L’industria accelera un po’ ma la fiducia non risale
Confindustria Udine: nel secondo trimestre i fatturati a più 2,7% dal primo ma aumentano le imprese che si aspettano una produzione stabile a fine 2026. Luigino Pozzo: «Subito una forte risposta europea nelle politiche industriali»

Piccoli segnali di miglioramento, ma non si può parlare ancora di netta ripresa per l'industria della provincia di Udine: il secondo trimestre 2026 segna una crescita della produzione dello 0,7% rispetto ai primi tre mesi dell'anno, ma si è distanti dal recuperare pienamente i livelli 2025. La tenuta c'è, ma il contesto internazionale resta complicato, i costi sono alti e le imprese giocano la carta della prudenza.
È il quadro emerso dall'indagine congiunturale dell'ufficio studi di Confindustria Udine, nella quale si evidenzia che il fatturato aumenta del 2,7% rispetto al primo trimestre 2026. Continua inoltre a crescere il grado di utilizzo degli impianti, che raggiunge l'82,5%, rispetto al 77,8% del primo trimestre 2026.
Anche il mercato del lavoro conferma una buona tenuta: gli occupati aumentano dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. L'analisi per settori invece evidenzia andamenti differenziati: la meccanica torna a mostrare una dinamica positiva (+0,1% congiunturale e +2,1% tendenziale), recuperando dopo il rallentamento registrato nei primi mesi dell'anno. La siderurgia registra un lieve incremento rispetto al trimestre precedente (+0,4%), ma rimane leggermente negativa nel confronto col secondo trimestre 2025 (-0,5%). Il legno-arredo, comparto maggiormente esposto alla debolezza dei consumi e del mercato del contract, evidenzia un lieve miglioramento rispetto ai primi tre mesi dell'anno (+0,3%), ma continua a risultare in flessione su base tendenziale (-3,3%).
Positiva anche la dinamica di alimentare (+1,2% congiunturale, +1,0% tendenziale), carta (+4,2% e +4,9%), chimica (+6,3% e +0,8%), gomma e plastica (+1,0% e +2,0%). I materiali da costruzione evidenziano il recupero congiunturale più marcato (+7,7%), pur mantenendo una variazione negativa nel confronto con lo scorso anno (-1,7%).
Se i dati consuntivi delineano un quadro complessivamente di tenuta, le indicazioni provenienti dalle imprese per i prossimi mesi risultano invece più caute: soltanto il 19% prevede un aumento della produzione. Sale invece dal 40% al 72% la quota di imprese che prevede una sostanziale stabilità dell'attività produttiva, mentre il 9% si attende una diminuzione.
Il peggioramento delle aspettative riflette un contesto economico internazionale che continua a rimanere incerto: alla guerra in Ucraina si è aggiunto il conflitto in Medio Oriente. Il prezzo del petrolio è schizzato, quello del gas naturale anche. L'inflazione si mantiene attorno al 3% e dovrebbe rimanere superiore a tale livello sino a inizio 2027. In questo contesto la Banca centrale europea, a giugno, ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base.
Per il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, «il secondo trimestre 2026 conferma la capacità di tenuta del sistema manifatturiero provinciale, che continua a evidenziare moderati miglioramenti di attività, fatturato, utilizzo degli impianti e occupazione. Rimane tuttavia elevata la prudenza delle imprese, che guardano ai prossimi mesi con crescente cautela in un contesto internazionale ancora fortemente condizionato da tensioni geopolitiche, elevata volatilità dei mercati energetici e assenza, al momento, di segnali che facciano prevedere una rapida conclusione dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente».
Pozzo conclude dando la sveglia all'Europa: «Da un lato, le tensioni geopolitiche alimentano costi energetici e incertezza, dall'altro la diffusione dell'Ai continua a sostenere investimenti, commercio dei beni e servizi ad alta tecnologia e mercati finanziari. Gli effetti sono però differenziati tra le principali economie: gli Usa beneficiano di minore dipendenza energetica e leadership tecnologica, mentre la Cina è sostenuta dall'export manifatturiero e tecnologico», afferma. «L'area dell'euro resta più esposta ai rincari dell'energia e mostra una crescita più contenuta, anche per il minore contributo degli investimenti legati alle nuove tecnologie. In tale scenario, una forte risposta europea, in termini di politiche industriali, non è più rinviabile».
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