La cantina Jermann investe ancora sfidando clima e mercato difficile

Ogni anno reimpiantati fino a 12 ettari di vigneti. Il revamping a Farra d’Isonzo. La produzione annua è di circa un milione e mezzo di bottiglie, il vino più rappresentativo resta il Vintage Tunina, uvaggio ideato 50 anni fa

Diego D'Amelio
La cantina Jermann a Ruttars, in Comune di Dolegna
La cantina Jermann a Ruttars, in Comune di Dolegna

La vendemmia è cominciata il 10 agosto, dopo un’estate con più di venti giorni vicini ai 40 gradi e grandinate che hanno colpito una cinquantina di ettari di vigne.

Nonostante tutto, per Jermann il 2026 è stato uno degli anni migliori degli ultimi tempi: la produzione è aumentata del 5% rispetto al 2025 e la qualità delle uve promette vini di grande struttura e complessità. La storica cantina del Collio, acquisita dal 2021 dalla famiglia toscana Antinori, difende il suo presente e guarda da qui a trent’anni, continuando a investire anzitutto per fronteggiare il cambiamento climatico.

«Non abbiamo mai visto uve così belle», racconta Luca Belluzzo, responsabile della produzione, nella tenuta di Ruttars, a Dolegna del Collio. «I risultati migliori arrivano dalla Ribolla gialla, dal Friulano, dalla Malvasia e dai rossi».

Nonostante il caldo e le precipitazioni violente: «È stata la vendemmia più precoce di sempre. Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti e la grandine fa sempre più danni. Stiamo valutando reti per proteggere le produzioni di pregio».

La strategia passa da due fronti: rinnovare i vigneti e potenziare la cantina di Farra d’Isonzo. Su quest’ultima sono concentrati investimenti per oltre sette milioni: una nuova linea di imbottigliamento; un nuovo magazzino logistico; un impianto fotovoltaico da 200 kilowatt; un sistema per recuperare l’acqua piovana; nuove attrezzature di pigiatura, per lavorare più uva in meno tempo.

«Sempre per via del clima, ora varietà diverse maturano insieme. Dobbiamo raccogliere e lavorare l’uva molto più in fretta», spiega Belluzzo. L’imbottigliamento permette di limitare l’assorbimento di ossigeno e ridurre così i solfiti.

Nei 180 ettari vitati è in corso una inesorabile trasformazione.

Ogni anno vengono estirpati e reimpiantati fra otto e dodici ettari, diradando gli impianti dalle circa settemila viti per ettaro a quattromila-cinquemila.

«L’alta densità non è più sostenibile. Non ci basta produrre qualità oggi: dobbiamo farlo anche fra trent’anni», insiste Belluzzo.

A sostenere il piano è un’azienda con 74 dipendenti, solidissima dal punto di vista finanziario, ma alle prese con una frenata commerciale.

Il bilancio 2025 si è chiuso con 16,8 milioni di ricavi, in diminuzione del 7,4%.

E anche qui c’è di mezzo il clima: le due selezioni top della cantina non sono state commercializzate nel 2025 per i danni subiti dall’uva a causa di grandinate.

«Una forma di rispetto assoluto per il consumatore finale», dice Belluzzo. L’Ebitda, si è attestato attorno a 8,5 milioni (-12,9%): il risultato più alto in Italia dopo quello della Tenuta San Guido. L’azienda produce guadagni importanti: l’utile netto a 6,4 milioni, gli investimenti sono coperti dalla liquidità e i soci hanno deliberato 6 milioni di dividendi.

L’estero vale il 37% dei ricavi, su circa 60 paesi. Le maggiori difficoltà si registrano qui: «La Russia è venuta meno. Negli Usa non registriamo un calo dei volumi, ma del valore: non possiamo trasferire sul consumatore tutto il peso dei dazi», osserva Belluzzo. Alla congiuntura, si somma il cambio dei consumi: «Si dice che i giovani non bevano più, ma i giovani il vino non l’hanno mai bevuto. È un momento non semplice del mercato del vino. Si tratta di un bene non essenziale e le tensioni internazionali impoveriscono i consumatori. Poi ci sono i controlli alla guida e, soprattutto, i ricarichi della ristorazione: una bottiglia può arrivare a quattro volte il suo prezzo».

Il cuore dell’identità aziendale rimane il Vintage Tunina, l’uvaggio ideato da Silvio Jermann che ha compiuto cinquant’anni nel 2025, prodotto su 16 ettari con Sauvignon, Chardonnay, Malvasia, Ribolla gialla e uve locali. Accanto ci sono le altre etichette di punta, W… Dreams e Capo Martino. La produzione media è di un milione e mezzo di bottiglie all’anno.

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