Migliorano le aspettative sulla crescita del Pil veneto

L’indagine di Unioncamere–Prometeia aumenta al più 0,7% le previsioni sull’andamento dell’economia regionale nel 2026, dal più 0,4% precedente. «Alla ripresa mancano solidità e slancio, dopo il Pnrr le imprese saranno sole»

Eva Franceschini

 

La manifattura veneta si destreggia tra l’incertezza del contesto geopolitico e la spinta all’innovazione, presentandosi stabile e resiliente, con una produzione industriale in crescita dell’1,2% tra aprile e giugno, rispetto ai tre mesi precedenti. Anche gli ordini sono in crescita, sia sul mercato estero (+3,0% su base annua), sia su quello interno (+2,4%), così come è in aumento anche il fatturato, a +2,7%. Son questi i dati più importanti emersi dall’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera, realizzata da Unioncamere Veneto e presentata ieri mattina nella sede dell’ente camerale padovano.

I numeri sono il risultato dell’indagine su un campione di 2.200 imprese manifatturiere con almeno 10 dipendenti le cui aspettative per i mesi estivi da luglio a settembre restano in linea con quelle del secondo trimestre 2025, riflettendo una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo. «La manifattura italiana e veneta dimostra di avere delle capacità di adattamento significative, in un momento in cui le incognite non mancano», ha detto la segretaria generale di Unioncamere Veneto, Valentina Montesarchio. «A luglio, Prometeia stima per il Veneto una crescita del Pil per il 2026 pari al +0,7%, segnando una revisione al rialzo rispetto al +0,4% ipotizzato nello scenario di aprile. Questo delinea un quadro di tenuta dell’economia della nostra regione. Ci sono alcuni indicatori positivi, come gli investimenti delle imprese in macchinari e tecnologie che continuano a crescere e l'automotive che è in forte ripresa (+4,2%), grazie alla crescita delle immatricolazioni, in particolare di veicoli elettrici e ibridi».

Il bilancio di metà anno dell’industria veneta sembra essere positivo, dunque, ma il ritmo di crescita è ancora troppo lento in rapporto alla velocità con cui i Paesi emergenti si sviluppano nel contesto internazionale. «Mancano la crescita solida e quel passo di slancio duraturo», dice Montesarchio. «Se, fino al 2027, l'economia beneficerà dell'effetto trainante delle risorse del Pnrr e di Transizione 4.0 e 5.0, dal 2028 con il ridimensionamento della spesa pubblica straordinaria, la tenuta e la competitività del sistema dipenderanno esclusivamente dalla nostra capacità di incrementare la produttività, fare riforme e agganciare la transizione tecnologica dell’Ai».

In Veneto, la produzione industriale è in crescita del +3,3% su base annua, ma con una dinamica fortemente disomogenea tra le diverse filiere. A fare da traino sono i comparti ad alta intensità tecnologica, come le macchine elettriche ed elettroniche (+6,3%), la gomma-plastica (+5,7%) e i mezzi di trasporto (+5,3%). Seguono il legno e mobile (+4%), l’alimentare e bevande (+3,4%) e i metalli e prodotti in metallo (+3,3%). Di contro, settori tradizionali e ad alto valore aggiunto per la regione, come il tessile-abbigliamento (+0,3%) e il comparto marmo, vetro e ceramica (0,0%), attraversano una fase di sostanziale stasi. L'utilizzo medio degli impianti industriali si attesta al 72%, con un recupero di oltre un punto percentuale rispetto al trimestre precedente, mantenendo margini di capacità inutilizzata che invitano alla prudenza. In particolare, sul fronte estero si distinguono le performance del comparto tessile e abbigliamento (+9,0%), della gomma e plastica (+8,8%) e dei mezzi di trasporto (+6,2%).

Le aspettative degli imprenditori per la seconda metà dell'anno riflettono una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo: oltre il 38% delle imprese prevede un incremento del fatturato, ma la propensione a nuovi investimenti rimane condizionata dalla volatilità dei mercati e dai costi produttivi. Anche le previsioni sugli ordini interni evidenziano un più ottimismo: la quota di imprenditori che si attende un incremento sale al 34,7%, contro il 31,9% del 2025. Rimane stabile la quota di ottimisti riguardo agli ordini esteri (33,5%). Sul fronte del fatturato, crescono al 38,7% gli imprenditori che si aspettano un aumento nei prossimi mesi, rispetto al 35,8% rilevato nello stesso periodo dell'anno precedente.

 

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