Riforma dell’artigianato, più flessibilità e crescita
Il Cdm approva lo schema di decreto legislativo che aggiorna la legge del 1985. Superati i vecchi limiti societari e di organico per favorire nuovi investimenti. Confartigianato e Cna Fvg soddisfatte: «Risultato di una battaglia storica»

Un aggiornamento atteso da oltre quattro decenni per ridefinire le regole del gioco di uno dei motori del tessuto economico nazionale. Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, lo schema di decreto legislativo che riforma la legge quadro sull’artigianato risalente al 1985. Il provvedimento dà attuazione alla delega prevista dalla legge annuale sulle Pmi del 2026, intervenendo per superare i vincoli societari, garantire maggiore flessibilità organizzativa e promuovere il ricambio generazionale. Modifiche a lungo attese e per questo accolte con entusiasmo dai vertici delle associazioni di categoria degli artigiani, anche in Friuli Venezia Giulia.
«La riforma della legge quadro sull’artigianato, risalente ad oltre quarant’anni, è un passo necessario per accompagnare l’evoluzione di uno dei pilastri della nostra economia e del Made in Italy», ha dichiarato Urso. «Offriamo così alle imprese artigiane regole più moderne e nuove opportunità di crescita, rimuovendo gli ostacoli che ne hanno frenato lo sviluppo e creando le condizioni per un contesto più dinamico e competitivo».
I punti chiave
Il Mimit segnala anzitutto la revisione dei vincoli societari: un’impresa potrà mantenere la qualifica artigiana anche se i soci che vi lavorano non sono numericamente la maggioranza, purché detengano oltre la metà del capitale. Sul fronte dell’operatività territoriale, le aziende potranno contare su un massimo di tre unità locali artigiane, anche al di fuori della circoscrizione della propria Camera di commercio, purché sotto la direzione dell’imprenditore. Introduce flessibilità anche la norma che consente di affidare la responsabilità tecnica a un collaboratore qualificato anziché necessariamente al titolare.
Per favorire il passaggio di competenze verso i giovani, il testo valorizza il “maestro artigiano” e la “bottega-scuola” . Infine, la legge di Bilancio accoglierà la misura per la crescita dimensionale: le imprese con sette anni di iscrizione continuativa all’albo potranno incrementare le assunzioni entro limiti più elevati senza perdere lo status artigiano.
Confartigianato
Un quadro come detto che è stato ben accolto dalle rappresentanze datoriali in regione. «Soddisfazione del mondo artigiano per un decreto legislativo che aggiorna norme del settore ormai risalenti a quarant’anni fa» è la prima dichiarazione del presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti. «È il risultato di una battaglia storica che abbiamo condotto per adeguare le regole a un mondo produttivo profondamente cambiato e dare alle aziende un quadro normativo adeguato per investire, innovare e creare occupazione».
Tilatti richiama i punti qualificanti del testo, in particolare «l’aumento dimensionale delle imprese, l’ingresso ai soci solo finanziari di un’impresa artigiana, la qualifica artigiana legata alla maggioranza del capitale detenuta da soci artigiani e non più alla semplice maggioranza numerica dei soci artigiani, la possibilità di aver fino a tre unità locali anche al di fuori della circoscrizione della propria Camera di Commercio». Novità che «potranno contribuire a dare un importante slancio alla consolidata presenza artigiana in Friuli Venezia Giulia, nel rispetto di tutti i soggetti imprenditoriali operanti sul nostro territorio» conclude Tilatti.
Cna
Sulla stessa linea il giudizio di Cna Fvg. «Si tratta di una conquista storica, per la quale Cna si è battuta con determinazione a tutti i livelli» evidenzia il presidente regionale Maurizio Meletti. «La legge vigente risaliva a più di 40 anni fa: nel frattempo è cambiato il mondo, tra digitale e nuovi modelli produttivi, mentre la normativa sull’artigianato era rimasta sostanzialmente ferma. Finalmente viene adeguata alla realtà di oggi». Per Meletti il superamento dei vecchi tetti dimensionali rappresenta la chiave di svolta: «Da oggi un’impresa può ingrandirsi senza rinunciare alla propria natura artigiana. È un passaggio fondamentale perché riconosce che l’artigianato non è una dimensione dalla quale uscire per crescere, ma un’identità da valorizzare. È una riforma che guarda al futuro e che offre nuove prospettive di competitività alle nostre imprese». Cna Fvg sottolinea inoltre la clausola per le attività storiche o nate artigiane da almeno sette anni: «Potranno mantenere lo status di azienda artigiana anche se decidessero di aumentare i propri collaboratori, con un’attenzione particolare nei confronti delle maestranze e degli apprendisti: crescere non significherà più doversi snaturare».
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