Cartubi cresce nelle nuove costruzioni: ordini da Guardia di Finanza e Tunisia

Il cantiere triestino produrrà un’ammiraglia da 60 metri per la Gdf e pattugliatori per la ricerca dei migranti. Fatturato 2025 a 43 milioni, in due anni utile raddoppiato

Diego D'Amelio

 

Dalle riparazioni alle nuove costruzioni, che vanno ad aggiungersi alle tradizionali attività di manutenzione e carpenteria. Il cantiere navale Cartubi di Trieste sta ampliando il raggio d’azione: appena effettuata la cerimonia del taglio della lamiera per la nuova ammiraglia della Guardia di Finanza e annunciato ieri l’avvio della produzione di due pattugliatori per la Garde Nationale tunisina, che a giugno ne ha già ricevuti tre.

L’azienda

Dotato di 25.000 metri quadrati di aree coperte e 65.000 scoperte, il cantiere sorge in due comprensori separati ai lati dell’arsenale Fincantieri di Trieste. Oltre alle due banchine di proprietà, Cartubi può utilizzare il bacino Fincantieri e dispone di quattro gru, tre pontoni e una piattaforma semisommergibile da 4.000 tonnellate per i vari. L’azienda opera nel campo delle manutenzioni navali, che svolge in proprio o in subappalto per Fincantieri, che si serve di Cartubi per la produzione di quasi tutti i fumaioli delle navi da crociera e per altri lavori di carpenteria.

Tra gli ultimi lavori di rimessaggio figurano gli interventi sul Vespucci, ma pure quelli in trasferta a Palermo su una piattaforma Saipem nelle vesti di prime contractor. Il salto definitivo è però quello delle nuove costruzioni, iniziate nel 2012 con un rimorchiatore multipurpose per Ocean, cui è seguito l’ordine di un’unità gemella consegnata nel 2022 e impegnata nel servizio antinquinamento per l’oleodotto Siot. Fra 2020 e 2026, Cartubi ha realizzato poi quattro imbarcazioni da 35 metri per il trasporto passeggeri nei grandi laghi italiani. Al 2024 risale invece la costruzione della struttura di uno yacht da 67 metri per conto del cantiere Benetti.

Gli ultimi ordini

Risale a pochi giorni fa il taglio della lamiera per la costruzione della P05 Judrio, nuova ammiraglia della Finanza per il pattugliamento d’altura delle acque territoriali. L’unità è lunga 60 metri, vale 45 milioni, è dotata di propulsione ibrida (fino a 26 nodi di velocità) e ha un’elevata capacità di tenuta del mare grazie alla sua prua ad ascia: sarà la nave più grande che Cartubi abbia mai costruito dall’inizio alla fine, con consegna nel 2028.

Neppure il tempo di metabolizzare l’avvio dei lavori, che il cantiere ha annunciato ieri la realizzazione di due pattugliatori finanziati dall’Unione europea e costruiti per conto di Civipol, società del ministero degli Esteri francese che si occupa di controlli di frontiera e gestione dei flussi migratori. Le unità saranno girate da Civipol alla Garde Nationale tunisina, che nelle scorse settimane ne ha ricevute altre tre, finanziate invece dall’Onu e realizzate anche in questo caso da Cartubi, grazie a una commessa da 14 milioni. Si tratta di pattugliatori da 20 metri e 33 tonnellate di dislocamento, capaci di raggiungere i 35 nodi, autoraddrizzanti ed equipaggiati con termocamere per il recupero di corpi in mare, essendo usati per attività di individuazione e salvataggio dei migranti impegnati a raggiungere le coste europee dal Nord Africa.

Il bilancio

Cartubi conta 85 dipendenti diretti e altri 300 lavoratori provenienti da ditte esterne. La società navalmeccanica ha appena depositato un bilancio da 43,3 milioni di fatturato, derivante dalle grandi commesse del new building, ma anche da decine di impegni di minore entità fra manutenzioni e carpenteria. Il 2025 si chiude con un calo notevole dei ricavi (-17,8%), ma ciò è imputabile allo sfasamento delle tempistiche tra firma dei contratti, lavorazione e incasso degli stati di avanzamento lavori. Il margine operativo lordo è di 2,77 milioni (+4,5%), mentre l’utile netto vale 1,43 milioni, in crescita del +8,8% sul 2024 e raddoppiato rispetto al 2023. Buone le prospettive per il 2026, grazie a un portafoglio ordini stimato in 83 milioni e ricavi del primo trimestre pari a 11 milioni (+11,3% sul 2025).

Impresa familiare

Nata nel 1973 dall’unione di cinque artigiani triestini del settore navale, Cartubi si basa ancora oggi su un modello familiare, che vede le famiglie Franco, Millo e Viola (tutte orgogliosamente originarie di Muggia) detenere le quote della società, insediata negli spazi che furono dello storico cantiere San Marco. Tra quote familiari e personali, la maggioranza è nelle mani di Mauro Franco, ad e presidente dell’azienda, che rappresenta nel complesso due terzi del capitale. Per il numero uno, «Cartubi ha preso anche la strada delle nuove costruzioni perché il mondo sta evolvendo e c’è forte richiesta di mezzi navali militari, paramilitari e di pattugliamento. Si era creato un vuoto in Italia per la costruzione di questi manufatti e abbiamo individuato una nuova fetta di mercato assieme alle riparazioni e manutenzioni. Le nuove commesse arrivano grazie all’ottimo lavoro del nostro staff tecnico e commerciale: è stato fatto un investimento sulle persone e questo ha portato ottimi risultati. Non è un mestiere facile, ma con umiltà riusciamo a tenere il passo e abbiamo saputo tenere duro nei momenti difficili, che capitano normalmente nella cantieristica». E qui Franco sfodera l’orgoglio dell’impresa familiare: «I manager chiudono la porta e vanno via. Noi sappiamo cosa significa impegnarsi ogni giorno per la tenuta di un’azienda, che è giunta alla seconda generazione. Consideriamo sacro il lavoro, essendo cresciuti in questo cantiere».

 

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