Secondo trimestre in crescita (+0,7%) per la produzione industriale in provincia di Udine
Resta negativo il confronto con lo stesso periodo del 2023, rispetto al quale la produzione industriale segna un -2,4%. A dirlo è l’indagine congiunturale dell’Ufficio studi di Confindustria Udine

Nel secondo trimestre 2025 il comparto manifatturiero della provincia di Udine ha evidenziato segnali di tenuta e capacità di reazione, con un miglioramento dei livelli produttivi rispetto al trimestre precedente, nonostante il contesto macroeconomico internazionale rimanga caratterizzato da volatilità della domanda e da forte incertezza geopolitica.
L’indagine congiunturale condotta dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine rileva una variazione congiunturale positiva della produzione industriale pari a +0,7% rispetto al primo trimestre 2025. Su base annua, tuttavia, il confronto con il secondo trimestre 2024 registra una contrazione tendenziale del -2,4%. Analogo l’andamento delle vendite: +2% rispetto al trimestre precedente, ma -2,4% in termini tendenziali.
L’utilizzo medio degli impianti si attesta al 77%, in crescita rispetto al 75,2% del primo trimestre e al 73,2% del quarto trimestre 2024, segnalando una maggiore intensità produttiva. L’occupazione mostra stabilità con una variazione congiunturale leggermente positiva (+0,5%), a conferma della resilienza del mercato del lavoro manifatturiero locale.
L’analisi per comparto evidenzia un quadro eterogeneo:
- Meccanica: +2,9% congiunturale; -0,9% tendenziale
- Siderurgia: -0,5% congiunturale; -3,1% tendenziale
- Legno-arredo: +3,9% congiunturale; -1,0% tendenziale
- Alimentare: +4,3% congiunturale; +4,3% tendenziale
- Carta: -9,1% congiunturale; -12,1% tendenziale
- Gomma e plastica: +5,0% congiunturale; +3,0% tendenziale
- Chimica: -2,5% congiunturale; -8,6% tendenziale
- Materiali da costruzione: -10,1% congiunturale; +5,8% tendenziale
Ne emerge un rafforzamento congiunturale in segmenti chiave come meccanica, legno-arredo e alimentare, che hanno sostenuto la dinamica complessiva del manifatturiero provinciale, e legato in parte anche ad acquisti anticipati delle imprese in vista dei dazi.
Sul fronte delle aspettative, il sentiment imprenditoriale resta improntato alla cautela: il 68% delle imprese prevede stabilità dei livelli produttivi nei prossimi mesi, il 22% attende un’espansione e solo il 10% ipotizza una contrazione. Le principali preoccupazioni restano legate all’evoluzione del commercio internazionale, anche a seguito dell’inasprimento dei dazi, in particolare quindi del mercato statunitense, secondo sbocco commerciale della provincia dopo la Germania. Le imprese esportatrici verso gli USA devono affrontare un trade-off tra l’assorbimento dei costi tramite compressione dei margini e l’adeguamento dei listini, con il rischio di perdita di quote di mercato.
L’attuale volatilità del contesto commerciale internazionale rappresenta al tempo stesso un rischio e un’opportunità, richiedendo alle imprese un rafforzamento della produttività, un consolidamento della competitività estera e una maggiore diversificazione dei mercati di sbocco.
In tale quadro, il piano infrastrutturale tedesco potrà, ma solo dal prossimo anno, favorire una ripresa della crescita europea, con benefici attesi anche per il Friuli-Venezia Giulia, mentre l’auspicata distensione geopolitica e la politica monetaria più accomodante della BCE costituiscono ulteriori fattori di sostegno.
A livello globale, sarà determinante l’integrazione con i Paesi emergenti e in via di sviluppo, attesi a crescere del 5,1% nel 2025, confermandosi motore dell’economia mondiale.
«Stiamo affrontando una lunga lista di sfide, tutte complesse ed interconnesse tra loro – commenta il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo -. Viviamo infatti un’epoca di transizioni simultanee: geopolitica, energetica, climatica, tecnologica, demografica. Ci confrontiamo con crisi internazionali, nuovi muri commerciali, una concorrenza internazionale che guarda soltanto ai rapporti di forza».
«Eppure – continua Pozzo – le prospettive economiche globali, in un contesto che sappiamo essere sfidante, mostrano anche opportunità. La resilienza già dimostrata dalle nostre imprese in questi anni dimostra che gli investimenti in innovazione, sostenibilità e competenze delle risorse umane, rafforzano la competitività e contribuiscono a rendere le nostre imprese più forti nel medio termine. I dati congiunturali ci dicono che la crescita è relativamente modesta, ma resiliente e auspicabilmente in via di ripresa, con fondamentali, in particolare l’occupazione, che al momento risultano soddisfacenti, considerato il contesto».
“In definitiva, pur attraversando un anno che si annunciava come particolarmente difficile, il nostro sistema produttivo sta ancora una volta dando prova di capacità di adattamento. Finora, larga parte di questo sforzo di adattamento è venuto dal settore privato, in particolare da una base manifatturiera tenace, che ha mostrato solidità, nonostante la grande instabilità delle nuove relazioni geopolitiche e commerciali. Ciò che è rimasto indietro è il settore pubblico ed è lì che bisogna avere il coraggio di cambiare marcia. Le nostre imprese stanno facendo del loro meglio, ma è chiaro che vanno accompagnate e sostenute. É quantomai urgente una politica industriale europea in grado di sostenere la competitività del nostro sistema produttivo. La dimensione nazionale e territoriale, che in ogni caso non va mai trascurata, è insufficiente. Solo insieme potremo raggiungere obiettivi che non riuscirebbero a conseguire da soli, specialmente in un mondo dominato da superpotenze come gli Stati Uniti e la Cina, mentre altri attori stanno emergendo con forza. Abbiamo necessità, oggi non domani, di una Europa, protagonista e non comprimaria, che non sia solo mercato, ma anche politica industriale, difesa comune, energia condivisa e ricerca strategica”.
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