La startup Nanophoenix alla prova del mercato

Il ricercatore Pietro Capaldo alla guida tecnologica dell’azienda triestina racconta i piani per lo sviluppo di due dispositivi per menopausa e droghe: «Puntiamo a vendere i prodotti nella rete della grande distribuzione»

Annalisa Godi

 

Quanto è grande un granello di polvere? «In alcuni casi più delle nanostrutture che realizziamo nei nostri laboratori», spiega Pietro Capaldo, direttore tecnologico (cto) di Thundernil e Nanophoenix, due startup radicate nel territorio triestino.

Dopo anni in cui Thundernil e Nanophoenix sono state incubatrici di progetti di ricerca, stanno provando ad affermarsi sul mercato con il lancio di prodotti che puntano a essere distribuiti nelle farmacie. Questo sforzo si avvale dell’esperienza decennale di Capaldo nella ricerca, iniziata a Trieste.

A 19 anni il ricercatore è partito da Serino, un paese di 6500 anime in provincia di Avellino, per studiare astrofisica.

Durante il percorso di studi ha collaborato con l’Agenzia spaziale italiana per realizzare strumentazioni per un telescopio che avrebbe studiato la radiazione cosmica di fondo. «In quel momento ho imparato la frustrazione dello scienziato che non ottiene i risultati sperati dall’esperimento», racconta il cto. Poi l’esperienza nella prestigiosa università californiana Caltech, dove è arrivato a supporto del team che si occupava del rover che sarebbe partito per Marte.

Tornando ad affari terrestri, il ricercatore ha seguito la progettazione di un nanosatellite per l’agricoltura di precisione e poi lo sviluppo di sistemi Lab-On-Chip, ovvero di interi laboratori rimpiccioliti e inseriti in chip della dimensione di una carta di credito.

Il suo viaggio nelle eccellenze scientifiche triestine è proseguito con l’esperienza di ricerca a Elettra e all’Istituto officina dei materiali del Cnr, dove si è avvicinato alle applicazioni biologiche e diagnostiche.

A guidare Capaldo durante i suoi anni di ricerca è stato Alessandro Pozzato, scienziato formatosi nell’Ateneo triestino e poi divenuto amministratore delegato di Thundernil. È grazie a lui se Capaldo ha mosso i suoi primi passi nell’azienda.

Nel 2021 Capaldo rileva le quote di Maurizio Tormen, fisico ed ex ad di Thundernil, proprietaria di una tecnologia di nanolitografia brevettata e specializzata nella realizzazione di micro e nanostrutture con applicazioni industriali. Da quel momento Capaldo siede nel Consiglio di amministrazione come cto.

Nel 2022 la decisione assieme all’ad Pozzato di fondare un’altra startup, Nanophoenix, incentrata sulla realizzazione di sensori e nanotecnologie applicabili al settore biomedico e biotecnologico.

Entrambe le aziende agiscono come ponte tra ricerca e applicazione, quindi Nanophoenix nel 2024 ha avuto ricavi per poco più di 177.000 euro e Thundernil, nell’ultimo bilancio disponibile del 2023, ha indicato di aver fatturato quasi 261.000 euro. Le entrate dell’azienda biotech provengono soprattutto dalla partecipazione a progetti europei. L’ultimo su cui Nanophoenix ha iniziato a lavorare il primo maggio scorso è Aquadetect: l’obiettivo è costruire un sensore da installare su droni per rilevare sostanze che possono contaminare l’acqua, come metalli pesanti, batteri e prodotti farmaceutici. L’azienda riceverà in quattro anni finanziamenti per 100.000 euro.

Se invece guardiamo ai bandi regionali del Friuli Venezia Giulia, la startup ne ha appena vinti due. Il primo è Luna, con cui si vuole realizzare un dispositivo portatile che individua l’ormone legato alla riserva ovarica nell’urina e così sapere con precisione quanti ovuli rimangono prima della menopausa.

Il secondo si chiama Guard ed è un dispositivo il cui prototipo iniziale sarà a forma di penna, con la funzione di rilevare tracce di droghe da stupro nei bicchieri. Al momento il dispositivo è in grado di riconoscerne tre: ketamina, Ghb e benzodiazepina. «Speriamo che lo sviluppo di questi due dispositivi ci permetta di fare il salto e passare dallo sviluppo in laboratorio alla produzione in scala e infine alla vendita del prodotto nella grande distribuzione», conclude Capaldo.

 

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