Produzione industriale in risalita. Confindustria Veneto Est: «Dalla manovra serve più coraggio»
Nel secondo trimestre dell’anno, la produzione registra un incremento del +3,2% su base annua (dopo il +0,8% del primo trimestre), più marcato per le medio-grandi imprese (+3,5%) e le altre attività manifatturiere (+4%), sostenuta dall’accumulo precauzionale di scorte e da un export più vivace delle attese.

Il contesto globale di grande incertezza non ferma l’attività manifatturiera nel Veneto orientale. L’indagine condotta da Fondazione Nord Est e Confindustria Veneto Est mostra segnali incoraggianti per l’economia del territorio. Nel secondo trimestre dell’anno, la produzione registra un incremento del +3,2% su base annua (dopo il +0,8% del primo trimestre), più marcato per le medio-grandi imprese (+3,5%) e le altre attività manifatturiere (+4%), sostenuta dall’accumulo precauzionale di scorte e da un export più vivace delle attese. Numeri che proiettano il primo semestre 2026 delle aziende manifatturiere e dei servizi ad una variazione tendenziale del +2%.
La situazione internazionale, con guerre e rincari di beni energetici e non, incide però sulle attese di produzione. Il 67,6% degli imprenditori delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo stimano stabilità tra luglio e dicembre, mentre è in aumento per il 18,2% (dal 16,5 della precedente ricerca). «In uno scenario di incertezza globale senza precedenti, le imprese del nostro territorio mostrano una capacità di tenuta tutt’altro che scontata e livelli elevati di produzione», commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est. «Pesano tuttavia i forti rincari dei prezzi energetici, mediamente superiori del 61% rispetto ai principali competitor Ue, e delle materie prime e le difficoltà di approvvigionamento che hanno già inciso sull’attività delle imprese, eroso inevitabilmente i margini e assorbito liquidità per far fronte alle bollette. Il tempo della cautela è finito. Ora più che mai occorre agire con urgenza e in modo strutturale, a livello nazionale ed europeo, su energia, produttività e burocrazia per tornare a crescere del 2% l’anno».
Nel secondo trimestre dell’anno migliora il fatturato dell’industria, condizionato da un nuovo aumento dei prezzi alla produzione, con un buon contributo di entrambe le componenti: +4,8% il fatturato nazionale, +5% il fatturato estero, sintesi di una crescita sia per i mercati Ue (+5,1%) sia per quelli extra Ue (+5%). Gli ordini registrano un più contenuto aumento tendenziale dello 0,7%. Pressoché stazionaria, ma in segno positivo l’occupazione (+0,1%). La ripresa delle ostilità nel Golfo infiamma intanto i prezzi delle materie prime, energetiche e non. Tra aprile e giugno la quota di chi segnala la crescita , sale sino al 65% rispetto allo stesso periodo del 2025 (32,1%), con punte del 68,9% nelle piccole imprese.
L’inflazione rimane alta, sono saliti i tassi di interesse che freneranno il credito: costo del denaro in aumento per il 21% delle imprese (dal 13,6% del primo trimestre), a fronte del 75,7% che lo rileva stabile. Liquidità aziendale tesa per il 13,1%. Gli industriali del Veneto orientale continuano a subire l’elevata incertezza internazionale, che incide su margini, consumi e investimenti, con timori di nuovi rincari di energia e altri fattori produttivi.
Le previsioni per luglio-dicembre sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi: il 18,2% delle imprese prevede un aumento, il 14,2% una diminuzione, a fronte del 67,6% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in calo per il 26,5%, stabili per il 58,7%. Segnali contrastanti sulla domanda estera, in calo per il 21,7%, stabile per il 58,1% ma in crescita per il 20,1% (il 28,7% nelle medio-grandi). Il 38,7% prevede nuove assunzioni (il 45,9% tra 25-99 addetti). Lo scenario incerto resta prudente, ma non ferma la spesa per investimenti fissi lordi, prevista stabile da sei imprese su 10 (59,6%), in contrazione per il 24,0%, ma in espansione per il 16,5% (dal 11,2%), anche grazie al rinnovo degli incentivi all’acquisto di beni strumentali, con l’iper-ammortamento.
Per far fronte all’instabilità dei prezzi delle materie prime, la presidente Carron chiede di «accelerare il mercato unico dell’energia e fissare un tetto ai prezzi per colmare il divario tra i Paesi Ue, una riforma non di facciata del sistema Ets che ha fatto schizzare il prezzo delle quote CO2 tre o quattro volte più alto rispetto ai concorrenti americani e asiatici». Confindustria Veneto Est chiede inoltre che nella prossima Legge di Bilancio vengano «utilizzate risorse della clausola di Salvaguardia Ue per ridurre i costi per famiglie e imprese, offrendo alle aziende energia a prezzi calmierati a fronte di investimenti in rinnovabili».
Gli industriali veneti puntano a consolidare un sistema di incentivi «stabile, semplice e pluriennale», per poter programmare e spingere gli investimenti in macchinari e in formazione, riqualificazione e nuove competenze. «Ma anche realizzare uno “shock” burocratico estendendo a tutto il Veneto e alle Regioni del Nord, già con la prossima manovra, e tenendo conto delle specificità territoriali», prosegue Carron, «le politiche di semplificazione amministrativa, accelerazione industriale e degli iter autorizzativi: fattori indispensabili per rafforzare la competitività e attrarre investimenti, come è già avvenuto con la Zls Venezia-Rovigo e con la Zes, in linea con l’Industrial Accelerator Act. È questa la politica industriale di cui il Paese e il Veneto hanno bisogno: meno ostacoli, più imprese, più produzione, più lavoro».
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