La logistica di Pacorini crea valore con i servizi. Crescita negli Stati Uniti con caffè, cacao e metalli

La società triestina registra un incremento di fatturato e margini, mentre le attività di trasformazione sono sempre più centrali per aumentare la catena del valore

Diego D'Amelio
Il Silocaf aperto da Pacorini a New Orleans negli Stati Uniti
Il Silocaf aperto da Pacorini a New Orleans negli Stati Uniti

Trasportare e stoccare la merce non basta più, quando si opera con commodity come caffè, cacao e metalli, esposte a forti e imprevedibili oscillazioni dei prezzi. Il modello su cui la società triestina Pacorini ha costruito la sua solidità parte allora dalla logistica tradizionale, ma allunga la catena del valore, offrendo un ventaglio di servizi aggiuntivi ai clienti, che consolida i rapporti e mette a riparo dal pendolo della materia prima.

«Il gruppo opera come fornitore di servizi ad alto valore aggiunto, focalizzando le attività su due segmenti: i metalli non ferrosi, come piombo, zinco, nickel, rame e alluminio, e le soft commodities, come caffè verde e cacao. A queste si affiancano i servizi di general cargo, con un’offerta supportata da una capillare presenza geografica. Oggi il gruppo è presente in Europa, Canada, Usa, Brasile, Asia e Sud Africa, con una rete di 19 sedi e 30 basi operative», spiega il ceo Enrico Pacorini.

Nel 2025 i ricavi consolidati si sono attestati a 241,1 milioni, invariati rispetto all’anno precedente, ma in crescita del 3,3% a parità di perimetro, ossia scorporando l’effetto della vendita della controllata Santandrea nel secondo semestre 2024. Non sono i 253 milioni del 2023, ma il gruppo centra un incremento importante dell’Ebitda di più del 70%, superando la soglia di 20 milioni, grazie anche all’operazione di vendita di un terreno inutilizzato in area industriale a Trieste. L’utile netto supera i 5 milioni. Il 2026 prosegue nella stessa direzione, con ricavi ed Ebitda semestrali in crescita rispettivamente del 6% e del 34%.

Per un gruppo con oltre 900 addetti a livello globale, il Nord America rappresenta il mercato di riferimento, pari al 35% del fatturato consolidato. Si tratta di un rapporto che ha radici lontane, spiega Pacorini: «La presenza risale al 1992, quando abbiamo firmato un contratto con la Folgers Coffee Company, il più grande torrefattore degli Stati Uniti. Gli anni Novanta sono stati caratterizzati da una progressiva espansione in entrambe le aree di business». Nel settembre 2025 è stato avviato un ambizioso progetto a Seattle per Starbucks, con la realizzazione di un deposito dedicato a caffè, tè e spezie per infusi. Per il 2027 previsti ulteriori investimenti nel mercato americano.

Nelle soft commodities il rapporto con l’industria è il centro del modello. «Puntiamo su contratti pluriennali con grandi gruppi», dice Pacorini. «Questo ci consente di garantire continuità nell’erogazione dei servizi, indipendentemente dall’andamento del mercato dei futures, che può influenzare l’accumulo o la riduzione delle scorte nei magazzini». L’andamento dei prezzi spinge l’industria a conservare le scorte per tempi più brevi e questo per Pacorini ha significato una riduzione dei proventi derivanti dalle attività di magazzinaggio. E se da una parte ciò spinge l’azienda ad aumentare i volumi, dall’altra conferma la strategia di puntare sui servizi aggiuntivi per fare la differenza e darsi stabilità.

Nei suoi impianti industriali in Italia (Trieste e Vado Ligure), Canada e Stati Uniti, Pacorini opera nella trasformazione industriale: cambio degli imballaggi, pulizia, raffinazione e miscelazione. Il caffè verde e il cacao in fave non si limitano dunque a essere conservati fino alla consegna al cliente. A Pacorini i clienti chiedono inoltre supporto su tracciamento e raccolta di dati, dalle quantità allo stato delle scorte, per programmare al meglio la produzione. Un approccio che fa dell’azienda il principale fornitore mondiale di servizi per il mercato del caffè verde.

Il business dei metalli non ferrosi e del general cargo risponde a logiche differenti, essendo orientato al mondo del trade e supportato da una presenza capillare sul territorio, dalla conoscenza dei mercati di riferimento e da un solido network commerciale. Il gruppo supporta i flussi di merce attraverso la charterizzazione di navi per il trasporto e la gestione degli stock a magazzino, garantendo standard di servizio e capacità di movimentazione di grandi volumi.

La rifocalizzazione delle direttive strategiche ha comportato anche un programma di dismissione di asset considerati non più funzionali all’attività core del gruppo, come nel caso della cessione della società logistica Santandrea e della vendita dell’area posseduta nella zona industriale di Trieste. La crescita del business e la cessione di tali asset hanno contribuito ad abbattere l’indebitamento finanziario netto del gruppo, sceso in un anno da 32,8 a 14,3 milioni: la leva finanziaria è calata così da un ratio di 0,8 a 0,3, in termini di incidenza dell’indebitamento finanziario netto sul patrimonio.

Nonostante la forte spinta sull’internazionalizzazione, la testa resta a Trieste. Pacorini dice che «il gruppo è oggi una multinazionale, profondamente radicata nel territorio e storicamente legata allo sviluppo del porto. Continuiamo a guardare con fiducia al potenziale di crescita dello scalo triestino, considerandolo un asset strategico per lo sviluppo delle nostre attività. In questa prospettiva, intendiamo proseguire nel percorso di crescita della nostra presenza sul territorio, affiancando allo sviluppo dei business tradizionali una progressiva diversificazione dell’offerta. Tra le direttrici di sviluppo allo studio rientra anche il comparto della catena del freddo, ambito nel quale il gruppo potrebbe ampliare ulteriormente la propria gamma di servizi e cogliere nuove opportunità lungo la filiera logistica».

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