Naos, tre navi in Indonesia e un piano da 210 milioni

Lo studio triestino firma i nuovi traghetti della compagnia pubblica Pelni. Ogni imbarcazione potrà trasportare mille passeggeri e 70 container. Presenti a bordo gru autonome per operare anche nei piccoli scali. Se le prime tre unità daranno risultati il modello sarà esteso all’intera flotta

Zeno Saracino
Un traghetto in uso attualmente dalla Pelmi in Indonesia
Un traghetto in uso attualmente dalla Pelmi in Indonesia

Carburanti ecologici, navi di minori dimensioni, ma più maneggevoli, sperimentazioni con Lng, ipotesi di reattori nucleari e persino un ritorno alle alberature nella forma delle vele solari.

Il design delle navi sta attraversando negli ultimi anni fasi di profonde sperimentazioni, connesse in primis alla transizione ecologica e ai prezzi dei carburanti tradizionali.

Rientra in questa fase innovativa la progettazione delle nuove navi traghetto concepite dalla Naos Ship and Boat Design di Trieste.

Lo studio giuliano ha infatti ricevuto l'incarico di progettare le nuove navi per la compagnia governativa PT Pelni, in Indonesia.

Il sud oriente asiatico è un labirinto di arcipelaghi e isole e pertanto un servizio pubblico di trasporto passeggeri e container svolge nel paese un ruolo essenziale.

La gara, avviata nel 2025, ha permesso di battere due concorrenti europei e prevede la progettazione di tre navi all'avanguardia nel settore.

Se si considera come, di solito, le innovazioni adottate nel Far East giungano poi nel vecchio continente, non è eccessivo affermare che la PT Pelni sarà un terreno di prova per un nuovo modello di nave traghetto.

Le tre unità finora commissionate sono infatti navi di 120 metri capaci di ospitare tanto mille passeggeri, quanto 70 container da venti piedi (6 metri) ciascuno.

La funzione traghetto della nave viene assolta da una prima classe con le cabine e una seconda con le cuccette; la stiva invece prevederà un sistema di movimentazione dei container autonomo grazie ad apposite gru installate sulla nave.

L’Indonesia infatti deve spesso utilizzare piccoli scali dove non vi sono le attrezzature necessarie per il trasbordo di container.

Se la progettazione e successiva costruzione si rivelerà un successo, PT Pelni intende rinnovare ex novo l'intera flotta con questo modello “triestino”.

Si tratta di un investimento non indifferente per Giacarta: la costruzione delle tre navi si aggirerà intorno ai 210 milioni di euro. In precedenza PT Pelni aveva commissionato 24 traghetti di simili dimensioni al cantiere tedesco Meyer Werft a Papenburg; le capacità erano simili, dai mille ai tremila passeggeri, ma non era previsto il trasporto di container.

Lo studio triestino Naos avrà, dal canto suo, il compito di progettare il design delle navi, preparare la documentazione utile per la gara finalizzata alla realizzazione, fare la verifica di fattibilità e le prove in vasca. Pelni verrà inoltre assistita da Naos onde capire dove costruire le nuove navi, fermo restando che nell'estremo oriente la Corea del Sud è di solito la scelta naturale.

La Naos è nota nel panorama cantieristico per la collaborazione con Visentini di Porto Viro, a Rovigo, dove ha progettato una serie di unità Ro-Pax, per merci e passeggeri, e classiche Ro-Ro.

In tempi recenti la Naos ha progettato ad esempio un'unità Ro-Ro ibrida, concepita per il consumo di metanolo, per la rotta nord irlandese Belfast-Heysham, entrata in azione il 22 settembre 2025.

La “Stena Connecta” inoltre è stata progettata onde utilizzare l’alimentazione da terra, quel cold ironing di futura implementazione anche a Trieste.

Nell’ambito invece mediterraneo non va dimenticata la nave traghetto realizzata dalla Naos per la Caronte & Tourist, destinata alle isole siciliane: la Siremar Nerea infatti ha un impianto misto diesel/ GNL costruito da Wärtsilä Italia ed è attualmente in uso sulla rotta Milazzo - Isole Eolie.

Una curiosità: nel 2024 Naos ha sviluppato anche il “Wing Sail Module”, una forma di propulsione assistita dal vento per le grandi navi. Si tratta di una vela rigida o semirigida, simile a quella delle ali degli aerei, che si regola in automatico a seconda della direzione e della forza del vento, accelerando la velocità della nave a motore.

Il ritorno inaspettato delle vecchie vele sui tradizionali modelli di propulsione consente di “tagliare” il consumo annuo di combustibile di una nave del 10% e proprio la “Stena” era stata equipaggiata, accanto alla propulsione via metanolo, con questo modulo.

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