Stevanato sopra le attese: crescono ricavi e margini

«Per il 2026 abbiamo approvato investimenti nell’ordine dei 250 milioni»

Roberta Paolini
Piombino Dese: Lavorazione alla Stevanato Group
Piombino Dese: Lavorazione alla Stevanato Group

 

Stevanato Group chiude il primo semestre con ricavi per 575,6 milioni di euro, in crescita del 7,3% e accelera nel secondo trimestre, quando il fatturato sale dell’8% a 302 milioni. A correre più dei ricavi è la redditività: nei sei mesi l’Ebitda rettificato raggiunge 144,1 milioni, in aumento del 17,7%, con un margine passato dal 22,8 al 25%.

«Il trimestre è centrato, siamo sopra le attese degli investitori», commenta Franco Stevanato, presidente e amministratore delegato del gruppo di Piombino Dese. «Abbiamo registrato una crescita dell’8% dei ricavi, mentre l’Ebitda è salito del 21%. Ma oltre alla trimestrale, che è in linea con la nostra traiettoria, ci sono trend qualitativi molto positivi: gli investimenti nei prodotti di fascia alta e a maggiore valore aggiunto continuano a dare risultati».

A sostenere i conti sono soprattutto le soluzioni ad alto valore aggiunto, cresciute nel trimestre del 16% a 135,9 milioni e arrivate a rappresentare il 45% del fatturato complessivo.

«Il peso dei prodotti ad alto valore aggiunto continua ad aumentare», sottolinea Stevanato. «È la conferma che gli investimenti compiuti dopo la quotazione, concentrati sull’alto di gamma, stanno andando nella direzione prevista».

La divisione Engineering ha invece chiuso il trimestre con ricavi in calo del 2% a 35,8 milioni, per la minore attività nei sistemi di trasformazione del vetro e di ispezione visiva dei prodotti farmaceutici. La redditività è però migliorata: il margine lordo è salito dal 6,6 al 12%, grazie al piano di ottimizzazione e al recupero delle attività danesi.

Nel semestre l’utile netto rettificato è aumentato del 13,2%, da 59,3 a 67,1 milioni, mentre quello contabile è sceso da 56,2 a 51 milioni. Nel solo secondo trimestre l’ultima riga si è infatti attestata a 23 milioni, contro 29,7 milioni dell’anno precedente, risentendo dei 12,2 milioni di oneri legati alla cessione della controllata californiana Balda C. Brewer. Al netto delle componenti straordinarie, l’utile trimestrale è cresciuto del 20% a 37,6 milioni.

«Era una piccola divisione non strategica, con circa 30 milioni di dollari di ricavi annui, che non rientrava più nel nostro percorso», spiega Stevanato. La società ha aggiornato la guidance 2026 per incorporare la cessione, un effetto cambi migliore delle attese e la maggiore crescita organica. I ricavi sono ora previsti tra 1,26 e 1,28 miliardi.

Il passaggio strategico più rilevante del semestre riguarda però Alina, l’iniettore a penna sviluppato internamente dal gruppo. Alcuni farmaci a base di liraglutide hanno ottenuto l’autorizzazione alla commercializzazione in diversi Paesi europei. Il dispositivo può essere utilizzato sia per il diabete sia per le terapie destinate alla gestione del peso. «Abbiamo iniziato a sviluppare Alina quasi otto anni fa negli uffici di ricerca e sviluppo di Milano - spiega il presidente -. Ora diversi clienti europei, e in prospettiva anche americani, potranno utilizzare questo drug delivery system, che integra al suo interno anche le nostre cartucce. È un prodotto sofisticato e ad alto valore aggiunto».

La produzione sarà concentrata nello stabilimento tedesco di Bad Oeynhausen, dove il gruppo ha riconvertito un’ampia ala in precedenza destinata alla realizzazione di prodotti standard per la diagnostica. «Stiamo installando capacità produttiva per diverse decine di milioni di pezzi all’anno», aggiunge il presidente. «Abbiamo già avviato un primo ciclo di investimenti e nei prossimi 12-18 mesi partirà un secondo round ancora più importante».

«Vent’anni fa fornivamo semplicemente i componenti in vetro», ricorda Stevanato. «Negli anni abbiamo iniziato a lavarli, siliconarli e sterilizzarli. Ora andiamo a preassemblarli nei dispositivi per la somministrazione. Il cuore rimane sempre il vetro, ma intorno costruiamo sistemi che migliorano la qualità di vita del paziente».

La traiettoria potrebbe portare il gruppo a estendere l’integrazione anche al riempimento dei dispositivi. «Se si proietta Stevanato nei prossimi anni, il mio grande obiettivo è arrivare a realizzare l’intero sistema», spiega il presidente. «Non è ancora un progetto chiarito e approvato dal board, ma rappresenta il possibile passaggio successivo del nostro percorso di integrazione».

Un percorso sostenuto da un piano imponente di risorse. «Per il 2026 abbiamo approvato con il consiglio investimenti nell’ordine dei 250 milioni», precisa Stevanato. «Stiamo investendo a Latina, dove parte una nuova linea ad alta velocità per le cartucce, in Germania per produrre questi device e a Fishers. È ancora una cifra molto importante. Dalla quotazione abbiamo investito circa 1,3 miliardi e, aggiungendo il capex di quest’anno, arriviamo vicino a 1,5 miliardi».

 

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