Cinquant’anni di Modulblok: dal rilancio firmato Savio all’ingresso del fondo Equinox
L’imprenditore di Majano racconta l’evoluzione dell’azienda produttrice di soluzioni logistiche dagli scaffali in legno per la Rinascente ai magazzini automatizzati per Toyota e Continental. La crisi del 2011: «Dissi a tutti che se volevamo salvarci, dovevamo remare nella stessa direzione»

Dalle scaffalature in legno realizzate negli anni Settanta per la Rinascente di Milano ai magazzini automatizzati alti 26 metri, dove navette e sistemi di movimentazione spostano pallet senza bisogno di operatori a terra. In mezzo, cinquant’anni di industria, investimenti e trasformazioni del prodotto firmato Modulblok, l’azienda friulana, nata nel 1976 a Pagnacco, alle porte di Udine, e divenuta nel tempo uno dei punti di riferimento, non solo in Italia, nei sistemi di stoccaggio per la logistica e nella progettazione di impianti complessi.
A ripercorrerne la storia è Mauro Savio, fautore del rilancio di Modulblok ormai vent’anni fa e oggi presidente onorario. Dopo l’ingresso nel 2023 del fondo Equinox nel capitale, voluto e scelto da lui, l’imprenditore di Majano ha fatto un passo indietro, pur restando titolare del 40% del capitale.
Quando gli si chiede che cosa significhi «lasciare» un’impresa alla quale si è dedicata una parte importante della propria vita, lo sguardo si fa più affilato, carico di determinazione. «Per me – spiega Savio – l’impresa non è mai stata mia. L’impresa è l’impresa». Un patrimonio economico, sociale e occupazionale, che supera l’imprenditore e va tutelato. «Forse – suggerisce – sarà perché sono arrivato dopo». In una staffetta che l’ha visto raccogliere il testimone da Bruno e Livio Petrei, che in quel 1976 Modulblok l’avevano fondata, avviando la produzione, allora squisitamente artigianale.
Da struttura accessoria, in quegli anni la scaffalatura inizia a diventare parte dell’organizzazione della fabbrica e, con il tempo, della stessa logistica. Ma l’evoluzione del settore, allora, è ancora agli albori. «I carrelli elevatori, che oggi sono presenti in tutte le aziende, erano ancora un elemento d’avanguardia», ricorda Savio.
Da Pagnacco, dove si lavorava con presse e attrezzature, che richiedevano soprattutto esperienza e manualità, la crescita dell’azienda passa da Amaro, dove prima i Petrei, poi Savio mettono gli occhi su un’azienda di verniciatura industriale a polveri che – siamo negli anni Novanta – viene poi interamente acquisita. Fino a quel momento, Modulblok affidava la verniciatura delle scaffalature ad aziende esterne: internalizzarla significava avere un maggiore controllo su una lavorazione indispensabile per proteggere l’acciaio. Attorno a questa attività, negli anni successivi, si sviluppano nuovi capannoni e altre lavorazioni, mentre a Pagnacco resta il quartier generale. La decisione di concentrare tutta la produzione ad Amaro arriva nel 2015, «per eliminare i continui trasferimenti di merce tra le due sedi e rendere più efficiente il ciclo produttivo» continua Savio.
Alla fine di una serie di ampliamenti, il sito di Amaro, ospitato all’interno del Carnia industrial park, supera i 20 mila metri quadrati di superficie. Una crescita che si riflette anche sui conti. Nel 2025 Modulblok ha registrato un fatturato di 42, 9 milioni di euro, in aumento del 32,3% rispetto ai 32,5 milioni del 2024. L’utile netto è salito a 2,28 milioni, contro 1,22 milioni dell’anno precedente. Numeri che restituiscono la dimensione raggiunta dall’azienda, oggi parte di un gruppo da 160 dipendenti.
Savio entra in azienda nel 2006, inizialmente come socio di minoranza, «volevo diversificare e provare a lavorare nell’ambito di una realtà più grande di quelle che avevo seguito fino ad allora». Nel 2011 Modulblok chiude l’esercizio con una perdita di circa due milioni di euro su un fatturato di 20 milioni. Alla crisi economica si sommano tensioni nella gestione. Savio decide a quel punto di assumersi una responsabilità maggiore: acquisisce nuove quote per arrivare a detenere il controllo dell’azienda. Nel 2012 diventa amministratore unico e avvia un lavoro sui conti, ma soprattutto sul personale.
«Ho tenuto tutti e ho cercato di ricondurli a un concetto di chiarezza. Se volevamo evitare che l’azienda andasse gambe all’aria, c’era bisogno di remare nella stessa direzione». La storia dice che il messaggio è arrivato forte e chiaro. Al punto che, già l’anno successivo, i conti sono tornati in positivo.
Insomma, nel rilancio della società, il ruolo del capitale umano è stato centrale. Anche perché «nessuno meglio di chi sta facendo un lavoro, anche il più basico, può dare suggerimenti per migliorare» afferma ancora Savio. Una convinzione – e un riconoscimento alla forza lavoro – che l’imprenditore considera decisiva quanto gli investimenti in macchinari e stabilimenti: «Per competere non basta avere un buon prodotto, bisogna anche essere efficienti e riuscire a far lavorare insieme le diverse anime dell’impresa».
Tornando all’evoluzione dell’azienda, il salto più grande, compiuto in tempi relativamente recenti, è quello che vede Modulblok passare dal progettare e produrre scaffalature tradizionali a sistemi automatizzati, che si integrano con la produzione, nei quali la movimentazione delle merci è affidata a navette, elevatori e software di gestione. Si tratta di magazzini autoportanti in cui la struttura di stoccaggio sostiene la copertura e il rivestimento esterno: «Non sono più scaffali inseriti in un edificio già costruito – spiega Savio –, ma impianti integrati».
Come a Villesse, dove Modulblok ha realizzato per Ondulati e Imballaggi del Friuli un magazzino automatico da 26 metri in altezza e 13 livelli, che può ospitare 8.100 pallet e gestire fino a 1.500 movimentazioni al giorno. Tutti gli spostamenti dei pallet sono gestiti tramite elevatori e navette, che si muovono rispettivamente in verticale e orizzontale. Nei corridoi di stoccaggio non è quindi necessario che entrino gli operatori, con enorme vantaggio in termini di sicurezza.
Per Modulblok è il segno di una competenza che non si ferma alla carpenteria metallica. La progettazione deve tenere insieme struttura, sicurezza, antisismicità, spazi disponibili e funzionamento dell’intero impianto. Per rafforzare le proprie competenze in automazione, nel 2019 l’azienda ha acquisito Logaut, società toscana specializzata nei sistemi a navetta che tra i suoi brevetti conta Rider, una «macchinetta – per dirla con Savio – che si muove su guide all’interno del magazzino e sposta i pallet tra le diverse posizioni di stoccaggio a velocità impressionanti».
Caratteristiche che rendono il prodotto firmato Modulblok particolarmente competitivo e richiesto in Italia, dove si concentra circa il 75-80% dell’attività, ma sempre più richiesto anche all’estero dove i progetti internazionali sono diventati una parte significativa del lavoro, con clienti del calibro di Toyota Material Handling, la divisione del gruppo giapponese dedicata alla movimentazione dei materiali, con cui Modulblok ha un accordo importante, che vale circa il 15% del fatturato e riguarda soprattutto progetti in Europa e negli Stati Uniti. Mercato, quello Usa, dove recentemente il gruppo friulano ha sottoscritto anche un contratto con Continental, del valore di circa quattro milioni di euro.
A garanzia della continuità aziendale, a un certo punto Savio ha ritenuto necessario progettare il passaggio dell’azienda. Le trattative con Equinox sono iniziate all’inizio del 2023 e si sono concluse a giugno dello stesso anno, con la cessione del 60% del capitale al fondo. Savio aveva raggiunto in precedenza il controllo totalitario della società, ma non riteneva che la soluzione per garantirne il futuro fosse semplicemente trasferirne la responsabilità ai figli. Da qui la scelta di Equinox, legata anche alle modalità dell’operazione: «L’ingresso è avvenuto con capitale proprio e senza caricare la società di nuovo debito per finanziare l’acquisizione».
Da aprile, Savio non ha più deleghe operative. Resta azionista di minoranza e segue da vicino gli sviluppi. L’attenzione, ora, è rivolta alla nuova fase di crescita che, da progetto, dovrebbe passare da acquisizioni e aggregazioni: una prospettiva che può ampliare il mercato e le dimensioni del gruppo, ma che per Savio deve necessariamente rispettare un imperativo: «Rispettare e conservare l’identità dell’azienda».
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