Industria friulana, produzione in ripresa spinta dalla corsa alle scorte

Presentata l’indagine di Confindustria Udine sul primo trimestre dell’anno. La manifattura segna un più 0,6% congiunturale, meno 0,2% tendenziale. «È una strategia per contenere i rischi di interruzione delle forniture»

Riccardo De Toma

Incertezza, ma non flessione. E neppure pessimismo, a patto che la crisi in Medio Oriente trovi una rapida soluzione. È il quadro che emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Udine sul primo trimestre 2026, che ha fatto segnare una lieve ripresa dell’attività produttiva rispetto agli ultimi tre mesi del 2025 (+0,6%), mentre resta negativo (-0,2%) il confronto tendenziale con il primo trimestre 2025. Segnali di tenuta, in sintesi, a dispetto di uno shock energetico che genera preoccupazione, incertezza e un’impennata dei costi, ma non tali da generare brusche frenate.

Quello che emerge dai dati, piuttosto, è un «picco produttivo preventivo»: molte imprese manifatturiere, si legge infatti nel report dell’associazione presieduta da Lugino Pozzo, «hanno reagito anticipando la produzione e incrementando le scorte di materie prime e semilavorati, per contenere i rischi di interruzione delle forniture e fronteggiare possibili ulteriori rincari energetici».

Anche le vendite registrano una crescita congiunturale (+0,5%) a fronte di un calo tendenziale, peraltro piuttosto marcato (-2,4%), mentre è confortante l’andamento degli ordinativi, in crescita sia congiunturale (+3,8%) che tendenziale (+2,9%). Segnali confortanti dall’occupazione, che fa segnare un +0,4% congiunturale, «collegato sia a strategie aziendali di mantenimento delle competenze in vista di una possibile ripresa del ciclo produttivo nella seconda parte dell’anno, sia a fisiologici processi di turnover».

L’indicatore della percentuale di utilizzo impianti, salita dal 76,2% al 77,8%, è un ulteriore sintomo di tenuta.

Il quadro generale è la sommatoria di andamenti molto divergenti da comparto a comparto. Tra i segni più spiccano quelli della siderurgia (+2,3% congiunturale, +1,5% tendenziale), sostenuta dalla ricostituzione delle scorte, della gomma plastica (+1% congiunturale; +3% tendenziale) e il forte recupero congiunturale della chimica (+8%), che però resta negativa (-4,1%) nel dato tendenziale.

Andamento simile per la carta (+6% congiunturale, -10,4% tendenziale), opposto per l’alimentare (-3% congiunturale, +1,2% tendenziale). A preoccupare sono la meccanica (-1,2% congiunturale; -1,1% tendenziale) e soprattutto la filiera della casa, dal legno-arredo (-2,7% congiunturale, -2,2% tendenziale) ai materiali da costruzione, che registrano un calo del -19% congiunturale e del -9% tendenziale, «risentendo del rallentamento del ciclo edilizio e dell’incertezza economica».

Hormuz permettendo, le aspettative restano orientate a una cauta fiducia: il 57% delle aziende prevede infatti un aumento dei livelli produttivi, il 40% stabilità e solo il 3-4% una flessione. Segno che l’industria friulana, commenta il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo, «mostrare capacità di adattamento e resilienza». Nonostante le ripetute crisi e lo scenario internazionale, prosegue il presidente, «il Friuli possiede ancora una base industriale solida, competitiva e proiettata sui mercati esteri».

Se sul fronte imprese la sfida è «trasferire l’innovazione nei processi produttivi e formare le risorse umane in grado di implementarli nelle imprese», il messaggio finale è alla politica, in primis Governo ed Europa: «L’industria continua ad essere un soggetto responsabile, che crea valore. In cambio chiede un ecosistema favorevole – formazione, infrastrutture, innovazione, regole chiare, riduzione della burocrazia – e una condivisione equa e pragmatica dei rischi e dei benefici dello sviluppo».

 

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