InvestCloud, licenziati per l’Ai. Trovata l’intesa sulla chiusura

I 37 dipendenti dell’azienda di Marghera riceveranno una buonuscita sulla base dell’anzianità. Sfuma l’ipotesi di salvaguardare la continuità aziendale trovando qualche soggetto disposto a subentrare

Francesco Furlan
L’ingresso dell’azienda Investcloud Italia in via della Pila a Marghera
L’ingresso dell’azienda Investcloud Italia in via della Pila a Marghera

Partita chiusa. InvestCloud, il primo caso in Italia di un’azienda che giustifica il licenziamento collettivo dei lavoratori con una riorganizzazione globale guidata dall’Intelligenza artificiale, si conclude così: con la firma di un accordo che, a fronte del licenziamento, prevede una buona uscita per i dipendenti, calcolata sull’anzianità di servizio. Alla riunione di mercoledì 20 maggio coordinata dalla Direzione lavoro e dall’Unità di Crisi aziendali regionale, hanno partecipato l’azienda con i suoi consulenti, Confindustria Veneto Est e le organizzazioni sindacali Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, Ugl e Federmanager con i rappresentanti dei lavoratori.

L’intesa raggiunta riguarda l’azienda di Marghera che il 9 marzo scorso ha avviato la procedura di licenziamento dei 37 dipendenti italiani in vista della dismissione della sede, in virtù dell’implementazione dell’intelligenza artificiale a livello di gruppo. Un intero ramo d’azienda segnato dall’Ai.

I lavoratori, che hanno accettato il piano, riceveranno un incentivo in cambio della non opposizione al licenziamento, mentre sfuma l’ipotesi di salvaguardare la continuità aziendale trovando qualche soggetto disposto a subentrare. Una strada che era parsa fin da subito difficilmente percorribile, vista l’indisponibilità della proprietà intellettuale del prodotto e dei clienti, che sarebbero rimasti con InvestCloud.

L’azienda si occupa di quello che in gergo si chiama digital wealth e realizza programmi per controllare gli investimenti finanziari, e la sede italiana ha clienti importanti. Un’azienda per nulla in crisi che ha però deciso di riorganizzarsi a livello globale. La nuova configurazione della società, si leggeva nella lettera di licenziamento dello scorso marzo, prevede «l’istituzione di un numero limitato di centri di eccellenza globali, presso i quali saranno accentrate le competenze di prodotto e tecnologia. Tale struttura è finalizzata a massimizzare i benefici di produttività derivanti dall’intelligenza artificiale».

In questo contesto i sindacati d’intesa con i lavoratori – in un’azienda che prima della notizia non era sindacalizzata – hanno trattato sulle condizioni di uscita, in vista della conclusione della procedura fissata per il 24 maggio.

«Al netto del rammarico per la cessazione dell’azienda», commenta l’assessore allo Sviluppo economico del Veneto, il leghista Massimo Bitonci, «possiamo comunque definire un risultato positivo l’accordo odierno, il cui contenuto è stato già ratificato dall’assemblea dei lavoratori».

Da parte di Fiom Cgil e Fim Cisl si esprime «rammarico per l’ennesima attività produttiva che viene chiusa in provincia di Venezia, che oltretutto era svolta da persone di alta professionalità in un’attività che non era in perdita ma che produceva guadagni». Una vicenda che per i sindacati deve suonare come «un campanello d’allarme» perché «temiamo che la questione relativa all’intelligenza artificiale, concausa per la chiusura e i licenziamenti, sarà un tema che ci troveremo ad affrontare anche nel breve termine, in tante attività e tanti lavori di intelletto. Sono processi che devono essere governati e anche la politica deve farsene carico».

L’obiettivo dei lavoratori, data la situazione, era riuscire a portare a casa un po’ di soldi. Molti di loro sono già impegnati a cercare un nuovo lavoro, e per alcuni di loro sarebbero arrivate le prime offerte. Informatici e programmatori di esperienza.

 

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