Sirmax sfida l’incertezza: ricavi a quota 400 milioni
La multinazionale italiana con sede a Cittadella in provincia di Padova, tra i leader mondiali nella transizione dai polimeri vergini alle soluzioni ingegnerizzate ad alte prestazioni, affronta la complessità potenziando alcune direttrici che già caratterizzano il proprio business modeI. Il presidente Massimo Pavin: «Apriamo nuovi settori e nuovi mercati»

Stabilità è la parola che connota l’andamento di Sirmax Group, che ha chiuso il 2025 in linea con l’anno precedente, registrando un fatturato di 400 milioni di euro. In un contesto generale segnato da elementi di discontinuità, la multinazionale italiana con sede a Cittadella in provincia di Padova, tra i leader mondiali nella transizione dai polimeri vergini alle soluzioni ingegnerizzate ad alte prestazioni, dedicate ai settori più diversi, affronta la complessità potenziando alcune direttrici che già caratterizzano il proprio business model.
«Il primo trimestre è stato a budget, ma il secondo è migliorato grazie alla nostra abilità nel muoverci durante i momenti di discontinuità del mercato», spiega il presidente di Sirmax, Massimo Pavin, «lo abbiamo fatto basandoci sia sul nostro modello di business, (multicountries, multiproducts e produzione sostenibile) sia sulla nostra organizzazione lean, che ci permette di essere veloci nel dettare la strategia contingente. Abbiamo chiuso il primo semestre a 201 milioni di euro di fatturato ed è un risultato positivo».
Lo scenario internazionale non è dei migliori e, pur confermandosi tra i protagonisti del proprio settore, Sirmax evidenzia delle difficoltà che non sottovaluta, alle quali antepone un approccio costruttivo: «Viviamo momenti di discontinuità, in un mondo che permane instabile e dominato da tensioni geopolitiche», prosegue il presidente, «non è facile fare impresa, ma dobbiamo attraversare questi momenti come opportunità per esplorare nuovi settori e nuovi mercati. Oggi, ritengo che la difficoltà maggiore sia quella di fare sistema per proteggere la manifattura europea. I beni di largo consumo, penso alle auto o agli elettrodomestici, provengono sempre di più dai paesi asiatici e questo provoca la chiusura di qualche nostra impresa. Le industrie europee seguono regole precise e normative stringenti, e questo è giusto, ma l'Asia non lo fa, non è tenuta a farlo, e questo crea disparità tra chi produce in Europa e chi produce in Asia. Chi entra in Europa dovrebbe rispettare le stesse regole che rispettiamo noi. L’Europa deve proteggere la sua manifattura, su questo il mondo politico ed economico devono fare sistema».
Attiva dagli anni Sessanta, oggi Sirmax è arrivata ad una presenza industriale internazionale significativa, con 13 stabilimenti produttivi, di cui sei in Italia, due in Polonia, uno in Brasile, due negli Stati Uniti e due in India, oltre a filiali commerciali in Italia, Francia, Spagna e Germania. Proprio in questi giorni, il gruppo celebra i vent’anni di presenza in Polonia, con un sito che conta 132 dipendenti, 16 linee produttive e una capacità installata di circa 85 mila tonnellate l’anno su oltre 100 mila metri quadrati di superficie complessiva. Con 850 dipendenti e un fatturato di circa 420 milioni di euro, Sirmax continua a crescere in Europa, Americhe e Asia. «Sono traguardi resi possibili da un percorso di investimento e crescita solido e coerente, sviluppato in sinergia con le comunità locali», dice Pavin.
Tra i fattori cruciali della mission del gruppo, c’è la sostenibilità, un ambito affatto nuovo per Sirmax. «Su questo versante abbiamo adottato un approccio a 360 gradi», aggiunge il presidente, «e intendiamo continuare su questa strada, sviluppando soluzioni sempre più innovative, che favoriscano la transizione verso un'economia più circolare. Da molti anni, investiamo nella valorizzazione delle materie prime seconde e nello sviluppo di materiali in grado di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più attento agli aspetti ambientali. Ma la sostenibilità non riguarda soltanto ciò che produciamo: riguarda, in particolare, il modo in cui lavoriamo ogni giorno, I risultati migliori non nascono mai dal lavoro di una singola persona», conclude Massimo Pavin, «nascono dalla capacità di costruire una squadra, di valorizzare competenze diverse e di creare un ambiente nel quale ciascuno possa sentirsi parte di un progetto comune».
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