
Electrolux, il piano si ferma per 50 giorni: tregua su licenziamenti e chiusure dopo il tavolo al Mimit
Vertice con il Ministro Urso per valutare il nuovo piano della multinazionale svedese. Cento operai in presidio nella Capitale, l'Rsu di Porcia Mancino invoca Palazzo Chigi: «Intervenga la Premier Meloni». Giovedì 18 giugno maxi corteo a Pordenone: aderiscono i sindaci d'area e il Vescovo Pellegrini
Dopo le tensioni iniziali e il giudizio durissimo del Governo, dal tavolo Electrolux al Ministero delle Imprese e del Made in Italy arriva una prima apertura. L’azienda avrebbe garantito che, almeno per i prossimi 50 giorni, non procederà con misure unilaterali: niente licenziamenti né chiusure nel periodo indicato. Una sorta di tregua estiva, che consente di parlare di piano sospeso e apre la strada a nuovi confronti tecnici e istituzionali.
Il vertice, convocato oggi pomeriggio, lunedì 15 giugno 2026, dal ministro Adolfo Urso, si era aperto con toni molto duri. In un primo momento la multinazionale svedese non sembrava intenzionata a fare marcia indietro sul piano di riorganizzazione annunciato nelle scorse settimane. Poi, al termine del confronto, qualcosa si è mosso: l’amministratore delegato avrebbe manifestato la disponibilità a rivedere l’impianto complessivo del piano, mentre Governo e Regioni si sono detti pronti a intervenire con misure di accompagnamento.

Al tavolo erano presenti l’azienda, le organizzazioni sindacali, Confindustria, le Regioni e i Comuni sede degli stabilimenti italiani del gruppo. Con Urso anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.
In apertura, il ministro delle Imprese aveva ribadito la contrarietà dell’esecutivo alla proposta aziendale: «Il giudizio del Governo è chiaro: il piano presentato dall’azienda è irricevibile e inaccettabile, rinunciatario sul piano industriale e insostenibile per l’impatto sociale. Serve subito una svolta: occorre già oggi indicare una strada nuova, che possa consentirci di lavorare insieme, con la massima responsabilità, al fine di giungere nel più breve tempo possibile a una nuova proposta fondata sulla valorizzazione delle competenze, sulla tutela del lavoro e sulla salvaguardia della capacità produttiva». Urso si era poi rivolto direttamente alla multinazionale: «Mi appello a tutte le parti qui rappresentate, innanzitutto all’azienda, a cui spetta fare il primo passo nella giusta direzione».
Lavoratori in presidio davanti al Ministero
Mentre all’interno del Mimit si svolgeva il confronto, davanti alla sede del Ministero si è radunata una delegazione di circa un centinaio di lavoratori provenienti dai diversi stabilimenti italiani della multinazionale, compreso il sito friulano di Porcia. Le maestranze hanno seguito con grande attenzione l’evoluzione del vertice, considerato decisivo per il futuro produttivo del gruppo in Italia.
La preoccupazione resta alta, ma la sospensione del piano viene letta come un primo risultato della mobilitazione. A farsi portavoce del malessere dei lavoratori, prima dell’esito del tavolo, era stato Pietro Mancino, rappresentante Rsu Fiom dello stabilimento di Porcia, che aveva rilanciato un appello diretto a Palazzo Chigi: «Ci aspettiamo che intervenga la premier Meloni, questa è una crisi industriale nazionale. Per Pordenone Electrolux è “la” fabbrica, ha importanza vitale».
Al presidio romano era presente anche Gianni Montesel, sindaco di Susegana, comune trevigiano che ospita un altro storico stabilimento del gruppo. Il primo cittadino aveva sottolineato il peso sociale della vertenza per il territorio: «Rappresento qua oggi un territorio, per noi Electrolux non è solo una questione industriale, è un fatto esistenziale».
Dalla chiusura iniziale alla tregua
Nella prima parte del confronto l’azienda aveva ribadito le ragioni alla base della ristrutturazione. Ranieri avrebbe insistito sui problemi legati al mercato europeo, alla pressione dei competitor asiatici e al peso delle regole dell’Unione europea. Avrebbe inoltre ricordato che anche altri concorrenti del settore hanno già avviato processi di riorganizzazione.
Una posizione che aveva fatto pensare a una conferma sostanziale del piano, senza arretramenti. Successivamente, però, nel corso del tavolo si sarebbero manifestate alcune aperture, sotto forma di nuovi tavoli di confronto e della disponibilità a rivedere il progetto complessivo.
Il punto politico e sindacale più rilevante è l’impegno dell’azienda a non procedere, per i prossimi 50 giorni, con iniziative unilaterali. Una pausa che congela, almeno temporaneamente, licenziamenti e chiusure e permette di riaprire la discussione su basi diverse.
Il piano da 1.700 esuberi
La vertenza è esplosa lo scorso 11 maggio, quando Electrolux ha presentato alle organizzazioni sindacali un piano di riorganizzazione che prevede circa 1.700 esuberi sul territorio nazionale, pari a oltre il 40% della forza lavoro del gruppo in Italia. Per il solo stabilimento di Porcia il taglio prospettato riguarda 262 operai.
L’azienda ha motivato il piano con l’aumento dei costi di produzione, la crisi del mercato europeo degli elettrodomestici, la pressione crescente dei produttori asiatici e un contesto regolatorio europeo ritenuto penalizzante. Argomenti ribaditi anche oggi al tavolo ministeriale, almeno nella prima fase del confronto.
Già nel precedente incontro romano del 25 maggio, Urso aveva definito il piano “irricevibile” e “inaccettabile”, chiedendo ai vertici della multinazionale di tornare con una proposta radicalmente diversa e senza licenziamenti traumatici. La riunione di oggi era quindi attesa come il momento decisivo per capire se l’azienda fosse disposta a correggere la rotta.
La mobilitazione continua a Porcia
Intanto, sul territorio pordenonese la protesta resta confermata. Per giovedì 18 giugno è stato proclamato un grande corteo che partirà dai cancelli dello stabilimento di Porcia per raggiungere il centro di Pordenone.
Alla mobilitazione ha aderito anche la Diocesi di Concordia-Pordenone, insieme alla Commissione di Pastorale sociale e del lavoro, che hanno confermato la propria vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. La Pastorale sarà presente ufficialmente al corteo di giovedì.
Anche il vescovo, monsignor Giuseppe Pellegrini, pur trovandosi in Marocco per la visita a una missione, ha fatto arrivare un messaggio di sostegno, richiamando quanto già detto davanti ai cancelli della fabbrica: «Il lavoro è fondamentale per mantenere le famiglie e per dare dignità alla persona».
La Pastorale ha ribadito che il lavoro non può essere considerato una semplice variabile economica e ha ricordato di aver già sottoscritto, insieme ai sindaci e ai sindacati del territorio, il documento con cui viene chiesto il ritiro immediato del piano di licenziamenti.
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