Dal legno carbone verde per l’acciaio con il nuovo impianto firmato Pinosa
L’azienda di Tarcento lo ha presentato alla fiera di Monaco di Baviera

Già distintasi in passato per il carattere innovativo dei suoi macchinari, l’azienda Pinosa di Tarcento – che da ormai 47 anni fa scuola, su scala mondiale, nel settore della prima lavorazione della biomassa legnosa vergine per scopi energetici – si è nuovamente imposta all’attenzione dei mercati internazionali con una novità appena presentata alla prestigiosa fiera “Interforst” di Monaco di Baviera, evento di risonanza planetaria che si tiene con cadenza quadriennale.
«Abbiamo esposto un impianto all’avanguardia, che ancor prima di apparire nella manifestazione ha raccolto un successo tale da procurarci commesse in Scozia, Slovacchia e Bosnia; sono già arrivate richieste anche dagli Stati Uniti e dall’Australia», racconta il Ceo Mauro Pinosa, spiegando che «si tratta dell’applicazione di un’idea concepita una decina d’anni fa». Ovvero: «Realizzare un macchinario ad altissima produttività da inserire nel ciclo di trasformazione del legno in carbone vegetale, che è C02 neutrale, da utilizzare nel processo di produzione dell’acciaio al posto dell’inquinante carbon fossile. Abbiamo creato un impianto pilota in Brasile, per la lavorazione di tronchi di eucalipto, che hanno diametri limitati. Il successo ottenuto in quell’esperienza ci ha spinto a progettare qualcosa di molto più grande, in grado di lavorare automaticamente segmenti con diametro fino a un metro», chiarisce Pinosa, precisando che «con la chiusura di numerose segherie nel mondo c’è abbondanza di tronchi di diametri notevoli che presentano però grossi problemi di lavorazione con gli impianti attualmente disponibili sul mercato».
Il “FAM/V1000”, controllato da computer, lavora senza bisogno di operatori, è in grado di programmare la produzione di qualsiasi sezione dei segmenti in base alle esigenze del cliente, offrendo materiale finito – legna da ardere, combustibile per impianti di cogenerazione o appunto per la produzione di carbone vegetale – che può superare i 350 quintali all’ora. «Il tutto – evidenzia il Ceo – funziona con un motore elettrico da soli 30kW, la produzione di scarti è limitatissima, quella di polveri è inesistente e il prodotto finito ha un notevole valore aggiunto». Sta infatti già facendo concorrenza al cippato, che per essere realizzato ha bisogno di macchinari energivori con motorizzazioni da centinaia di kW (dai quali derivano polvere e scarti) e il cui prezzo sul mercato è scarsamente remunerativo.
Fondata nel 1979, Pinosa – apparecchiature giallo-blu in omaggio alla bandiera friulana – sta passando alla seconda generazione: ì grazie alla tecnologia e all’intraprendenza del figlio di Mauro, Luigi, è riuscita a introdursi in mercati complessi come quelli di Usa e Canada. «Ricerca, innovazione, robustezza, sicurezza di esercizio, produttività con bassi consumi energetici sono il nostro credo da sempre, premiato dai mercati internazionali con un export che supera l’85%: oltre che in tutta Europa, siamo presenti nelle Americhe, in Africa, Oceania, Giappone e Corea del Sud», evidenzia il Ceo, documentando che «secondo il giudizio dei maggiori esperti del settore i macchinari Pinosa sono gli impianti più moderni, sicuri, produttivi e completi attualmente presenti sulla scena internazionale». L’azienda è a “ciclo completo”: progetta e costruisce internamente ogni parte dei suoi macchinari (dalla sfera della carpenteria a meccanica, oleodinamica, elettrica e software), occupa oltre 30 persone e genera un fatturato di 5 milioni di euro. «Disponiamo di un portafoglio ordini che già copre tutto il 2027 – conclude Pinosa –, tanto che siamo alla ricerca di nuovo personale per i vari reparti».
Riproduzione riservata © il Nord Est








