo area di Banca Ifis, banca veneta specializzata nel credito alle imprese. «Le imprese hanno preso atto che questa situazione dura ormai da tempo e non possono permettersi di rimanere ferme troppo a lungo. Per questo hanno ricominciato a pianificare il proprio sviluppo e, di conseguenza, gli investimenti». E infatti, il Market Watch sulle Pmi del Veneto realizzato dalla banca rileva per l'anno in corso che, se il 71% delle imprese prevede di mantenere stabile il livello degli investimenti, l'11% stima addirittura di aumentarli.

Investimenti che, come illustra Balice, sono principalmente indirizzati verso innovazione e tecnologia. «Registriamo numerose richieste di finanziamenti a medio-lungo termine destinati all'intelligenza artificiale e alla digitalizzazione», spiega. Uno degli ambiti oggi prioritari, sul quale però il Nordest sconta ancora un ritardo: basti pensare che in Veneto l’adozione del Cloud da parte delle Pmi è del 63% contro il 79% della Lombardia e il 75% del benchmark nazionale. Un altro fronte importante poi è quello del green. «Dopo il primo shock energetico», commenta Balice, «le imprese cercano di ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali e investono sempre di più in impianti e tecnologie legate alla sostenibilità».

Banca Ifis, che nel Nordest serve più di 2.000 imprenditori, sta registrando inoltre un forte ritorno della richiesta di strumenti a supporto del capitale circolante, in particolare del factoring, dovuto al progressivo depotenziamento delle garanzie pubbliche. Cresce inoltre la domanda di factoring internazionale, che consente di coprire il rischio legato ai crediti commerciali ceduti e di accompagnare le imprese nelle operazioni con l'estero, sempre più attente alla gestione del rischio commerciale.

L’export è una leva fondamentale per l’economia del territorio: in Veneto il 58% delle Pmi è attivo sui mercati esteri (+10% rispetto alla media nazionale). In un contesto così esposto, le tensioni geopolitiche hanno inevitabilmente avuto un impatto rilevante. Nonostante questo, il 22% delle aziende esportatrici prevede di entrare in nuovi mercati nel 2026 o di incrementare le vendite all'estero. «Le imprese stanno cercando nuovi mercati sia per vendere sia per approvvigionarsi di materie prime», spiega Balice. «In una prima fase abbiamo registrato molta incertezza e notevoli difficoltà, sia sul fronte degli approvvigionamenti sia nella ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Oggi vediamo che alcune nuove destinazioni commerciali hanno acquisito maggiore rilevanza, anche se non hanno ancora raggiunto il peso di quelle precedenti. Gli advisor hanno svolto un ruolo fondamentale nell'accompagnare le imprese verso nuovi mercati», aggiunge, «ma in molti settori, come l'automotive, i percorsi di diversificazione sono ancora in costruzione».

Dal Market Watch emerge poi un altro tema centrale: quello del passaggio generazionale. Secondo l'indagine di Banca Ifis, una parte significativa delle Pmi continua a immaginare il tradizionale passaggio da padre a figlio, mentre aumenta anche il numero di aziende che prende in considerazione l'apertura del capitale a nuovi soci o il ricorso a investitori esterni. Più in generale, il 46% delle Pmi venete valuta operazioni straordinarie nei prossimi tre-cinque anni.

«Il nostro obiettivo è anticipare questo momento, non intervenire quando si è già trasformato in un'emergenza», chiarisce Balice. «Il passaggio generazionale va affrontato quando tutte le componenti dell'azienda sono ancora al loro posto e c'è il tempo necessario per pianificare il futuro in maniera ordinata. La notizia positiva è che la sensibilità verso questo tema è cresciuta».

 

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