Le 1.134 imprese del Nord Est che fuggono dal gruppo

La fotografia nella nuova edizione di Controvento, lo studio annuale realizzato dalla Nomisma che seleziona realtà piccole, medie e grandi che per performance economica sono il meglio del tessuto manifatturiero del Paese

Riccardo Sandre
L’interno del Technology Excellence Center di Stevanato a PIombino Dese
L’interno del Technology Excellence Center di Stevanato a PIombino Dese

In Italia esistono quasi seimila imprese manifatturiere che sono in grado di correre in un contesto difficile, fatto di un’economia che cresce a ritmi dello zero virgola e dove la maggioranza dell’industria fatica a generare margini di rilievo e a investire con continuità le risorse che servirebbero per togliersi dagli affanni.

Questa pattuglia in fuga dal gruppone della manifattura è stata fotografata nella nuova edizione di Controvento, lo studio annuale realizzato dalla società di analisi economica Nomisma che mira a selezionare realtà piccole, medie e grandi che per performance economica sono il meglio del tessuto manifatturiero del Paese.

Nel quadro delle 5.945 imprese Controvento italiane, il Triveneto - pur evidenziando alcune criticità rispetto ai migliori della classe in merito alle dimensioni medie delle aziende del cluster e ai trend di crescita negli anni, rappresenta un territorio ad alta maturità competitiva dove sono insediate 1.134 imprese, una su sei .

La Regione trainante dell’area è il Veneto, dove sono presenti 878 imprese che hanno superato i parametri di Controvento: realtà che presentano ricavi medi intorno ai 18,1 milioni di euro, contro una media della Regione di 10,4 milioni. A seguire è il Trentino Alto Adige, con 147 imprese: sui sono le realtà più piccole ad essere in fuga, dato che la media del fatturato delle Controvento è di 7,2 milioni, meno della metà delle manifatturiere della Regione (15,9 milioni) ma pure della media delle Controvento nazionali (17,3).

Ultima nella comunque breve classifica del Triveneto è il Friuli Venezia Giulia. La regione conta su sole 109 Controvento, le cui dimensioni (17,3 milioni) sono comunque superiori a quelle della media del manifatturiero regionale (13,9 milioni di fatturato per impresa). E tuttavia, rispetto all’anno precedente, Veneto e Friuli Venezia Giulia registrano una flessione delle imprese classificate, da 905 a 878 nel primo caso e da 127 a 109 nel secondo. Il Trentino Alto Adige, al contrario, vede una crescita da 125 a 147, con un incremento significativo che però coincide con l’ingresso nel cluster di molte nuove piccole e piccolissime imprese.

Un territorio, quello del Nord Est, che non sta spiccando rispetto ai tassi di crescita delle migliori imprese italiane. Fatti pari a 100 i ricavi nel 2019, la media delle Controvento italiane nel 2024 si era arrampicata a quota 178, mentre nel Nord Est si era fermata a 167. E ancora: mentre l’Ebitda medio delle 5.945 imprese eccellenti italiane era balzato a 258, nel Nord Est si era attestato a 246.

Se i risultati del territorio non sono certamente da buttare via, fa sempre bene vedere cosa fanno i migliori della classe, anche solo per lasciarsi ispirare verso nuovi orizzonti di sviluppo. In questo caso a darci una lezione importante è l’Emilia Romagna. Se in tutto il Triveneto ci sono per l’appunto ben 1.134 imprese Controvento, in Emilia Romagna sono meno, soltanto 566. Eppure, tutte insieme le aziende emiliano-romagnole fatturavano nel 2024 la bellezza di 20,3 miliard, più dei 18,9 miliardi fatturati da tutte quelle del Triveneto. Per fare un paragone, i ricavi medi delle migliori imprese sono di 18,1 milioni in Veneto, in Emilia Romagna quasi il doppio (35,9).

Un altro segnale interessante arriva dalla filiera dell’automotive, una delle più prestazionali dell’Emilia Romagna. In un settore tanto strategico, l’ebitda margin medio raggiungeva nel 2024 il 32%, contro il 23 delle migliori imprese del settore in Veneto.

Avere dunque capo-filiera del calibro di Ferrari, Lamborghini, Dallara e Pagani, dunque, fa correre l’intero settore, che invece nel resto d’Italia arranca: uno dei temi di analisi del report di quest’anno è stato proprio quello della capacità delle grandi imprese di trainare lo sviluppo e l’innovazione di processo e di prodotto lungo tutta la filiera di riferimento.

La lunga lista delle imprese migliori del Triveneto vede, come ovvio ma non scontato, alcuni dei grandi nomi dell’industria locale. Tra questi, compare il nome della Nuova Ompi del gruppo Stevanato di Piombino Dese, nel Padovano, guidata da Franco Stevanato. Una realtà che è tra le sole 27 aziende rimaste all’intero del cluster delle migliori senza interruzione dall’inizio delle rilevazioni di sette anni fa e che, per fatturato, si colloca in quinta posizione assoluta a livello nazionale.

Tra le new entry un altro colosso globale, questa volta con sede nel Trevigiano: la De’ Longhi, guidata da Fabio de’ Longhi, che entra per la prima volta in una classifica che descrive il meglio assoluto dell’industria italiana. Non da meno un’altra grande realtà del territorio, questa volta di un settore farmaceutico che vede non poche aziende venete saldamente presenti negli elenchi delle Controvento. Si tratta della Fis di Vicenza, come De Longhi entrata in classifica solo quest’anno.

Ai vertici per dimensioni nel Triveneto tra le Controvento è la pordenonese Friulintagli Industries fondata da Inaco Maccan, tra le veterane del report assieme alla più piccola ma altrettanto consolidata Lima Corporate di San Daniele del Friuli, che fa protesi ortopediche. Terza per fatturato tra le friulane ma altrettanto confermata nella sua presenza nel report la Colussi Ermes di Casarsa della Delizia che produce macchine per il settore alimentare.

Dimensioni più contenute per le rappresentanti del Trentino Alto Adige, se si esclude un unico colosso la cui proprietà è, tuttavia, straniera. Tra le realtà controvento più tipiche del territorio spiccano la Fructus Meran, attiva nella lavorazione e conservazione degli ortaggi, la trentina Lincotek che si occupa di trattamento e rivestimento dei metalli e la bolzanina Nils che fa lubrificanti per l’industria nel settore del coke e petrolio a testimonianza di un territorio, quello del Trentino e dell’Alto Adige, in grado di produrre imprese ad altissima performance di efficacia imprenditoriale in una vasta gamma di settori differenti.

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