Le Pmi del Nordest fuori dalla tempesta, ma il 39% pensa che la crisi peggiorerà

L’indagine condotta tra gli imprenditori di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Migliorano le aspettative degli imprenditori per i prossimi mesi. Ma l’Indice di performance resta fermo e la ripresa appare ancora lontana

Daniele Marini

La flotta delle Pmi del Nordest è senza vento in poppa. Se, rispetto a tre mesi fa, cala la quota di imprese che segnalano un peggioramento delle condizioni, tuttavia non aumenta chi ha conosciuto un miglioramento. Si amplia, invece, il gruppo di quante non hanno visto miglioramenti né peggioramenti: una condizione di bonaccia. Considerato che il primo trimestre si era chiuso con un sentiment degli imprenditori da «profondo rosso», il secondo terzo dell’anno segnala un allentamento della flessione. Nel contempo, però, non si intravede ancora un’accelerazione positiva.

Sono questi gli orientamenti di un ampio gruppo di testimoni privilegiati fra imprenditori e manager di piccole e medie imprese interpellati da Community Research&Analysis per i quotidiani del gruppo Nem, con Ben - Bussola dell’Economia del Nordest. Ben è promosso da Finergis, società consortile cooperativa di garanzia collettiva fidi per monitorare in modo continuativo l’economia del territorio e raccogliere la voce diretta delle Pmi del Nordest, al fine di comprenderne esigenze, criticità e prospettive di sviluppo.

La preoccupazione prevalente di imprenditori e manager è concentrata soprattutto sul nostro paese e a livello europeo, più ancora che a livello regionale e mondiale. Le valutazioni sull’andamento attuale dell’economia riportano valori ancora negativi rispetto al passato, ma in attenuazione. Tant’è che la misura sintetica del saldo di opinione (differenza fra crescita e flessione), risale per assestarsi a -27,2 per l’ambito regionale, nazionale (-41,2) ed europeo (-36,0). Solo l’ambito internazionale (-9,8) nonostante i conflitti bellici sembra avere una risalita più decisa.

Dunque, per le Pmi il sistema produttivo regionale risente in misura relativamente minore le difficoltà generali, ma non accelera. Di conseguenza, il saldo dell’Indice di performance, che sintetizza l’insieme delle diverse indicazioni, si attesta a -41,8, in discesa dal -49,7 di marzo 2026, ma ancora distante dal -30,5 del settembre 2025. È possibile individuare differenziazioni nelle opinioni dei testimoni privilegiati. Le imprese friul-giuliane denunciano un indice leggermente migliore (-45,2) rispetto a quelle venete (-48,6), dove però sono maggiori le imprese in crescita (7,0%; 3,2% in Fvg). I settori sono tutti attraversati da difficoltà, ma le costruzioni denunciano un esito peggiore (-51). Com’è intuibile, la dimensione costituisce una variabile determinante: le micro (-47,7, meno di 9 addetti) e le piccole (-43,8, 10-49 addetti) denunciano una sofferenza che si assottiglia fra le più strutturate (-36,4, oltre 50 addetti).

Per il prossimo trimestre del 2026, imprenditori e manager intravedono una dinamicità positiva dell’economia: la negatività non scompare, ma perde decisamente d’intensità. L’attesa verso l’Italia e l’Europa vede permanere le difficoltà, ma il saldo di opinione si attesta rispettivamente a -25,9 e -24,8, in allentamento rispetto al trimestre precedente (-45,2 e -43,0). Anche per il Nordest e a livello globale si prevedono performance meno negative: rispettivamente -18,7 e -4,9, anche in questo caso assai migliorative rispetto a marzo scorso (-38,2 e -37,3). Le prospettive, quindi, risultano meno negative della situazione attuale. Anche il saldo dell’Indice sul futuro risulta negativo (-30,8), in miglioramento verso il primo trimestre (-53,8), ma distante dal settembre 2025 quando si collocava a -17,7. Le valutazioni sono più preoccupate fra i friul-giuliani (-37,5) rispetto ai veneti (-31,1). Le costruzioni risultano con le prospettive meno rosee in assoluto (-43,1). Chi guida una micro (-33,2, fino a 9 addetti) e piccola impresa (-33,3, 10-49 addetti) fa previsioni decisamente più negative rispetto a chi ha un’impresa più strutturata (-10,3, oltre 50 addetti). L’uscita dalle difficoltà è percepita da pochissimi (13%, similmente ai precedenti trimestri). Cresce l’attesa (o la speranza?) che entro l’anno si avrà un’inversione di tendenza: 58,5% (era il 36% a marzo). E diminuiscono quelli che immaginano di dovere attendere oltre un anno (9,3%; 30,7% a marzo). La flotta delle Pmi auspica che il vento riprenda a soffiare per riprendere una navigazione. Ma, come indica anche Banca d’Italia, sarà bene che si doti di un proprio motore.

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