Innoway risparmia sui costi, focus sulle linee aggiuntive
Al tavolo ministeriale l’azienda annuncia di poter rispettare le scadenze del 2027 investendo 20 milioni in meno rispetto ai 70 previsti dall’accordo di programma. Regione e sindacati: «La società acceleri sul service e produca anche ruote e assili»

Venti milioni in meno per condurre in porto la reindustrializzazione del sito di Bagnoli della Rosandra alle stesse condizioni. Innoway lo ha annunciato per la prima volta ieri al tavolo di monitoraggio del ministero delle Imprese, durante il quale la joint venture tra Msc e Innofreight ha spiegato che i 70 milioni inizialmente stanziati per gli investimenti fino al 2027 saranno ridotti a 50, grazie a ottimizzazioni e costi più bassi per l’avvio della fabbrica, senza che ciò comporti una modifica della road map. L’impegno resta quello di arrivare alla piena occupazione entro luglio 2027, quando si andrà a regime con la produzione di mille carri ferroviari all’anno. Istituzioni e sindacati prendono atto, incalzando tuttavia l’azienda (che nell’accordo di programma della crisi Wärtsilä e nei successivi tavoli di confronto ha assicurato un investimento da 104 milioni fino al 2029) ad approfittare delle economie ottenute per rompere gli indugi sulle produzioni aggiuntive in fase di valutazione.
L’incontro in sede ministeriale ha come oggetto principale proprio gli investimenti. Regione e sindacati chiedono che i 20 milioni siano investiti ora sulla produzione in house di ruote e assili, che la società contava di internalizzare più avanti. Innoway non prende impegni sul punto, ma starebbe conducendo interlocuzioni con un gruppo italiano che potrebbe entrare nel segmento come partner tecnologico: novità sono attese a settembre. Ruote e assili occuperebbero metà della terza campata dell’impianto, impegnata per l’altra metà dalla linea di montaggio e verniciatura dei telai dei vagoni. Le altre due campate sono quelle della produzione dei carrelli e dell’assemblaggio dell’intero vagone.
I vertici di Innoway offrono alcuni aggiornamenti che vanno incontro alle richieste delle istituzioni, informando di aver scelto fornitori italiani per realizzare le linee di saldatura e verniciatura dei telai. I nomi sono per ora riservati, ma si parla di un’azienda piemontese per i macchinari per la verniciatura e un’impresa veneta per i robot per la saldatura. Tre robot per la produzione dei carrelli sono stati invece già installati e altri dovrebbero arrivare. L’azienda conferma infine i dati già presentati in Regione due settimane fa: produzione di 340 vagoni singoli e doppi dall’inizio delle attività (con l’obiettivo di realizzarne 650 nel solo 2026) e 127 dipendenti full time su 240, con previsione di arrivare a 160 entro gennaio.
L’assessore al Lavoro Alessia Rosolen riconosce a Innoway «il rispetto dell’accordo di programma e l’impegno profuso per garantire la piena reindustrializzazione del sito e l’impiego di tutti i 240 lavoratori», ma chiede anche che «le ottimizzazioni dei costi, stimabili in circa 20 milioni, si traducano nell’opportunità di anticipare ulteriori investimenti legati alla produzione di ruote e alle manutenzioni che possono incrementare anche il numero di occupati». Rosolen apprezza inoltre «gli sforzi nell’ultimo anno per rafforzare la catena di approvvigionamento con aziende italiane. La Regione vedrebbe con grande favore la collaborazione di Innoway con altre realtà italiane di primissimo livello per la produzione di ruote e assili». L’ultimo passaggio è sul nodo occupazionale: «L'attenzione ora deve concentrarsi sui lavoratori e il loro rientro prima della fine della cassa integrazione, prorogata fino a luglio 2027», dice Rosolen.
In una nota unitaria, Fim Fiom e Uilm, «oltre a riconoscere i passi avanti compiuti rispetto ai mesi precedenti nei quali sia era accumulato un certo ritardo, ribadiscono l'importanza di dare completezza al piano industriale. In particolar modo poniamo l'accento sulla terza campata, ritenendo fondamentali le attività che potrebbero aggiungersi a garanzia della sostenibilità del sito e della piena occupazione». Per l’Usb, «le eventuali economie non possono tradursi in una riduzione del progetto industriale: le risorse risparmiate devono rimanere a disposizione di stabilimento e occupazione, confermando integralmente il volume complessivo degli investimenti previsto nell’accordo, pari a 104 milioni».
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