Il mobile triveneto: alla prova di dazi, conflitti e rincari
Il Salone del Mobile che si apre a Milano la prossima settimana sarà l’occasione per verificare la risposta dei mercati internazionali dopo lo shock della guerra in Iran. Un’analisi di Adacta Advisory mostra che il settore del legno-arredo del Nord Est arriva all’appuntamento forte di ricavi per 8,6 miliardi distribuiti fra 564 imprese

Il Medio Oriente doveva rappresentare una delle nuove frontiere del mobile Made in Italy. Uno dei mercati più promettenti nella rinnovata geografia dell’arredamento tricolore, alle prese con un riposizionamento internazionale reso necessario prima dagli effetti della guerra russo-ucraina e poi dai dazi americani. Nella ricerca di nuovi sbocchi, l’area del Golfo — pur con un impatto ancora contenuto in termini di volumi — si era proposta come una delle destinazioni più interessanti.
Al punto da essere scelta dal Salone del Mobile di Milano per un’edizione della fiera in Arabia Saudita, in programma a novembre 2026, dopo l’anteprima dello scorso autunno. Ora, l’esplosione della guerra in Iran mette tutto in discussione, aggiungendo ulteriore incertezza a uno scenario già complesso. Con quali effetti sui mercati?
Il primo banco di prova sarà proprio il Salone del Mobile di Milano, in programma alla fiera di Rho dal 21 al 26 aprile. Un appuntamento che vedrà la partecipazione di 1.900 espositori provenienti da 32 Paesi, con una presenza significativa anche dal Triveneto, che con 8,6 miliardi di ricavi aggregati rappresenta poco meno di un terzo del mercato italiano (31,4%) del mobile e il 2% di quello globale.
A fotografare nel dettaglio il settore tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige è Adacta Advisory, con un’analisi approfondita che, oltre al dato aggregato, esamina anche i primi dieci player per dimensione.
Con 564 aziende attive, il comparto in Triveneto vale, come detto, 8,6 miliardi: un valore aumentato in media del 6% negli ultimi otto anni, con una forte accelerazione nel periodo post-Covid. Il trend positivo ha riguardato anche la redditività: l’Ebitda percentuale è salito dall’8,7% al 10,7%, mentre l’Ebit è passato dal 5,3% al 6,6%.

Dopo anni di sviluppo costante, oggi il settore fa i conti con una maggiore incertezza legata alla complessità dello scenario geopolitico, tra conflitti, dazi e rincari che si abbattono sia sulle materie prime che sui costi di trasporto, alla base del rallentamento dell’export e della necessità di ridisegnare la cartina delle geografie di riferimento.
Adacta evidenzia da un lato l’aumento delle importazioni dalla Cina — effetto delle nuove tariffe doganali imposte dall’amministrazione Trump —, dall’altro l’espansione di mercati come Africa, Canada ed Emirati Arabi, a fronte della frenata di piazze storiche per il Made in Italy del mobile come Francia e Germania.
A soffrire è anche il mercato interno che, dopo il boom post-pandemia, oggi risente della riduzione degli incentivi fiscali.
In questo quadro, è soprattutto l’America a destare le maggiori preoccupazioni. «Si tratta di un mercato di primaria importanza per l’Italia, un mercato che verrà impattato dai dazi», evidenzia Paolo Masotti, fondatore e Ceo di Adacta Advisory, commentando le prospettive a breve-medio termine per il settore. «I progetti di sviluppo sugli Emirati e il Far East si spostano in avanti, ma parliamo comunque di Paesi che non rientrano nel medio raggio tra i mercati di riferimento».
In mezzo a tante incognite, un’ancora di salvezza per le imprese resta la qualità e, ancor più, il posizionamento nell’alto di gamma. «C’è una richiesta crescente di mobili di fascia alta, personalizzati e di design — continua Masotti — nonché di materiali sostenibili ed ecocompatibili. Una dinamica favorevole per le imprese trivenete, in linea con il loro posizionamento».
Tornando ai dati dell’analisi, il 41% del fatturato aggregato è realizzato dalle Top 10, che hanno aumentato il loro peso rispetto al 2019 di 6 punti percentuali. Salvo per Calligaris e Marine Interiors – controllate rispettivamente la prima dal fondo Alpha e la seconda da Fincantieri –, prime 10 realtà più rilevanti del settore sono di proprietà famigliare, cresciute in larga parte per via organica.

La più grande impresa del settore in Triveneto è Friul Intagli, realtà di Villanova di Prata di Pordenone, che dal 1968 — anno di fondazione — si è affermata come il maggior produttore mondiale di componenti e mobili in kit, nonché tra i principali fornitori di Ikea.
L’azienda ha chiuso il 2024 con 972 milioni di fatturato, in aumento rispetto agli 866 milioni dell’anno precedente, e con un margine Ebitda del 17,1% (era del 16,3% nel 2023), il più alto tra le prime dieci aziende dell’area. Se Friul Intagli è quella con la maggiore marginalità, We Do Holding — gruppo veneto che aggrega cinque società, a partire da Doimo — è invece la realtà più dinamica, con un Cagr del 14% negli ultimi cinque anni.
Sempre guardando alle Top 10, il settore presenta livelli di indebitamento contenuti: il rapporto Pfn/Ebitda si attesta in media a 0,59, ben al di sotto della soglia di attenzione fissata a 3, alla quale si avvicinano solo Calligaris e We.Do Holding.
Segno positivo anche per l’occupazione, che negli ultimi cinque anni è passata da poco meno di 27 mila addetti a oltre 29.700.
Il periodo preso in esame da Adacta è stato caratterizzato anche da diverse operazioni di merge & acquisition: 23 tra il 2021 e i primi mesi del 2026. «Fotografano un settore in trasformazione, dove convivono consolidatori locali aggressivi — sottolineano i ricercatori — e un crescente interesse dall’esterno per le eccellenze produttive dell’area».
Il soggetto più attivo è stato WeDo Holding, con quattro acquisizioni in tre anni che hanno portato il gruppo a spaziare dagli imbottiti all’illuminazione di design fino al contract office, dando vita a un polo multibrand costruito per competere su scala nazionale ed europea. Segue Volpato Industrie che, con due operazioni consecutive, punta a diventare il riferimento italiano nella componentistica tecnica per l’arredo, strategica per l’intera filiera.
Su 23 operazioni, otto hanno visto imprese dell’area passare sotto il controllo di acquirenti esterni: il gruppo francese StellaGroup ha rilevato la friulana Pratic, Sphere SA (Francia) ha acquisito Virosac, mentre IGI Private Equity ha preso il controllo di Cerantola.
Non mancano però operazioni nella direzione opposta. La padovana Gibus ha acquisito Leiner di Augsburg per rafforzare la propria presenza nel mercato tedesco delle pergole. Veneta Cucine ha internalizzato il proprio distributore francese, mentre L&S Lighting ha integrato la tedesca Visplay per consolidarsi nel retail internazionale. «Tre operazioni — spiegano i ricercatori di Adacta — che condividono la stessa logica: ridurre la dipendenza da intermediari e presidiare direttamente i mercati a maggiore potenziale».
«Tendenzialmente sono stati anni abbastanza stabili, con 5-6 operazioni all’anno — aggiunge Masotti —. Non un’attività particolarmente intensa ma costante, che ha registrato un rallentamento in questi primi mesi del 2026. Il motivo è principalmente legato all’incertezza».
Gli effetti di uno scenario globale sempre più instabile saranno tangibili proprio al Salone di Milano, dove il settore cercherà di cogliere, attraverso il confronto con i buyer internazionali, indicazioni concrete sulle prospettive future, se non nel medio, almeno nel breve termine.
A Monfalcone l’hub del legno di faggio

Esiste ed è attivo a Monfalcone, in uno stabilimento di 39 mila metri quadrati nella zona industriale Schiavetti, un vero e proprio hub del legno di faggio. Si tratta di Iskralegno, azienda da 25 milioni di euro di ricavi e 31 dipendenti, parte del gruppo veneto Florian (quartier generale a Riese Pio X), realtà di primo piano nel settore, con i suoi 163 milioni di euro di fatturato e un Ebitda del 14% (dati del consolidato 2024) e oltre mille dipendenti.
«Contiamo su approvvigionamenti diretti dalla filiera forestale croata - racconta Enrico Florian, vice presidente dell’omonimo gruppo e figlio del fondatore Elvio Florian - dove c’è abbondanza di materia prima, noi trasformiamo e diamo valore aggiunto al legno. Nei nostri stabilimenti ci occupiamo del legno di latifoglia, ovvero rovere, faggio, frassino, acero, noce e ciliegio, materiali adatti a molteplici utilizzi. La produzione comprende tavolame per falegnameria e prodotti destinati a diversi impieghi, tra cui pavimenti, arredi e scale per interni. Dalla valorizzazione delle materie prime derivano inoltre prodotti destinati alla linea energetica: la nostra divisione “Woody Fire” comprende soluzioni per uso domestico e professionale, alimentate da materiali derivanti dalla lavorazione, come refili e segatura».
Iskralegno (Iskra in sloveno significa scintilla) in origine fornitore di Florian con sede allo scalo legnami del porto di Trieste, è stata rilevata nel 2000 dal gruppo veneto e dal 2010 ha sede nel grande capannone monfalconese.
Direttrice dello stabilimento è Katja Danieli. «Qui trattiamo esclusivamente il legno di faggio - conferma la manager triestina -, abbiamo magazzino, reparto essiccazione, piallatura, rifinitura e vendita. Il faggio è molto richiesto dai mobilifici, ne riforniamo diversi anche in Friuli, nel distretto del Mobile e nel Triangolo della sedia, oltre al settore delle costruzioni. Trattiamo dai 50 ai 60 mila metri cubi l’anno di legno di faggio, vale a dire 2 mila tra camion e container che vanno e vengono dallo stabilimento e girano in tutta Europa e numerosi mercati internazionali. L’export vale infatti oltre il 90% dei ricavi, mentre una quota inferiore al 10% è data dal mercato nazionale. I principali clienti sono in Nord Africa, Medio Oriente e Far East. In Europa e in Italia, invece, vendiamo prodotti di fascia medio alta».
Monfalcone, grazie al suo porto, è crocevia logistico di primaria importanza che crea, per tante imprese, un vantaggio competitivo. Ma la crisi internazionale, con la chiusura o, al massimo, il funzionamento a singhiozzo dello stretto di Hormuz, mette in difficoltà le aziende che utilizzano le navi per i trasporti lontani.
«Sono aumentati i costi dei noli, la logistica navale e il carburante - spiegano Florian e Danieli- . In questo momento abbiamo numerosi container in attesa di approdo, attualmente dirottati su diversi porti alla ricerca di soluzioni logistiche. Non è una situazione facile, speriamo che le tensioni si stemperino al più presto, in modo da tornare alla normalità del business, cosa fondamentale per tutti i player del comparto».
Buone - al netto degli sviluppi della guerra in Iran - le prospettive per Iskralegno. «Cresciamo di anno in anno - afferma la direttrice Danieli - a piccoli passi ma con costanza. Quest’anno, grazie all’acquisizione che abbiamo perfezionato in Bosnia, faremo un balzo più importante». Anche per il gruppo Florian il budget 2026 «è al rialzo - dice Enrico Florian - perché alcuni tipi di prodotti, come tranciati e pavimenti, stanno andando bene e si registra una domanda sostenuta».
Molto importante, per Florian e Iskralegno, il tema della sostenibilità ambientale. Gli stabilimenti, infatti, vengono riforniti da foreste certificate dell’Est Europa, Ungheria, Slovenia, Bosnia e Croazia in primis. «Teniamo molto alle buone pratiche ambientali - conclude il vice presidente del gruppo - . In questo scenario la strategia vincente di Florian è stata proprio concentrarsi sui legni europei di qualità certificati, offrendo prodotti eccellenti e allo stesso tempo tutelando le foreste da consumi indiscriminati. Una gestione forestale non responsabile porta al degrado e all’abbandono delle foreste: il nostro obiettivo è invece ecogestirle per salvaguardarne il futuro».
(Maurizio Cescon)
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