Orsini: «Pnrr in esaurimento, servono duemila miliardi
Il presidente di Confindustria all’assemblea di Verona: «Il governo utilizzi risparmi e fondi pensione per sostenere la crescita». L’appello di Giuseppe Riello: «Le Zes siano estese anche al Nord»

«Mi piacerebbe che l’Europa giocasse al tavolo. La verità è che a quel tavolo oggi ci sono la Cina e gli Stati Uniti, l’Europa è fuori. Anzi, noi siamo le fiches». Parole di Emanuele Orsini che ieri ha partecipato a un’assemblea di Confindustria Verona molto partecipata - quasi 1.500 persone - e particolarmente concreta, con precise richieste all’Europa e al governo.
Il presidente nazionale Orsini ne ha elencate almeno quattro. Un mercato europeo davvero unico per energia, capitali e difesa. Una politica industriale lungimirante per l’energia, che preveda nucleare, rigassificatori e mantenimento dell’approvvigionamento del gas naturale a prezzi che non esplodano. Ripristino delle catene del valore dell’industria europea senza cedere know how e ulteriori quote di mercato alla Cina. Vera innovazione puntando su umanoidi, data center al servizio dell’intelligenza artificiale e un progetto europeo per lo sviluppo di una rete di satelliti. Se questo non verrà fatto, ha sottolineato, «l’Europa farà la parte di quello che guarda gli altri giocare».
«Dobbiamo lavorare su un vero progetto di rilancio del Paese», ha aggiunto Orsini, «soprattutto adesso che mancheranno le risorse del Pnrr. Bisogna riuscire a muovere e mettere a disposizione della crescita i 400 miliardi dei fondi pensione e i 1.500 miliardi fermi nei conti correnti degli italiani. È vitale per il futuro dell’Italia». Tutti messaggi coerenti con il titolo dell’assemblea, ovvero “ALL INdustry. È tutto in gioco”, che sottintende la necessità di puntare tutto sullo sviluppo soprattutto in un momento in cui le imprese sono chiamate ad affrontare una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche, trasformazioni economiche e crescente competizione globale.
Giuseppe Riello, presidente di Confindustria Verona, ha quindi elencato problemi e opportunità, ma anche evidenziato i primati della città. I problemi sono: la burocrazia, che pesa per 80 miliardi a livello nazionale sulle aziende, di cui uno a Verona, dove per esempio si attende da dodici anni la concessione per l’autostrada A22; la difficoltà a trovare personale qualificato; l’energia con il relativo costo, visto che in Italia il megawattora costa in media 107 euro contro i 72 euro che pagano le imprese francesi. Ma il Veneto e Verona sono attesi da sfide e opportunità importanti. La futura realizzazione della galleria del Brennero, che consentirà, ad esempio, di raddoppiare la capacità del Quadrante Europa, ovvero il secondo interporto europeo. Riuscire a creare le condizioni per trattenere a Verona i 6.000 laureati annui dell’Università, che pure sta approntando un progetto per migliorare l’attrattività cittadina. Spingere sull’innovazione, con Ai e data center, che a Verona sono solo due e in Veneto dieci in totale. Infine riuscire a confermare i 20 milioni di presenze turistiche del 2025, tra città, lago e montagna.
Anche Riello ha fatto una richiesta al governo . «I successi delle Zes, le zone economiche speciali, andrebbero portati anche al Nord», ha sottolineato il presidente di Confindustria Verona. Infine Riello ha concluso con un po’ di orgoglio, evidenziando i primati di Verona. «Qui abbiamo più di centomila imprese, che collocano la città al quindicesimo posto in Italia e che nel secondo trimestre hanno creato 15.800 nuovi posto di lavoro. Tra i nostri fiori all’occhiello», ha detto, «mettiamo l’aeroporto, Veronafiere (proprietaria delle Gallerie Mercatali che hanno ospitato l’assemblea), l’Arena Opera Festival e ancora il vino e il marmo, primi in Italia».
Il programma ha poi previsto anche due momenti di dibattito che hanno avuto la particolarità di prevedere solo donne imprenditrici. Il primo con Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente di AFV Acciaierie Beltrame SpA e presidente di Confindustria Vicenza, Katia Da Ros, vicepresidente e amministratore delegato di Irinox azienda certificata B Corp, Antonella Mansi, consigliere di amministrazione di Nuova Solmine, che hanno offerto uno sguardo su cosa significhi oggi fare impresa dall’impatto concreto delle crisi internazionali ai costi dell’energia, dalla sostenibilità all’internazionalizzazione, fino alle sfide legate all’innovazione, alle competenze e alla capacità di attrarre talenti.
Il secondo con Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato di Marcegaglia Holding, e Veronica Squinzi, amministratore delegato di Mapei, dedicato al punto di vista delle imprese rispetto allo scenario internazionale e al ruolo dell’Europa.
Da registrare infine l’indirizzo di saluto fatto in apertura dal Ministro dello sviluppo economico Adolfo Urso, che ha rivendicato tra i successi le 59.000 imprese in più e il milione e duecentomila occupati in più rispetto al 2025. «Inoltre», ha detto, «nei primi sette mesi del 2026 l’export italiano è cresciuto del 4,7%, riferito soprattutto ai prodotti tecnologici».
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