Benetton, chiude il negozio simbolo di Oxford Street

Gli affitti troppo alti dietro l’uscita dalla via più celebre dello shopping. Il gruppo starebbe comunque valutando un altro indirizzo a Londra. Da Parigi a Madrid ad Atene, il riassetto ridisegna la rete europea

Roberta Paolini
La vetrina di Benetton a Oxford street a Londra
La vetrina di Benetton a Oxford street a Londra

Benetton spegne momentaneamente la sua vetrina a Londra: sulle vetrate del negozio di Oxford Street è rimasto oggi l’invito «Shop online».

Dentro, quasi 1.500 metri quadrati su tre piani che per oltre otto anni hanno esposto i colori del marchio di Ponzano Veneto in una delle strade commerciali più conosciute al mondo.

Il gruppo starebbe cercando un’altra sede nella capitale britannica. L’addio riguarda dunque quell’indirizzo, mentre è allo studio dove e con quale formula riaprire.

La chiusura, secondo quanto riportato dal Sun, è avvenuta lo scorso 18 ottobre ed è stata preceduta da una liquidazione con sconti fino al 70%.

Finisce così l’esperienza di un negozio pensato per raccontare l’intero mondo Benetton: la maglieria in uno spazio dedicato, gli schermi Led all’ingresso, i tavoli interattivi con touchscreen.

Un luogo nel quale il gruppo aveva investito sull’incontro fra il prodotto e il pubblico internazionale di Londra. La ragione dell’uscita sarebbe legata ai canoni di locazione troppo alti.

Per un marchio che ha costruito la propria diffusione anche attraverso le insegne nelle città del mondo, la chiusura di Oxford Street rappresenta un ulteriore passaggio del percorso di ristrutturazione e rilancio con cui l’amministratore delegato Claudio Sforza sta cercando di rimettere in equilibrio Benetton.

Il gruppo controllato da Edizione, la holding della famiglia, ha portato la rete a circa 2.700 negozi in un’ottantina di Paesi. Nel primo anno della nuova gestione le chiusure erano state 495 a livello mondiale, di cui circa la metà strutturalmente in perdita - per lo più indiretti - in Italia, dove si è proceduti anche all’interruzione dei rapporti con operatori terzi che presentavano problemi di solvibilità.

Nelle altre capitali europee, intanto, la geografia delle insegne conserva tracce importanti dell’espansione del gruppo. A Parigi Benetton è in place de l’Opéra e rue de Lévis

 A Madrid occupa tre livelli dell’Edificio Capitol sulla Gran Vía, presso plaza Callao: la facciata restaurata e la grande scala metallica interna accompagnano l’allestimento «On Canvas».

A Roma la presenza attraversa via del Corso, via Cola di Rienzo e via Frattina.

Sono indirizzi che hanno dato al marchio visibilità presso consumatori locali e turisti, contribuendo a renderlo familiare ben oltre il mercato italiano.

La mappa prosegue nella pedonale rua Augusta a Lisbona, affiancata dal centro commerciale Campo Pequeno, nella Kärntner Straße di Vienna e nella centrale Marktgasse di Berna. Ma racconta anche ritirate già avvenute.

A Bruxelles il disimpegno ha coinvolto gli storici negozi di rue Neuve e i corner nei grandi magazzini Galeria Inno.

Ci sono poi scelte che cercano pubblici più precisi.

A Dublino, al 59 di Grafton Street, è stato inaugurato il primo negozio irlandese interamente dedicato alle collezioni bambino, con aree gioco e strumenti per misurare l’altezza dei piccoli clienti. Si affianca allo spazio rinnovato nello St. Stephen’s Green Shopping Centre. Ad Atene il marchio è presente nel Designer Outlet Athens, mentre nell’area di Nicosia mantiene un punto vendita a Lakatamia.

Verso l’Europa centrale e orientale acquistano peso i grandi centri commerciali e gli outlet.

A Varsavia c’è il Westfield Mokotów; a Praga il Palladium e il Fashion Arena Prague Outlet. A Budapest la presenza comprende Deák Ferenc utca, nella Fashion Street, e il Premier Outlet.

A Bratislava gli indirizzi includono Avion Shopping Park e Pribinova, mentre a Chisinau la rete si divide fra il boulevard Ștefan cel Mare e lo Shopping MallDova. Una presenza ancora articolata, sulla quale il piano di risanamento impone una selezione.

Nei conti del 2025 il costo e i primi risultati di questa trasformazione convivono. Le vendite sono diminuite del 13%, a 792 milioni di euro, dai 916,9 milioni del 2024.

La perdita netta è scesa da 100 a 33 milioni, con il pareggio di bilancio previsto per fine 2026.

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