L’industria del legno arredo al bivio: «Fare sistema o non avremo aziende»

Confindustria e Cluster concordi: le aggregazioni delle Pmi sono necessarie. Edi Snaidero: dobbiamo difendere un comparto che vale il 20% dell’economia. Tra i problemi principali il calo dell’export e la spietata concorrenza cinese

Maurizio Cescon
Il presidente del Cluster legno arredo casa Fvg, Edi Snaidero
Il presidente del Cluster legno arredo casa Fvg, Edi Snaidero

Non è un momento facile per il settore del legno arredo.

Lontani i tempi dell’euforia post Covid, oggi il comparto è alle prese con la flessione dell’export, il mercato interno che langue e, soprattutto, la spietata concorrenza della Cina che è diventata leader in Europa nelle vendite di mobili.

Termometro delle difficoltà sono le parole di Jacopo Galli, presidente della filiera di Confindustria Alto Adriatico: «Vedo buio il futuro delle nostre imprese. Ho toccato con mano il potenziale della Cina, che se vuole può mangiarci vivi. I nostri fornitori saranno i primi a sparire. Le aggregazioni sono l’unica chiave per il nostro settore».

E proprio di come uscire dall’impasse si è discusso, in due ore di interventi, proposte e dibattito, in Confindustria Udine, dove è stata presentata, dal Cluster legno, arredo, casa, la strategia regionale per ridare slancio alla competitività.

Aggregarsi, federarsi, unirsi, con il supporto dell’attore pubblico, in primis la finanziaria Friulia.

Perché in questo mercato globale dove i prodotti cinesi, di buona qualità e prezzi vantaggiosi, stanno letteralmente invadendo l’Europa, visto che non hanno più lo sbocco, causa dazi di Trump, degli Stati Uniti, il “fasin di bessoi” non basta più.

Ma il tessuto delle imprese del mobile, «che conta 2.169 aziende, dà lavoro a 17.533 addetti e rappresenta il 20% dell’industria del Friuli Venezia Giulia», come ha sottolineato il presidente del Cluster Edi Snaidero, è fatto di Pmi che spesso, per svariati motivi, non sono così inclini a unirsi. «Per fare le aggregazioni dobbiamo mettere insieme le teste delle persone, che spesso pensano in maniera differente», ha evidenziato un imprenditore, facendo capire che il compito è arduo.

Ma tutti concordano che non ci sono strade alternative alle aggregazioni, pena «ritrovarci tra qualche anno senza più aziende», come è stato sottolineato da più parti. Il presidente di Confindustria Fvg Pierluigi Zamò ha sollecitato a «trovare insieme opportunità e soluzioni, perché i tempi dell’economia, oggi, sono micidiali e dunque servono idee concrete». «Mettere insieme forze e idee», ha aggiunto il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo, «tra gruppi confindustriali e Cluster, dobbiamo capire quali sono le possibili sinergie. Le Pmi, da sole, fanno fatica a seguire il mercato a livello mondiale, dobbiamo ampliare le loro opportunità e gestire i costi. Un obiettivo che può essere centrato facendo sistema».

«Come si può essere competitivi quando le regole non sono uguali per tutti», si è chiesto Alessandro Fantoni, presidente del gruppo legno arredo di Confindustria Udine, «con le guerre che riducono le esportazioni, l’aumento dei costi dell’energia, i dazi Usa che hanno riversato le merci cinesi in Europa e il Cbam che stiamo pagando noi imprenditori. È così indispensabile favorire la crescita dimensionale delle Pmi».

«La Cina ha modificato gli equilibri commerciali europei e conquistato ampie fette di mercato in Europa, in particolare in Germania, grazie a una dimensione industriale e una capacità di investimento e un coordinamento di filiera che nessuna singola impresa italiana e regionale, per quanto eccellente, può reggere da sola», ha spiegato l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini, «in un territorio dove il 95% delle aziende è medio-piccola, è fondamentale costruire massa critica. Dobbiamo riscrivere le regole del gioco a livello europeo e, nel frattempo, mettere a disposizione strumenti concreti: Agenda Fvg Manifattura 2030, reti d’impresa, internazionalizzazione e, se necessario, misure straordinarie aggiuntive».

Il direttore generale di Friulia, Marco Signori, ha messo sul tavolo alcune proposte tecniche, ma che potrebbero essere utili allo scopo. «Le leve classiche come penetrazione dei mercati, sviluppo prodotti, sviluppo mercati e diversificazione, restano fondamentali, ma richiedono strutture organizzative più solide e una governance moderna. In questo scenario, le aggregazioni industriali rappresentano un’opportunità, ma vanno affrontate con preparazione: competenze manageriali, conti verificati, sistemi di reporting e collaborazioni industriali sono elementi essenziali per affrontare percorsi complessi con basi robuste. La finanziaria regionale è in grado di sostenere processi. Crescere, da soli, sarà sempre più difficile».

A tirare le fila del discorso è stato il presidente del Cluster, Edi Snaidero. «Proponiamo un modello regionale permanente per accompagnare le imprese nei percorsi di crescita dimensionale e aggregazione industriale», ha detto il presidente, «la strategia si fonda su un principio chiave: la competizione è tra sistemi industriali, non tra singole imprese. Il modello prevede strumenti di autovalutazione e accompagnamento specialistico; supporto alla definizione dei piani industriali; strumenti finanziari dedicati; governance condivisa tra imprese, Friulia con il supporto del Cluster e la regia della Regione. Il Cluster farà da facilitatore per individuare aziende pronte, Friulia potrà coordinare competenze industriali, organizzative e finanziarie, favorendo la nascita di aggregazioni stabili».

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