A San Francisco il primo locale 100% friulano: Frico e cjarsons nel menù
L’iniziativa “Made in Friuli” di quattro giovani che hanno rilevato e ristrutturato un ex ristorante francese e ci hanno messo dentro «tutto il Friuli che potevamo». Ora puntano ad aprire anche a New York e Chicago

I colori del piccola Patria – giallo e blu – nell’insegna e un nome che non ha bisogno di spiegazioni “Polenta – trattoria friulana”. Stiamo parlando del primo ristorante con menù 100% made in Friuli in terra statunitense. Lo hanno aperto al numero 803 di Fillmore Street, vicino ad Alamo Square, nel centro storico di San Francisco, accanto alle cosiddette Painted Ladies, le fotografatissime case colorate di epoca vittoriana, quattro imprenditori, Alex Corazza di Codroipo, Patrick Fantini Corazza di Faedis, Marco Zorzettig di Cividale e Giulio De Monte Gaspardo di Cordovado.
I due Corazza (non sono parenti, solo omonimi) hanno già da 11 anni un business consolidato in California, un import di vini delle zone più vocate, con brand quali Tunella, Kante, Specogna, Canus, Moschioni, Castelvecchio, Tiare e altri. Un’azienda che fattura oltre 2,5 milioni di euro ed è in continua crescita, nonostante abbia passato i tempi difficili del Covid prima e dei dazi trumpiani più di recente. «Ma oggi distribuiamo con successo i vini internazionali, come Sauvignon e Pinot grigio, ma anche Ribolla gialla spumantizzata e Prosecco», dicono i giovani imprenditori.
Adesso lo step successivo, l’apertura del locale, che loro considerano una sorta di chiusura del cerchio. «Abbiamo rilevato e ristrutturato un ex ristorante francese – raccontano – e dentro ci abbiamo messo tutto il Friuli che potevamo, gli arredi in legno, le sedie di Manzano della New Line, i piatti in ceramica, oltre agli ingredienti più tipici, come la polenta che è quella del Mulino Pussini di San Pietro al Natisone o il prosciutto crudo di San Daniele». L’apertura ad agosto, dopo un anno di preparazione per la ricerca della location adatta, in un ambiente dove si percepisse subito il tocco friulano e la sensazione di essere a casa. Una quarantina i coperti e ottimi riscontri della clientela.
Il menù scritto in marilenghe e in inglese si basa esclusivamente su piatti della tradizione friulana e goriziana e viene cambiato stagionalmente. Cosa si può trovare nella carta? Come antipasti tre modi di cucinare la polenta, alla piastra, alla griglia con condimento e le chips di polenta, il classico frico, il prosciutto con il cren, affettati e formaggi, il crudo Dop di San Daniele. La scelta dei primi spazia dai tagliolini con il prosciutto crudo, i cjarsons, gli gnocchi di patate burro e salvia e i tagliolini alla busara. Tra i secondi lubjanska e gulasch, per i dolci l’immancabile tiramisù e lo strudel di mele.
«Abbiamo portato avanti la nostra filosofia imprenditoriale – aggiungono Alex Corazza e Patrick Fantini Corazza –, abbiamo sempre pensato che il Friuli sia una terra ricchissima di opportunità e occasioni, ma ancora poco valorizzata e conosciuta all’estero. Speriamo di rappresentare una breccia per una regione che per noi è casa. Nella nostra trattoria “Polenta” proponiamo i vini che importiamo in America e la birra che stiamo producendo in regione».
Lo chef del ristorante di San Francisco è un altro friulano, Michele Gargani, e tra cucina e sala lavorano una decina di persone. «Qui i locali funzionano molto a quartieri, abbiamo un grandissimo supporto dalla gente della zona, sono contentissimi del cibo servito. Anche la comunità italiana, piuttosto folta, ci è stata di grande supporto e ultimamente vengono a trovarci pure un po’ di turisti, si tratta di una clientela eterogenea. Frico, gnocchi e polenta sono i piatti che vanno per la maggiore. Vengono a trovarci anche produttori di vino della Napa Valley per cercare confronto e condivisione sulle varie etichette».
Il ristorante “Polenta” è infine diventato punto di riferimento per il Fogolar che celebra i suoi eventi annuali. Il sogno dei imprenditori? Allargare il business, in città come New York e Chicago, grazie a una proposta di cucina “etnica” chiara e identitaria.
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