Poste, semestre con utile record a 1,2 miliardi: ora la sfida Tim

I profitti migliorano del 3,5 per cento, ricavi a 6,8 miliardi. Confermate le stime per l’anno in corso e i dividendi. Con il via dell’Opas il mercato guarda alla nuova strategia

Luigi Dell’olio

 

Poste Italiane accelera nel percorso di crescita e diffonde le stime su tempistiche e benefici attesi dall’integrazione di Tim. Ieri il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha diffuso i risultati del primo semestre, che si è chiuso con ricavi per 6,8 miliardi, in crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il business tradizionale che accorpa corrispondenza, pacchi e distribuzione ormai vale meno di un terzo (2 miliardi), mentre 3 miliardi sono imputabili ai servizi finanziari, poco meno di un miliardo al ramo assicurativo e 860 milioni a Postepay. Le attività finanziarie investite dai clienti di Poste italiane hanno raggiunto 613 miliardi, in crescita di 13 miliardi rispetto a dicembre 2025, grazie a una raccolta netta di 2,7 miliardi nei prodotti di investimento, a conferma del trend positivo del ramo Investimenti vita e previdenza.

L'Ebit adjusted (che misura il guadagno di un'azienda, calcolato eliminando dai conti le poste straordinarie e irripetibili) ha raggiunto 1,8 miliardi, con un aumento del 6,8% e l'utile netto si è attestato a 1,2 miliardi, in progresso del 3,5% anno su anno. Nel comunicato diffuso da Poste viene evidenziato che si è trattato del miglior primo semestre in termini di ricavi, Ebit adjusted e utile netto. Del Fante ha evidenziato che si è trattato del quinto semestre consecutivo di conti record sul fronte dei ricavi, rivendicando «la solidità e la resilienza del modello di business della nostra piattaforma».

Un contributo è arrivato anche dalla disciplina dal lato dei costi, saliti del 4,1%, a 5,5 miliardi. Questi risultati sono un punto di partenza più che di arrivo, secondo il manager di Poste, considerato che lunedì scorso è partita l’Offerta pubblica di acquisto e scambio su Tim, destinata a concludersi l’11 settembre. L’obiettivo è unire i servizi di telecomunicazione di Tim con la forza distributiva, finanziaria, logistica e di vendita energia di Poste Italiane. Oltre a riportare il gruppo di tlc (dopo la cessione della rete al fondo Kkr) sotto una regia italiana a controllo statale, creando sinergie operative e un gigante multiservizio per cittadini e imprese.

A spingere i conti semestrali sono stati anche i risultati del solo secondo trimestre, chiusosi con un utile netto di 594 milioni, in aumento del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, e ricavi per 3,4 miliardi (+3,9%), battendo le stime degli analisti grazie alla tenuta dei comparti assicurativo e dei servizi finanziari. Le previsioni per l’intero esercizio in corso – che non includono l’integrazione di Tim – sono state confermate, mentre la società fa sapere di avere in programma la presentazione del piano industriale «della nuova realtà integrata nel primo trimestre del 2027».

Intanto, «anche per il 2026, il gruppo Poste Italiane conferma la centralità del risparmio postale e l'attenzione all'offerta di prodotti e servizi che risultino al passo con l'evoluzione dei bisogni dei clienti», si legge nel comunicato che accompagna i risultati. «Sono in corso le negoziazioni con Cassa depositi e prestiti per il rinnovo dell'accordo Cdp-Poste sul servizio di raccolta del risparmio postale per gli anni 2027-2030». Per il cfo Camillo Greco, l’obiettivo è conseguire «una maggiore performance (rispetto al passato, ndr) per ridurre il più possibile i deflussi di risparmio postale». Nel corso della seconda parte dell'anno il gruppo «sarà impegnato nella realizzazione della riorganizzazione interna, che vede la creazione di un polo finanziario mediante l'integrazione del business dei pagamenti con i servizi finanziari per il rafforzamento dell'approccio cliente-centrico, l'ottimizzazione dell'allocazione del capitale all'interno del gruppo e la massimizzazione delle sinergie, anche con la semplificazione della struttura operativo», ha spiegato Del Fante.

Rispondendo agli analisti in conference call in merito al rilascio di capitale connesso al nuovo polo finanziario, l’ad ha sgombrato il campo da dubbi sul modello del gruppo: «Nessuna intenzione di chiedere una licenza bancaria. Non siamo una banca e non lo saremo mai con licenza bancaria». Del Fante ha evidenziato che la riorganizzazione sotto un’unica struttura per la gestione dei rischi finanziari consentirà di interagire in modo più efficiente con i regolatori, puntando a «liberare capitale aggiuntivo e permetterci di assumere più rischio sul bilancio, aumentando il margine di interesse netto».

 

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