Le vendite di vino in calo del 2,8% ma a Nordest c’è chi si difende
Il report Mediobanca: nel 2025 Serena, Villa Sandi e Bottega tra le aziende che aumentano i fatturati

Si beve meno vino, soprattutto in Italia (-9,4% i consumi nel 2025 e -2,8% le vendite complessive), alcuni mercati esteri sono in sofferenza, come gli Usa (-6,3% oltreoceano), contraccolpi più pesanti sulle aziende medio-piccole (-3,5% la diminuzione dei ricavi). Nel quadro, con più ombre che luci, che emerge dal report annuale dell’Area studi di Mediobanca sul settore vinicolo italiano, ci sono però anche elementi positivi, che riguardano diverse realtà del Nordest. La coop Vignaioli veneto-friulani (+6,8%), Serena Wines (+3%), Bottega (+2,9%), Villa Sandi (+0,4%), Paladin (+8,6%), Contri Spumanti (+1,2%) e Val D’Oca (+3,7%), che rientrano nel gruppo delle 56 cantine italiane con fatturati superiori ai 50 milioni di euro, hanno fatto registrare ricavi con il segno più. Per quanto riguarda aziende più piccole, fatturati in territorio positivo per Cantina produttori Cormons (+3,8%), tenuta Belcorvo (+9,6%) e Borgo Molini vigne e vini (+2,1%). Come uscire da questo imbuto? Diversificazione di prodotto e nuovi mercati, presidio della filiera e attenzione ai cambiamenti climatici: ma non è impresa facile.
Lo scenario globale
Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024) mentre i consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2,7%. L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro-capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. L’Italia è il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri) e il secondo per valore (7,8 miliardi, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia).
Il Nordest
Il Veneto (43 vini Dop e 10 Igp) si conferma la prima regione vinicola. Un record che si riflette anche sul valore che supera il 35% del totale nazionale. Il Veneto guida le esportazioni, doppiando il Piemonte e la Toscana. I primati regionali emergono anche dai bilanci 2024 delle aziende: alle toscane tocca il più alto Ebit margin (15,5%), il miglior Roi alle abruzzesi (8,1%), con il Piemonte in seconda posizione (6,9%) e il Veneto subito dopo (6,8%). Per Roe brilla la Puglia (7,1%) con una bassa patrimonializzazione (debiti finanziari pari al 58,6% del capitale investito; seconda solo al 62,4% delle aziende friulane). Nel 2025 vendite nazionali in calo soprattutto per le imprese friulane (-5,7% sul 2024) dove sono attive 16 Dop e 3 Igp.
Tra famiglia e mercato
Due le operazioni di M&A che hanno interessato il Friuli Venezia Giulia nell’ultimo anno, ovvero l’ingresso con una quota di minoranza del 40% della famiglia Gussalli Beretta in Vignaioli Specogna e l’ingresso con il 100% di Valdo ne I Magredi. In Veneto Cielo e Terra ha acquisito Maia Wine, Collis ha preso il controllo della cantina sociale di Monteforte d’Alpone e Vallepicciola di Balan, mentre Herita Marzotto Wine Estates ha fatto shopping negli Stati Uniti, comperando due tenute in Oregon. L’assetto proprietario del settore vinicolo italiano resta fortemente ancorato alla dimensione familiare: il 66% del patrimonio netto è infatti detenuto da famiglie, quota che sale all’82% se si considerano anche le cooperative. Gli investitori finanziari partecipano al 10,2% dei mezzi propri: banche e assicurazioni per il 4,8% e fondi di private equity per il 3,6% del patrimonio netto. Trascurabile il rapporto con i mercati finanziari: solo due società sono quotate all’Aim dal 2015 (Masi Agricola in Valpolicella e Iwb, Italian wine brands).
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