La strategia di Masi: vini freschi per venire incontro ai gusti giovani

Le strategie di Masi, importante casa vinicola della Valpolicella, illustrate dall’amministratore delegato Girotto: i mercati? Bene l’Italia, per il futuro puntiamo sull’Africa

Maurizio Cescon
Monteleone 21, l'avveniristico quartier generale di Masi in Valpolicella
Monteleone 21, l'avveniristico quartier generale di Masi in Valpolicella

«Per il mondo del vino questo è un momento particolare, ma anche interessante. Può essere foriero di opportunità». Federico Girotto è l’amministratore delegato del gruppo Masi, una grande realtà della viticoltura italiana, con radici nella Valpolicella, la culla dell’Amarone.

Lo stand di Masi a Vinitaly è un brulicare di buyers, esperti, giornalisti, visitatori e wine lovers, che vogliono conoscere i segreti del brand, unico in Italia, assieme a Iwb, a essere quotato a piazza Affari.

Dottor Girotto che scenario si sta prefigurando per l’economia legata al vino?

«Stiamo assistendo a una serie di trasformazioni nel consumo, nella produzione e nella distribuzione. Oggi viene premiato chi si posiziona a livello “Premium“. In questi ultimi anni abbiamo vissuto tante fasi. Basti pensare che dopo i lockdown della pandemia, nel 2021, eravamo tutti euforici perché i consumi erano ripartiti con grande slancio. Oggi facciamo i conti con numerose problematiche».

Quali preoccupano di più?

«Le turbative geopolitiche, i dazi americani, il calo dei consumi».

Perché a suo avviso oggi si beve meno vino?

«Questa tendenza la notiamo nei giovani, che consumano meno rispetto alle generazioni precedenti. Forse è anche una questione di linguaggio e comunicazione, nell’approccio a determinate fasce d’età. Per assecondare queste richieste Masi ha lanciato anche due nuovi vini che hanno meno alcol, con etichette “pop”, indice di versatilità».

Esiste un minor interesse per i rossi?

«Non c’è disaffezione verso i vini rossi: quelli che hanno bevibilità, freschezza e quantità di alcol non preponderanti, sono ancora ricercati dai consumatori e venduti dalle aziende. Masi, in questo senso, è venuto incontro alle nuove esigenze».

In che modo?

«Abbiamo appena messo in produzione il “Pinot noir del Re“, che proviene da una tenuta di una quindicina di ettari acquisita qualche anno fa. È un vino fine ed elegante, che esprime l’eccellenza dell’Oltrepo Pavese, dove la varietà è storicamente presente ed esprime caratteristiche di gran pregio, quelle che il consumatore oggi desidera».

Masi vuol dire territorio e si identifica con la Valpolicella...

«La rappresentazione del territorio per il brand è una priorità, è fondamentale. Per noi questa zona significa cultura, paesaggio, storia e capacità dell’uomo di creare, nel corso degli anni, un’avventura enologica affascinante».

Tra le incognite per una casa vinicola ci sono i dazi Usa. Che effetto hanno avuto, a un anno dalla loro introduzione?

«In realtà è davvero da poco tempo che i dazi incidono direttamente sul prezzo finale, negli Stati Uniti c’è un sistema complesso di vendita, dall’importatore, al ristoratore o all’enoteca. Altri due fattori hanno avuto un impatto, il tasso di cambio con il dollaro, per noi sfavorevole e la crisi dei grandi operatori della distribuzione Usa. Come brand Premium noi ci difendiamo bene oltreoceano, gli Usa sono sempre un’area di sviluppo strategico».

Quali altre piazze internazionali monitorate con attenzione?

«Guardiamo con interesse, non per il domani, ma per il dopodomani, al continente africano. È un’area geografica molto vasta, in cui abbiamo investito molto, che evidenzia crescite percentuali di vendita notevoli. Vorremmo essere presenti e conosciuti prima dei nostri concorrenti».

Italia ed Europa, i mercati maturi, che futuro hanno?

«L’Italia ci sta dando soddisfazioni, cresce in modo importante, basti pensare che oggi rappresenta un terzo del fatturato aziendale. Abbiamo messo risorse ed energie anche sul mercato tedesco, che ha potenzialità, ma che ha un approccio molto orientato al prezzo».

Che fotografia del mondo del vino esce da questo Vinitaly?

«Nel 2026 resteranno le criticità attuali. Ritengo che assisteremo a un’accelerazione della metamorfosi delle varie aziende. Nessuno, nel mondo della viticoltura, oggi può permettersi di restare fermo». —

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