La strategia di Despar nel Nordest: «Nuovi investimenti e filiera corta»
L’ad Francesco Montalvo racconta la reazione dei consumatori alle difficoltà. «Le persone fanno più volte la spesa ma comprano meno per non sprecare. L’attenzione ai prezzi ormai è una costante, assieme alla ricerca di qualità»

«Rispetto a qualche anno fa, l’attenzione nel fare la spesa è diventata un comportamento a prescindere dalle difficoltà del momento, e non riguarda soltanto i prezzi. Ovviamente le persone fanno sempre attenzione e si comportano in maniera consapevole, chiedendo il giusto prezzo. Allo stesso tempo, però, prendono in considerazione una serie di valori tangibili e intangibili che le aziende come la nostra devono interpretare al meglio».
Francesco Montalvo, amministratore delegato di Despar Nord, racconta così come la catena di supermercati sta vivendo questa fase non facile dell’economia, al termine di un 2025 dove il gruppo ha visto il fatturato crescere dell’1,50% in Veneto e del 2,7% in Friuli Venezia Giulia.
Dottor Montalvo, con la benzina a due euro, non ci sono stati effetti sulle vendite?
«Più che il volume, è cambiata la frequenza. Le persone vanno più spesso a comprare ma magari non fanno la spesona. Fanno attenzione agli sprechi, un processo che era in corso da tempo e che le difficoltà attuali stanno facendo diventare ancora più importante. Come le ho detto, però, ci sono anche altri valori che le persone cercano, ai quali devi dare una risposta».
Mi fa un esempio?
«Sul fresco, la qualità è essenziale, anche qui con grande attenzione al giusto prezzo. Sui beni fondamentali, devi avere grande profondità d’offerta, con diverse fasce di prezzo. Ma devi averla anche su quei prodotti dove sta crescendo la concorrenza degli specializzati».
L’inflazione, dunque, non puoi riversarla direttamente sui prezzi negli scaffali?
«Noi certamente non l’abbiamo fatto. Le rinegoziazioni che in qualche caso abbiamo dovuto subire con i fornitori, le abbiamo assorbite noi. Forse in questi ultimi mesi abbiamo addirittura migliorato il nostro posizionamento prezzo a scaffale, preferendo rafforzare le nostre quote di mercato».

Quello descrive è un mercato fortemente concorrenziale. Come si può reggere?
«Secondo noi è importante avere idee chiare e basi solide. La qualità è un concetto che prescinde dalla convenienza o meno, devi averla su tutte le fasce di prezzo e per farlo devi investire. Noi lo facciamo in generale ma in particolare sulla nostra marca privata. Nei rapporti con i fornitori e nei capitolati che forniamo loro, stiamo costruendo un valore intrinseco molto forte sia nei prodotti di primo prezzo del nostro brand S-Budget, che si confronta con i discount, sia in quelli Despar Premium. La nostra piramide di assortimento, da questo punto di vista, ha pochi competitor».
Quanto vale sulle vostre vendite la marca privata e fino a che valore può arrivare?
«Siamo sopra i tre prodotti ogni dieci venduti, vogliamo arrivare a quattro».
Su un fatturato di 2,87 miliardi, salire da 3 a 4 prodotti vuol dire un incremento che sfiora i 280 milioni di euro.
«È uno sforzo importante, perché vuol dire dare risposte a quei valori di cui le ho parlato prima. La marca privata dal punto di vista strategico rappresenta al massimo la nostra azienda. Ci sta dando un grande aiuto a costruire il nostro principio di fidelizzazione e di posizionamento: se il cliente vede il marchio Despar, deve sapere che sta comprando un prodotto di altissima qualità, frutto di un capitolato formulato con i fornitori dove le qualità organolettiche e di sicurezza alimentare sono definite con grande rigore».
Despar ha un forte legame con il territorio, oltre 600 produttori di “Sapori del territorio” in Veneto e 150 in Fvg. Come si concilia la marca privata con la filiera corta?
«Il legame deriva dal patto che stringiamo con i nostri fornitori. Facciamo grande attenzione a non chiedere quantitativi che per loro non sarebbero sostenibili, per non metterli in difficoltà e per garantire la qualità che ci serve. In questo modo possono crescere con noi».
Ci fa degli esempi?
«La Moretto Farm di Crocetta del Montello. Produce lattughe, radicchio, miele in agricoltura acquaponica, che puoi trovare solo in nove dei nostri Interspar ed Eurospar in Veneto. Oppure i vini della Cantina Sassocorno, di Corno di Rosazzo, che privilegia le varietà autoctone. Anche in questo caso li trovi solo in alcuni negozi del Friuli Venezia Giulia. L’azienda agricola Farma Jackne, a San Giovanni di Duino, ha la passione per l’apicoltura e i distillati, così ha creato un Honey Gin. Lo trovi solo in tre dei nostri negozi, a Trieste».
Per stare sul mercato, servono grandi investimenti. Aprirete nuovi punti vendita?
«La nostra scelta è soprattutto rinnovare quelli che abbiamo. L’anno scorso tra Veneto e Friuli Venezia Giulia abbiamo investito quasi 35 milioni, quest’anno faremo lo stesso».
Iniziate a sentire gli effetti del calo demografico?
«In alcuni luoghi sì, soprattutto i più isolati. Ma avere negozi affiliati ci permette di stare in Comuni di montagna dove uno diretto non sarebbe sostenibile. Non abbandoneremo il territorio e il servizio a tutte le comunità rimarrà sempre parte fondamentale del nostro operare».
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