La redditività del latte Fvg passa dal Montasio Dop

Sono in tutto 26 i prodotti certificati in regione e valgono 1,3 miliardi di euro. Il vino fa la parte del leone con 826 milioni, il doppio dei 436 milioni del food. Il commercio agroalimentare internazionale premia la qualità e la tipicità

Riccardo De Toma

 

Un sistema che conta 26 prodotti tra Dop e Igp tra cibo e vino, con 3. 500 operatori e un valore economico generato di 1,3 miliardi, stima probabilmente da ritoccare all’insù, perché basata su dati 2024 (e in forte crescita). È il peso della “Dop economy” in Friuli Venezia Giulia, al centro ieri del convegno “Latte & Formaggi Fvg: economia, sostenibilità, territorio”, promosso da Confcooperative Alpe Adria nella sala convegni CrediFriuli di Udine. A fare la parte del leone il vino, che incide per due terzi sul valore del settore, con un apporto di 862 milioni, doppio rispetto al comparto food (436 milioni), anch’esso però in forte crescita e con forti margini di miglioramento per la filiera lattiero-casearia e il Montasio, la sua punta di diamante. Un comparto, questo, chiamato a rafforzare la propria competitività, puntando su qualità, trasformazione e prodotti capaci di spuntare prezzi più remunerativi.

Dagli interventi è emerso uno scenario complesso a partire dal quadro internazionale, che vede la produzione mondiale di latte in continua crescita. Ma crescono anche gli squilibri tra offerta e domanda, alimentano la volatilità dei prezzi e l’incertezza degli operatori, come emerso dall’intervento di Alberto Menghi, ricercatore del Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia. Nel 2025, per la prima volta dal 2002, il prezzo globale del latte ha superato i costi totali di produzione, ma la situazione è tornata a peggiorare, con una discesa del 20% rispetto ai picchi dello scorso anno. Da qui l’importanza di saper valorizzare la capacità di trasformarlo in formaggi distintivi. La differenza di remunerazione può essere enorme: dai circa 47 euro per quintale del latte destinato ad altre produzioni industriali ai 96 euro (con punte di 128) di quello conferito alla filiera del Parmigiano Reggiano. A fare la differenza, ha spiegato Menghi, sono la qualità, la segmentazione dell’offerta, le razze allevate, la stagionatura e la certificazione.

Il Montasio rappresenta, in questo senso, una risorsa strategica, ma anche una sfida. Nel 2025 la produzione certificata nazionale si è attestata a 5.620 tonnellate tra Fvg e Veneto, in calo del 16,8% rispetto al 2020, quando superava le 6.700 tonnellate. In regione si concentrano 3.339 tonnellate, per un valore alla produzione di circa 30 milioni, cresciuto del 30%. Numeri che confermano il potenziale della denominazione, ma richiedono una strategia condivisa per rafforzarne il posizionamento commerciale. La necessità di investire sulle produzioni a maggiore valore aggiunto è stata ribadita da Fabio Del Bravo, della direzione filiere e analisi dei mercati di Ismea. Dal 2012, ha spiegato, il commercio agroalimentare internazionale premia sempre più i prodotti caratterizzati da qualità e tipicità, mentre cresce il turismo enogastronomico. Le indicazioni geografiche non sono più una nicchia, ma protagoniste dell’agroalimentare italiano. La registrazione di una denominazione, tuttavia, è soltanto il primo passo: servono filiere strutturate, consorzi di tutela capaci di accompagnare le imprese e strategie che integrino promozione, sostenibilità e turismo.

Concetti questi, su cui è soffermato anche Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg e coordinatore del settore cerealicolo nazionale della confederazione, sottolineando il ruolo di presidio e governo del territorio svolto dalle imprese e dalle coop agricole. A lui il compito di concludere il dibattito, aperto da Serena Mizzan, presidente di Confcooperative Alpe Adria. Intervenuti anche Piero Tonassi, direttore di Confccoperative Alpe Adria, Pier Giorgio Sturlese, presidente della fondazione Agrifood & Bioeconomy Fvg, Chiara Zanon e Jessica Pessotto, di Bofrost Italia, che hanno portato l’esperienza dell’impiego del Montasio e di altri prodotti Dop e Igp nelle preparazioni industriali. Anche la grande industria agroalimentare, quindi, guarda all’obiettivo strategico di fare sistema trasformare il patrimonio delle produzioni del territorio in valore economico duraturo.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est