PiovanGroup non si arresta: «Avanti con le acquisizioni, al miliardo in tempi rapidi»
L’azienda veneziana, a due anni dall’ingresso di Investindustrial nel capitale, mira a consolidare la sua posizione nei macchinari per il settore delle plastiche e crescere nell’alimentare. Il ceo Filippo Zuppichin: «Leader anche in Asia»

«Le linee di sviluppo non sono cambiate con l'ingresso di Investindustrial nel 2024, perché la strategia dell'azienda era già chiara. Il fondo ha solo aiutato ad accelerarle». È così che Filippo Zuppichin, amministratore delegato di PiovanGroup, sintetizza la fase che sta attraversando il gruppo che produce macchinari per le linee produttive delle fabbriche. Le acquisizioni annunciate quest’anno, prima gli accordi vincolanti per Mix&Co e Bht, poi l'intesa per Aasted con la quale la divisione Food & Powders punta a raggiungere un fatturato di circa 200 milioni, non segnano una svolta improvvisa, ma l'accelerazione di un percorso industriale costruito da anni. «Quando ci siamo quotati in Borsa nel 2018, abbiamo dovuto introdurre una serie di elementi nuovi che hanno dato forza e struttura all'azienda. Il fondo ha mantenuto tutto questo e si è focalizzato su alcuni elementi importanti per la crescita», aggiunge Zuppichin.
Quali sono oggi gli obiettivi?
«Da un punto di vista strategico di crescita, l'azienda ha l'obiettivo di consolidare la sua posizione, già forte nell'ambito dei polimeri, andando a inglobare tecnologie che ancora non possiede oppure a rafforzarsi in quelle poche aree geografiche dove ancora non è il numero uno. Allo stesso tempo, vogliamo sviluppare il settore alimentare: come fatto nei polimeri, abbiamo l'ambizione di arrivare a essere i numeri uno nell'ambito delle macchine per il food e consolidare una leadership di mercato. Nel food, di recente abbiamo acquisito una posizione importante che ci permette di avere una certa leadership nelle macchine per fare cioccolata, tavolette, e così via. È uno degli obiettivi strategici».
Di che aree geografiche stiamo parlando?
«Se parliamo della divisione polimeri, siamo già numeri uno in Nord America, Sud America ed Europa. Non lo siamo ancora in Asia, che rappresenta ancora uno spazio di crescita per consolidare una leadership globale. Nell'ambito food, partiamo da una posizione che è cresciuta molto: siamo partiti con un'aziendina da due milioni nel 2016 e siamo arrivati a 50-60 milioni oggi. Però abbiamo l'ambizione di creare un'azienda leader, quindi dobbiamo arrivare a fatturare svariate centinaia di milioni. Lì, un po' tutte le aree geografiche sono da consolidare».
La plastica riciclata continua a essere un'area strategica per voi?
«Assolutamente sì. Negli ultimi due anni, complice una legislazione non sempre favorevole e un mercato europeo non particolarmente ricettivo, c'è stato un rallentamento. Allo stesso tempo, abbiamo cominciato a sviluppare mercati come l'India e altri Paesi asiatici, dove si è iniziato a fare uso di plastica riciclata, e abbiamo ottenuto progetti importanti».
Quali sono stati gli avanzamenti più importanti?
«In questo ambito abbiamo sviluppato varie tecnologie nuove, alcune molto promettenti, in collaborazione con l'Università di Padova e da noi brevettate. Dovrebbero dare contributi significativi per produrre packaging alimentare usando plastica riciclata».
Di cosa si tratta?
«A breve lanceremo una tecnologia che permette di riscaldare la plastica riciclata e rifonderla senza degradarla. Con i metodi tradizionali si tende a degradare il materiale, noi abbiamo introdotto una nuova metodologia per scaldarla e mantenere, a livello molecolare, l'elemento compatto per poter essere riutilizzato. È una novità appena lanciata in fiera e installeremo a breve la prima applicazione».
Quindi, nonostante le difficoltà, andate avanti .
«È impensabile tornare indietro. Ormai tutte le tecnologie, l'automobile elettrica, il medicale, l'aerospaziale, hanno bisogno di polimeri. Il 90% di quello che consumiamo potrebbe essere riutilizzato: questa è la strada, non ci sono alternative».
Parlando di numeri invece, qual è stato l'impatto dell'ingresso di Investindustrial?
«Il fondo Investindustrial ha una logica di lungo periodo con logiche industriali. Al di là delle M&A, sono molto attivi nell'introdurre best practice in azienda: information technology, procurement, organizzazione. Sono focalizzati nell'introdurre pratiche che, alla lunga, daranno valore e permetteranno di aggregare nel gruppo sempre più aziende acquisite. In generale, il fondo è attento a che le aziende acquisite abbiano sistemi IT uniformi e all'avanguardia, una base fornitori di qualità e ottimizzata, un'organizzazione scalabile per poter inglobare nuove aziende nel gruppo. L'anno scorso è stato un anno stabile, ma sui livelli record. Quest'anno e il prossimo contiamo di crescere. Non rilasciamo previsioni, però siamo fiduciosi di avere davanti un biennio di crescita. Prima di Investindustrial fatturavamo circa 577 milioni. Sono fiducioso che arriveremo al miliardo in tempi davvero rapidi».
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