Svolta nella dynasty Del Vecchio: Leonardo Maria al 37,5% in Delfin

Il quartogenito del fondatore di Luxottica annuncia di essere vicino a rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola: «Stiamo per raggiungere un accordo sul prezzo»

Luigi Dell'Olio

 

A quasi quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e architetto di uno dei più grandi patrimoni industriali d'Europa, lo stallo che ha congelato la governance della cassaforte di famiglia sembra poter arrivare a una svolta decisiva.

Quello che appariva come un labirinto legale senza uscita, bloccato tra veti incrociati e incertezze ereditarie, potrebbe risolversi grazie alla mossa di Leonardo Maria Del Vecchio. Il quartogenito dell’imprenditore, attuale chief strategy officer di EssilorLuxottica, ha deciso di rompere gli indugi per chiudere una volta per tutte la partita sulla successione e dare stabilità all’impero. Uscendo allo scoperto in un’intervista al Financial Times, Leonardo Maria ha confermato di essere in una fase avanzata per rilevare le quote di alcuni dei suoi fratelli, puntando a triplicare la propria partecipazione in Delfin, la holding lussemburghese che controlla anche Covivio e ha quote rilevanti in Mps, Generali e UniCredit.

«Siamo vicini a raggiungere un accordo sul prezzo», ha dichiarato il giovane manager, spiegando così la natura della sua iniziativa: «Ho detto chiaramente che sono disposto ad acquistare le loro quote per diventare l’azionista di maggioranza di Delfin, chiudere le questioni in sospeso relative al patrimonio di mio padre ed eseguire il suo testamento, che trova espressione nell’operato di Francesco Milleri (a capo sia di EssilorLuxottica, sia della holding di famiglia Delfin, ndr)».

Per comprendere la portata di questa manovra, bisogna guardare al complesso nodo della successione testamentaria. Alla morte del patriarca, la proprietà di Delfin è stata divisa in otto quote identiche, ciascuna pari al 12,5%, ripartite tra i sei figli, la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di quest’ultima, Rocco Basilico. Tuttavia, la proprietà non coincide sempre con il controllo: il testamento di Del Vecchio indicava una strada di continuità manageriale forte, ma l'eredità è rimasta in una sorta di limbo giuridico. Alcuni eredi hanno infatti faticato ad accettare pienamente l'eredità a causa di timori su potenziali pendenze fiscali o divergenze sulla valutazione degli asset, creando intoppi in una holding che richiede coesione per gestire miliardi di euro di partecipazioni. In termini legali, l'accettazione dell'eredità è l'atto con cui i successori subentrano formalmente nei diritti del defunto, ma nel caso Del Vecchio lo scontro tra i rami della famiglia ha reso questo passaggio un campo di battaglia burocratico durato anni.

L'operazione guidata da Leonardo Maria punta a rilevare il 25% totale detenuto dai fratelli Luca e Paola, portando la sua quota personale al 37,5%. Si tratta di un leveraged buyout, ovvero un acquisto finanziato attraverso un pool di banche, con il debito contratto che verrà ripagato nel tempo grazie ai generosi dividendi che Delfin incassa dalle sue controllate. Il valore di mercato di queste quote oscilla tra i 14 e i 15 miliardi di euro, anche se l'accordo tra i soci dovrebbe chiudersi a cifre più contenute.

«EssilorLuxottica è il nostro gioiello della corona e non vogliamo essere diluiti: Delfin deve avere cassa per finanziare un aumento di capitale un giorno, se necessario», ha sottolineato nell’intervista, evidenziando che la holding dispone di riserve ingenti, potenzialmente distribuibili per sostenere l'operazione. Nonostante la centralità del suo nuovo ruolo, il trentenne ha voluto precisare che non si tratta di una scalata ostile o di un atto di egocentrismo, quanto di un tentativo di riportare la pace in famiglia dopo anni di tensioni.

«Non intendo fare una mossa di potere, voglio ricostruire la fiducia dopo quattro anni di dispute», ha ribadito al quotidiano britannico, riferendosi al lungo periodo di incertezza iniziato subito dopo la morte del padre. Al momento, Luca e Paola hanno chiesto a un tribunale del Lussemburgo di fissare un prezzo equo per le loro partecipazioni e Leonardo Maria si è detto pronto ad attendere il verdetto del giudice o a trovare una quadra amichevole prima della sentenza. Se l'accordo si concretizzasse, e Leonardo Maria trovasse una via di convivenza con gli altri eredi rimasti in Delfin, si chiuderebbe l'era delle liti, lasciando spazio a una nuova fase in cui la gestione dell'impero tornerebbe a essere una questione di strategia industriale e non più di dispute legali. Un passaggio generazionale che non solo ridefinirebbe i pesi interni alla famiglia, ma blinderebbe il futuro della più grande multinazionale dell'ottica mondiale.

Riproduzione riservata © il Nord Est