Imprese, Zuenelli: «Più immigrati per essere competitive»

Il presidente della Loacker: «Per riportare il Nordest a ritmi di sviluppo più sostenuti occorre aumentare la produttività e la capacità di esportare prodotti a maggior valore aggiunto. È estremamente urgente un confronto con le istituzioni per favorire un’immigrazione mirata»

Sandro Moser

 

«L’innovazione non è più un’opzione: è la condizione necessaria per continuare a creare valore e mantenere occupazione qualificata sul territorio». Ulrich Zuenelli, presidente della Loacker, il notissimo gruppo dolciario altoatesino di Auna di Sotto, non ha dubbi sulla strada che il manifatturiero italiano deve prendere. I dati 2025 registrati dalla Banca d’Italia per il Trentino Alto Adige sono più rassicuranti di quelli registrati in Veneto e in linea con quelli del Friuli Venezia Giulia. Ma qualche criticità si intravvede. Con il tasso di disoccupazione ai minimi (1,8% in Alto Adige, 2,2% in Trentino), non si trova manodopera e nel 2025 l’export ha frenato: meno 0,4% in Alto Adige e meno 4,3% in Trentino. Il Pil regionale è stato sostenuto dal settore agricolo (mele e vino), dal fortissimo comparto turistico, e dai servizi. Tuttavia l’andamento del manifatturiero, dice Bankitalia «è rimasto debole».

Zuenelli, come valuta lo stato dell’economia regionale?

«La nostra economia dimostra una notevole capacità di tenuta, ma per tornare a ritmi di sviluppo più sostenuti sarà necessario aumentare produttività, innovazione e capacità di internazionalizzazione. L’Alto Adige non è in una situazione di crisi, ma in una fase di crescita contenuta che richiede nuove leve per tornare ad accelerare».

La manifattura fatica. Si tratta di una situazione contingente oppure di un trend strutturale?

«A mio avviso si tratta di una combinazione di fattori congiunturali e strutturali. Sul piano congiunturale incidono le tensioni geopolitiche, il rallentamento dell’economia dei principali Paesi europei, Germania e Austria in testa, la volatilità dei costi energetici, l’incertezza sui mercati internazionali, compreso il nuovo regime doganale statunitense, e ovviamente la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione degli ultimi anni e la bassa fiducia dei consumatori. Tuttavia, questa situazione mette in luce anche questioni strutturali che incidono negativamente sulla competitività internazionale. Tra questi spiccano gli elevati costi del lavoro alla luce della carenza di manodopera, non da ultimo a seguito dell’evoluzione demografica e del graduale pensionamento dei baby boomer».

Con la disoccupazione ai minimi storici, trovare manodopera è uno dei problemi più seri per le imprese.

«Le imprese e le istituzioni a tutti i livelli sono chiamate a confrontarsi con estrema urgenza per trovare soluzioni capaci di compensare il calo della popolazione occupabile attraverso un’immigrazione mirata e l’integrazione di lavoratori qualificati. In questo contesto qui in Alto Adige bisogna focalizzarsi sulla carenza di alloggi».

La frenata dell’export preoccupa. Quali azioni intraprendere per invertire il trend? Cercare nuovi mercati?

«La ricerca di nuovi mercati è certamente una parte della soluzione, ma non l’unica. L’esperienza dimostra che la crescita sostenibile dell’export deriva soprattutto dalla capacità di offrire prodotti ad alto valore aggiunto, innovativi e fortemente distintivi. Chi riesce a competere sulla qualità e sulla specializzazione è generalmente meno esposto alle oscillazioni congiunturali. Le imprese dovrebbero agire su tre fronti: diversificazione geografica abbinata ad investimenti di penetrazione focalizzati sui mercati chiave identificati, innovazione di prodotto e incremento della produttività. Non serve soltanto esportare di più, ma esportare meglio, con maggiore valore aggiunto e una presenza più equilibrata sui mercati mondiali».

Secondo uno studio dell’Ocse sull’industria del Veneto, la stagnazione attuale e il differenziale di crescita rispetto ad analoghe regioni europee derivano sostanzialmente da un problema di produttività, che può essere affrontato solo con un aumento degli investimenti nelle attività innovative ad alta tecnologia.

«Il tema della produttività sarà sempre più decisivo: la nostra struttura economica è composta prevalentemente da piccole e medie imprese, che possiedono straordinarie capacità di adattamento ma spesso dispongono di risorse più limitate per investire in ricerca, digitalizzazione e innovazione. Per questo ritengo fondamentale rafforzare la collaborazione tra imprese, università, centri di ricerca come l’Eurac di Bolzano e realtà tecnologiche internazionali. L’innovazione non è più un’opzione: è la condizione necessaria per continuare a creare valore e mantenere occupazione qualificata sul territorio».

Secondo le analisi della Banca d’Italia, un fattore chiave per il recupero di produttività e competitività sono gli investimenti nelle applicazioni di intelligenza artificiale. Però le imprese sono indietro.

«Condivido l’idea che l’intelligenza artificiale rappresenti una delle principali opportunità per aumentare la produttività delle imprese europee. In territori ad alto costo del lavoro come il nostro, la competitività futura dipenderà sempre più dall’efficienza, dalla qualità e dalla capacità di innovare. L’Ai può migliorare la pianificazione della produzione, la previsione della domanda, la gestione della qualità, la manutenzione degli impianti, la logistica e perfino il servizio ai clienti. Tuttavia, molte aziende si trovano ancora nelle fasi iniziali di adozione. Il vero salto di qualità avverrà quando l’Ai e la robotica androide verranno integrate nei processi quotidiani come uno strumento a supporto delle persone o dove i lavoratori mancheranno a causa del calo demografico, per ottimizzare anche la produzione e la logistica. La digitalizzazione è una priorità strategica per l’imprenditoria altoatesina: per questo in Loacker stiamo investendo nella trasformazione digitale e nella mobilizzazione dell’Ai per potenziare la nostra produttività e capacità competitiva».

 

 

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